i dati del mercato

Smartphone ancora in calo, ma l'impatto del Covid-19 è (quasi) superato

Secondo Gartner nel terzo trimestre sono continuate a scendere le vendite di smartphone (-5,7%) ma gli analisti sono ottimisti per le vacanze natalizie

di Gianni Rusconi

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(Tiko - stock.adobe.com)

Secondo Gartner nel terzo trimestre sono continuate a scendere le vendite di smartphone (-5,7%) ma gli analisti sono ottimisti per le vacanze natalizie


3' di lettura

Vendite scese su scala globale a quota 366 milioni, con una flessione del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: questa l'estrema sintesi, estratta dai dati elaborati da Gartner, del mercato degli smartphone nel terzo trimestre del 2020. Un mercato che forse, come suggeriscono gli analisti, ha quasi totalmente smaltito gli impatti sui consumi legati alla pandemia, considerando che il calo registrato da luglio a settembre è decisamente lontano dal crollo (nell'ordine del 20%) dei primi due trimestri. La buona notizia per i produttori arriva anche dalla stagionalità: ci avviciniamo alle vacanze natalizie, il Black Friday impazza già da qualche giorno e tutto lascia pensare che gli acquisiti negli ultimi tre mesi dell'anno possano essere in linea con quelli del recente passato, anche in relazione alla disponibilità di diversi nuovi modelli a scaffale. C'è infine un ultimo dato da non trascurare, ed è quello relativo alle vendite complessive di telefonini, scese dell'8,7% a 401 milioni di unità, confermando come al momento l'incidenza a volumi dei cosiddetti “future phone” (i terminali con funzioni basiche) sia molto marginale e la vera lotta si giochi sugli smartphone di fascia media.

Apple giù dal podio, Huawei perde il 20%

Guardando la classifica dei vendor, balzano all'occhio immediatamente due numeri, che attestano l'inesorabile passo indietro di Huawei e l'exploit di Xiaomi in termini di unità spedite. Per il colosso di Shenzen, che si conferma comunque il secondo produttore di smartphone al mondo alle spalle di Samsung, il raffronto con il 2019 è infatti negativo nell'ordine del 21% nonostante i circa 52 milioni di apparecchi consegnati. L'effetto lungo del “ban” imposto dall'amministrazione Trump, insomma, ha segnato ancora i risultati dell'azienda cinese, che oggi si deve accontentare di una quota di mercato del 14% rispetto 17% del fine settembre di un anno fa. E la recente ufficialità della cessione di Honor non è altro che uno scontato epilogo dell'ultimo travagliato anno della compagnia. Samsung, invece, mantiene di fatto un andamento senza particolari scossoni (80,8 milioni di pezzi venduti con una crescita del 2,2%) e veleggia in testa al ranking con una share del 22%, superiore di due punti rispetto a un anno fa ma, anche in questo caso, molto lontano dai numeri del periodo d'oro del gigante coreano. Il vero boom (in positivo) porta invece la firma di Xiaomi: il marchio cinese segna un incremento del 34,9% e come previsto supera Apple per balzare al terzo posto della classifica mondiale, con una fetta di mercato del 12%. La casa della Mela, da parte propria, patisce solo un piccolo calo (0,6%, per oltre 40 milioni di unità) e ripone parecchie aspettative sui risultati degli iPhone 12, sbarcati sul mercato un mese in ritardo (seconda metà di ottobre) rispetto al canonico d-day dei predecessori. Al quinto posto della graduatoria troviamo infine Oppo (con circa l'8,2% di share), mentre non passa inosservato il dato relativo alla quota di mercato degli “others”, in discesa dal 35,9% al 32,5%, segno che la frammentazione dell'offerta di smartphone targati Android è ancora importante ma in regressione, perché le scelte di acquisto dei consumatori stanno lentamente convergendo intorno a un gruppo più piccolo di brand.Il

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Coronavirus è stato un problema, ma non è il solo

Il rallentamento della crescita, fanno giustamente notare gli esperti di Gartner, era iniziato anche prima dello scoppio della pandemia, causa l'ormai raggiunto livello di saturazione di molti mercati. Un secondo fattore di “crisi” pre-Covid-19 è invece ricollegabile a un fattore tecnico, e cioè le funzionalità solo incrementali che hanno caratterizzato la penultima ondata di rilasci dei modelli di fascia alta e che hanno indotto solo una minoranza di consumatori a sostituire il vecchio apparecchio con uno nuovo. Anche l'avvento del 5G ha avuto un impatto più tiepido del previsto, forse per effetto dei lockdown: pur essendo diversi gli smartphone compatibili con le reti di quinta generazione già in commercio, il rollout dei servizi è ancora frammentario e non c'è ancora un particolare entusiasmo da parte dell'utenza per i vantaggi che la nuova tecnologia (velocità di download in testa) porta in dote. In linea generale, Gartner parla a ragion veduta di primi tangibili segnali di ripresa, più evidenti in alcuni mercati maturi dell'Asia/Pacifico e dell'America Latina e su buoni livelli anche in Cina, dove la produzione di smartphone nel terzo trimestre è tornata a marciare spedita. Nel dettaglio, le vendite di smartphone agli utenti finali in India, Indonesia e Brasile sono aumentate rispettivamente del 9,3%, 8,5% e 3,3%, ed è la prima volta che succede nel corso del 2020. Se di inversione di tendenza si può dunque parlare, non va dimenticato che i numeri del terzo trimestre si specchiano in un semestre particolarmente negativo e devono ancora passare al vaglio della nuova ondata di contagi che sta interessando tutto il globo, Europa in primis. Con tutte le conseguenze del caso sulle dinamiche di spesa e sullo stato di salute dell'economia.

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