Le alternative al contante

Smartphone, app e braccialetti: il pagamento ora si indossa

Il boom dell’e-commerce ha spinto prodotti e servizi alternativi al contante. In futuro c’è chi sostiene che non servirà un device

di Biagio Simonetta

Young Finance: come stanno cambiando i pagamenti digitali

3' di lettura

In principio erano le carte di credito. Poi sono arrivati i primi smartphone, e ora l'innovazione dilaga, fra smartwatch e braccialetti sempre più evoluti. I pagamenti elettronici sono sempre più indossabili e smart. E delineano un futuro già scritto.

Ma partiamo dai dati. Il settore degli innovative payments continua a crescere velocemente, come conferma l'ultimo report degli Osservatori del Politecnico di Milano. Certo, la pandemia ne ha accelerato l'utilizzo, perché è cresciuto l'e-commerce e perché abbiamo provato a tenere lontano il contagio utilizzando modalità di pagamento contactless. Così come è servito l'esperimento – durato solo pochi mesi - del cash-back di Stato. Eppure, che il solco fosse già tracciato, lo sapevamo da tempo. Nonostante il legame viscerale che gli italiani continuano ad avere col denaro contante, il futuro dei pagamenti è palesemente legato alla tecnologia. E va ormai al di là delle carte di credito, che rimangono il numerino magico per legare i servizi tecnologici al nostro conto in banca. Ma che vanno via via smaterializzandosi per l'arrivo di innovazioni digitali come i pagamenti via smartphone.

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Lo smartphone è un device sempre più totale, nelle nostre vite. E nel giro di qualche anno – come confermano nuove norme già adottate negli Stati Uniti – ci consentirà di lasciare a casa il caro vecchio portafogli fisico, dato che nelle app Wallet entrano carte di pagamento ma presto anche documenti come patente e carta di identità.

Oggi i servizi di pagamento digitale più conosciuti e utilizzati sono Apple Pay e Google Pay, di proprietà delle omonime aziende. Poi esistono decine di alternative, alcune di grande interesse. Come l'italianissima Satispay, che continua a riscuotere grande successo per le basse commissioni richieste e per la facilità di utilizzo.

Ma qual è il futuro dei pagamenti digitali? Per addentrarci meglio in questo segmento in grande fibrillazione, abbiamo chiesto aiuto a Valeria Portale, direttrice (insieme ad Ivano Asaro) dell'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Secondo Portale, non v'è dubbio che il futuro sia nella biometria: «Uno dei filoni dell'innovazione sicuramente riguarda la scansione dell'irde, oppure del reticolo venoso della mano, o ancora il riconoscimento facciale (come il Face ID di Apple, ndr). Ma è uno step al quale non siamo ancora vicinissimi. Servirà ancora un po' di tempo».

Secondo la ricercatrice milanese, però, il futuro dei pagamenti digitali abbraccia anche altri settori, come quello dell'automotive. «L'altro grande filone è quello legato all'integrazione dei sistemi di pagamento negli oggetti intelligenti. L'automobile, ad esempio, è sempre più evoluta, sempre più legata all'innovazione tecnologica. E sono già moltissime le case automobilistiche che stanno investendo o hanno investito in startup che si occupano di pagamenti elettronici». E il motivo è presto detto: «Non è utopia pensare che in futuro si possa pagare il rifornimento di carburante direttamente con un comando sul volante».

Oltre all'auto che diventa strumento di pagamento, Portale vede un legame anche con molti oggetti dell'Internet of Things e con gli speaker intelligenti, grazie ai quali sarà possibile «ordinare qualcosa senza dover annunciare i dati della mia carta, ma con un semplice comando vocale». Per non parlare di tutte le innovazioni rese possibili dall'entrate in vigore dalla nuova direttiva europea sui pagamenti digitali (la Psd2). «Ci sono innovazioni interessanti, come il “buy now pay later”, che sta praticamente rendendo disponibile a tutti una forma creditizia molto smart. È un trend in grande crescita, non ha costi aggiuntivi per il consumatore, ma solo per esercente».

A smorzare un po' gli entusiasmi c'è il capitolo della sicurezza: «Rimane un tema centralissimo. – dice Portale – Perché i rischi sono importanti. C'è da dire che cone le ultime normative si è fatto un passo in avanti. Penso all'introduzione, con la Psd2, della Strong customer authentication (Sca). Si tratta di mosse che vanno a calmierare il tema della sicurezza. Ma questo non significa che non esistano più vulnerabilità». Anche in questo caso, normative a parte, la tecnologia può dare una grossa mano. E in parte lo sta già facendo.


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