Rapporti24

Smartphone centro hi-tech della vita e del lavoro

di Mario Cianflone

4' di lettura

Una vita davanti al piccolo schermo. Ma non la tv. Il piccolo schermo, che, poi, tanto “mini” in realtà non è più, è ormai quello dello smartphone, il vero e indispensabile compagno di tutti i giorni perché tutto passa da lì: dalle sue app, dai suoi circuiti e dal display touch. Telefonare è solo una funzione, e forse la meno importante, perché lo smartphone nato come evoluzione del cellulare è diventato la madre di tutti i dispositivi. Ha assorbito le capacità di una molteplicità di oggetti, dalla fotocamera al player di audio e video, dal navigatore gps al collettore di messaggi, da chiave di accesso ai social network a strumento di pagamento. Basti pensare, come confronto, che in Italia si vendono circa 3 milioni di tv in un anno. I telefonini sfiorano la soglia di 20 milioni di unità: per oltre il 90% sono smartphone ormai suddivisi tra Android (88%) e iPhone (10%). Forse lo stesso nome smartphone è riduttivo: la definizione che meglio lo descrive è quella dei suoi predecessori, gli ormai dimenticati “computer palmari” o handheld device. E questo, Steve Jobs, 11 anni fa con il suo primo Apple iPhone, lo aveva capito con mirabile lungimiranza, cucinando ingredienti noti ma mai così ben miscelati.

Il suo ruolo centrale è tale da insidiare la carta di credito (anche se molte banche resistono all’avanzata di soluzioni come Apple Pay e Samsung Pay). Ha “mangiato” interi segmenti di mercato dell’elettronica di consumo. In pratica - a parte gli oggetti “da amatori”, come le macchine fotografiche reflex o mirrorless o alcuni player audio e qualche navigatore - ha polverizzato intere categorie. Per rendersene conto basta entrare in negozio di Mediaworld o Unieuro e vedere che l’offerta sul bruno è confinata ai tv (che resistono), ai pc (quasi tutti portatili), qualche tablet (in affanno) mentre il resto sembra monoprodotto “mobile” con accessori per smartphone come cover, cuffie e altoparlanti wireless che non a caso si stanno trasformando in smart speaker, al pari degli orologi che da segnatempo diventano smartwatch.

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Perché? Semplice: perché lo smartphone ora fa tante cose e soprattutto le fa bene. Prendiamo ad esempio la fotografia digitale. Chi si imbatte in vecchi scatti salvati sul pc si rende subito conto che le immagini prodotte dai primi iPad e cellulari erano di bassa qualità. Ora invece il panorama, da circa tre anni, è cambiato radicalmente. Gli smartphone fanno belle foto, anche al buio. Scatti usati anche in ambito professionale, grazie al fatto che hanno due, tre, e persino quattro obiettivi. Quanto alla musica, servizi online come Spotify permettono di averla a portata di polpastrello.

Lo smartphone ha un ruolo sempre più centrale anche in auto. Usare il cellulare mentre si guida è criminale oltre che stupido, ma con le vetture attuali dotate di sistemi di interfacce come Android Auto e Apple CarPlay si possono replicare alcune funzioni sul display di bordo. Navigazione compresa, impostando la destinazione prima di salire a bordo. Inutile girarci intorno: le mappe di Google sono forse le migliori quanto ad aggiornamento sul traffico e sono sicuramente le più pratiche, anche a piedi. Non a caso, molti preferiscono il navigatore di Google al poco pratico e mal aggiornato sistema di bordo.

E gli usi “non telefonici” non finiscono qui. Con un’app, il telefonino smart può essere trasformato in qualsiasi cosa: un personal trainer digitale che misura i parametri vitali, un telecomando per la domotica, un assistente per prenotare un ristorante, far arrivare la cena a casa, avere a disposizione un’auto in car sharing o con conducente. E quanto è più semplice il check-in di un volo con la carta d’imbarco digitale? Non è possibile fare un elenco esaustivo di quello che il nostro “amico digitale” può fare, oltre ad avere un ruolo centrale nella gestione dei social media e per comunicare tramite WhatsApp. Può trasformarsi in pc o in decoder se collegato a un monitor o alla tv e consentire - e qui è merito del display ad alta risoluzione di hardware dalle prestazioni esuberanti - di vedere un film o una serie tv anche in streaming, grazie ai nuovi piani tariffari sempre più generosi in termini di giga.

Dal punto di vista, invece, del design e delle prestazioni, gli smartphone di ultima generazione iniziano a fare fatica nel dire qualcosa di nuovo: look e materiali (di pregio) unificati, con display senza bordi, si fanno riconoscere solo da dietro per la disposizione delle fotocamere, mentre le prestazioni in genere sono molto alte e difficilmente migliorabili per i modelli medi e top di gamma. Ancora una volta, cartina al tornasole di questa scarsità di idee è l’ascesa del notch (la tacca sul display introdotta da Apple su iPhone X): vero stilema del 2018. Dunque, l’unico punto dove si può agire è il prezzo. Gli smartphone di alto e medio livello costano parecchio, quelli di fascia super bassa sarebbe meglio lasciarli sullo scaffale. Occorre ritornare, forse, a una saggia via di mezzo perché la soglia dei mille euro è stata superata tante volte. Troppe, persino per il centro digitale della nostra vita.

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