Una più del diavolo: l'archivio di Mephisto Waltz

MEPHISTO WALTZ

Smartphone, che schiavitù!


2' di lettura

Con copyright Giulio Tremonti («Le tre profezie», ora in libreria) viene rievocata la previsione del Faust di Goethe sul potere mefistofelico del denaro e del mondo digitale, accostata al razionale pessimismo di Leopardi, quanto alla crisi della nostra civiltà, destinata a divenire sempre più cosmopolita. Abitiamo un mondo in cui il dio denaro la fa franca, determinando le scelte del Teatro alla Scala piuttosto che quelle del mercato dell’arte contemporanea: il burattinaio è sempre lui, il marketing. Onnipresente.

Mentre “pari passu” assistiamo all’uso-abuso di quello che certamente potrebbe essere incoronato come l’ottava meraviglia del mondo, lo smartphone. Che ci ha resi operativi H 24. Cioè molto più dello sbandierato “996”, ossia il lavoro dalle 9 alle 21 per 6 giorni alla settimana, come si usa nell’Alibaba di Jack Ma. Pari a 72 ore settimanali, rispetto alle nostre 40 o alle sole 35 dei francesi (che a ben vedere, grazie non solo alla tecnologia di oggi, possono anche avere un senso). Ma lo smartphone schiavizza soprattutto i nostri figli, sempre più a rischio della sindrome di Hikikomori, quella dello star da soli, isolati in una stanza chiusa. Seppure sempre connessi con Facebook, Instagram, coi gruppi di Whatsapp o con Snapchat che si autoelimina in automatico. Andando persino di là dei dubbi di Montaigne o dell’orizzonte nero di Nietzsche, quando presagiva un mondo al crepuscolo.

Troppo brusco il passaggio dalle epistole scritte col pennino agli sms, ai tweet di Trump. Un plauso a Selvaggia Lucarelli, per il racconto sul «Fatto Quotidiano» dell’uso compulsivo del telefonino, da parte dei bambini. In linea con Papa Francesco, che lo stigmatizza «per i contatti, invece che per la comunicazione», definendolo una droga. Così siamo passati da Homer dei Simpson’s a Spock di Star Trek, dal mondo di «Alice nel paese delle meraviglie» a un immaginario virtuale che diventa realtà. Cyberbullismo oppure - ricordate Asimov? -  «Ragazze per il dio limaccioso».

Quanto mancano figure vibranti, come il Don Milani rivissuto nel «Vangelo secondo Lorenzo»: in trionfo al Franco Parenti di Milano, dopo un viaggio con 70 repliche.

Per aspera ad astra.

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