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Smartphone, la cinese Vivo sbarca in Italia. Obiettivo? La classe media

New entry” nel mercato europeo della telefonia mobile. Parla Seon Hwang, vicepresidente europeo di Vivo

di Gianni Rusconi

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New entry” nel mercato europeo della telefonia mobile. Parla Seon Hwang, vicepresidente europeo di Vivo


4' di lettura

L'edizione 2020 del Mobile World Congress, cancellata a causa del Coronavirus, avrebbe registrato un'importante “new entry” nel mercato europeo della telefonia mobile. Si tratta di Vivo, una delle tante stelle della galassia di aziende tech cinesi: il suo quartier generale è a Dongguan, nella provincia di Guandong, circa 140 chilometri a nord di Shenzen, casa di Huawei. La marcia per l'espansione fuori dai confini nazionali è iniziata nel 2013, con l'ingresso nel settore dei telefonini, e si è concretizzata circa quattro anni fa, toccando dapprima la Thailandia e via via tutto il Sud Est Asiatico. Poi è stata la volta di Pakistan e Russia e altri mercati minori. Oggi i Paesi in cui Vivo esporta i propri prodotti sono qualche decina.

Al grande pubblico il marchio è sconosciuto o quasi ma stiamo parlando di un'azienda che galleggia ai margini della top 5 mondiale in ambito smartphone (con circa 100 milioni di apparecchi venduti l'anno, di cui l'80% in Cina) e vanta una quota significativa per ciò che concerne gli apparecchi 5G (secondo le rilevazioni di Strategy Analytics relative al 2019, sono oltre due milioni i telefoni Vivo compatibili con le reti di quinta generazione spediti nel mondo, per una fetta di mercato dell'11%).

Seon Hwang, vicepresidente europeo di Vivo (VP Brand, PR and eCommerce Region Europe

Dalle fabbriche al canale di vendita di proprietà
Abbiamo incontrato a Milano, prima che deflagrasse il problema del Covid-19, Seon Hwang, vicepresidente europeo di Vivo (VP Brand, PR and eCommerce Region Europe la sua carica esatta), per ascoltare in anteprima le motivazioni alla base dello sbarco in Europa. In Vivo, assicura il giovane manager, che lavora in azienda da circa tre anni nel quartier generale di Dusseldorf della casa cinese (una sorta di piccola “comune” in cui lavorano talenti provenienti da una ventina di Paesi diversi), si fa e si controlla tutto, dalla progettazione alla gestione dell'intera supply chain, compreso il canale di vendita che serve tutta l'area Asia Pacific e le cinque unità produttive di proprietà dislocate in Far East, di cui tre in Cina. L'organico conta 43mila dipendenti e una consistente porzione di questi è occupata nell'area R&D, con la chicca del centro di ricerca e sviluppo di San Diego dedicato all'intelligenza artificiale.

La strategia per entrare in Europa
Il biglietto da visita con il quale la multinazionale di Dongguan si presenta nel Vecchio Continente (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia e Polonia i Paesi inizialmente interessati) e in Italia è fatto di numeri (circa 300 milioni di utenti attivi globalmente e una clientela che nel 70% dei casi è sotto i 36 anni) e di un catalogo prodotti che non si esaurisce ai telefoni ma comprende anche auricolari, smartwatch e occhiali per la realtà aumentata. L'azienda, come spiega Hwang al Sole24ore, proverà a conquistare un posto al sole nel solco di quanto sono già riusciti a fare Oppo, Xiaomi e naturalmente Huawei. Come? Puntando sull'open market (fra i partner commerciali italiani c'è la catena Mediaworld), gli operatori di telefonia e l'e-commerce, che da solo rappresenta circa il 10% delle vendite. “La nostra filosofia è quella di intercettare tutti i segmenti del mercato smartphone e non solo una nicchia”, assicura Hwang, ricordando come il portfolio prodotti abbracci quattro diverse serie che coprono la fascia entry e media (V,Y, X e S), la famiglia dei top di gamma Nex e la serie Iqoo destinato agli appassionati di gaming. Sullo sfondo c'è anche Apex, la linea di concept phone che si è arricchita pochi giorni fa del modello 2020 con avanzatissime capacità fotografiche.

Lo sbarco in Italia sarà al momento caratterizzato solo da due serie, la Y e la X, con il preciso obiettivo di intercettare la domanda di chi vuole spendere fra i 200 e i 400 euro portandosi a casa un prodotto con funzionalità sopra la media. “La nostra priorità – dice ancora Hwang – è quella di capire come risponde il mercato europeo, un mercato più piccolo di 10 volte di quello cinese”. Per rimpolpare la gamma di modelli in offerta c'è dunque tempo e il primo della lista dovrebbe essere un terminale con batteria da 5 mAh che arriverà nel secondo trimestre. E poi il 5G: la dotazione di smartphone con a bordo chipset compatibili con le nuove reti sarà mirata, Paese per Paese, in funzione delle richieste degli operatori e delle aspettative di domanda. In altre parole, non tutti i nuovi telefoni di Vivo saranno pronti per funzionare sulla banda ultralarga per una questione di opportunità, fermo restando il pieno supporto della tecnologia 4G.

Fedeli a Google, con licenza di personalizzare
“Se stiamo pensando di abbandonare Android? Assolutamente no. Google è un nostro partner e continueremo a lavorare a stretto contatto con loro”, ci conferma sicuro il manager commentando il progetto di creare un'alternativa cinese (a braccetto con Xiaomi, Huawei e Oppo, nell'ambito di quella che è stata definita Global Developer Service Alliance) al Play Store di Mountain View, o per meglio dire una piattaforma “ponte” che permetterebbe agli sviluppatori di caricare la loro applicazione una sola volta e quindi portarla simultaneamente sui negozi di app dei vari produttori. Precisato questo, Vivo non rinuncia certo alle necessarie personalizzazioni a livello software per essere appetibile innanzitutto ai consumatori cinesi, e quindi ecco spiegato il recente aggiornamento (alla versione 10) dell'interfaccia proprietaria Funtoch Os, sempre e comunque basata su Android.

L'obiettivo, insomma, è quello di affacciarsi in Europa e trovare gli spazi per iniziare a farsi conoscere. Per farlo Vivo ha messo in moto una poderosa macchina di promozione stringendo accordi di sponsorizzazione con enti sportivi come Fifa e Uefa per diventare il fornitore di smartphone ufficiale dei campionati mondiali di calcio 2018 e 2022 e degli Europei 2020. “L'Italia– conclude Hwang - è un mercato chiave, un obiettivo sicuramente importante, e vi investiremo sicuramente molto”. Rispettando sempre e comunque la filosofia che new entry” nel mercato europeo della telefonia mobileguida da sempre l'azienda: “do the right thing in the right way”.

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