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Smartphone sulle navi, Antitrust indaga sui rincari da roaming

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato tre procedimenti istruttori nei confronti di Telecom Italia, Wind Tre e Vodafone, su presunte pratiche commerciali scorrette per fornitura non richiesta del servizio di roaming marittimo

di Andrea Biondi

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(Maridav - stock.adobe.com)

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato tre procedimenti istruttori nei confronti di Telecom Italia, Wind Tre e Vodafone, su presunte pratiche commerciali scorrette per fornitura non richiesta del servizio di roaming marittimo


3' di lettura

È difficile non esserci capitati. E quando ci si imbatte è altrettanto arduo non aver avuto brutte sorprese. In mare si possono rischiare brutte sorprese nell’uso (o meglio dopo l’uso) di smartphone, tablet o di qualsiasi dispositivo connesso. E così l’Antitrust ha avviato un’istruttoria per mettere sotto la lente i comportamenti delle compagnie telefoniche. Nella fattispecie si tratta di Tim, Wind Tre e Vodafone che hanno subito ispezioni di funzionari dell’Antitrust con l'ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

«L’Autorità garante della concorrenza e del mercato – si legge nella nota dell’Antitrust – ha avviato tre procedimenti istruttori nei confronti di Telecom Italia S.p.A., Wind Tre S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A., concernenti presunte pratiche commerciali scorrette per fornitura non richiesta del servizio di roaming marittimo. L’ipotesi istruttoria riguarda l’addebito, sulla Sim dei clienti, dei costi per la fruizione di tale servizio di comunicazione mobile a bordo delle navi senza adeguata informativa e senza la richiesta da parte dei clienti di tale fornitura, sia in fase di sottoscrizione del contratto che in fase di utilizzo del servizio sulla nave».

Ma cosa succede in mare? I clienti degli operatori telefonici, quando salgono sulla nave da traghetto, secondo Agcm potrebbero non sapere quel che succede: e cioè che possono usufruire dei servizi di comunicazione mobile anche in mare aperto e in assenza, quindi, della copertura della rete mobile terrestre. Infatti, i dispositivi cellulari (telefoni, tablet, pc) dei consumatori possono, tramite un collegamento satellitare reso possibile da stazioni base installate a bordo delle navi, continuare a funzionare anche quando la nave si allontana dalla costa, sganciandosi così dalla rete mobile terrestre.La fruizione del servizio di roaming marittimo si interrompe quando la nave si riavvicina alla costa nel momento in cui il dispositivo mobile si aggancia alla rete terrestre.

I collegamenti satellitari sono però più costosi ein genere le tariffe lontano dalla costa sono gestite da società diverse dalle telco italiane che poi, però si rifanno proprio sulle compagnie. La modalità era in uso anche prima dell’addio ai costi extra per l’uso del telefono all’estero.

Per Antitrust però è qui che scatta il problema, sulla mancata informazione con l’ipotesi di violazione che «consiste, pertanto, in una pratica aggressiva per fornitura non richiesta di servizi a pagamento». L’Autorità ritiene infatti che operatori telefonici non informerebbero adeguatamente e preventivamente i consumatori dell’esistenza di tale roaming in mare aperto, addebitando costi piuttosto elevati. I costi sarebbero compresi tra 2 e 4 euro al minuto per chiamare e tra 1.5 a 2 euro al minuto per ricevere; tra 0,60 e 1 euro per l'invio di Ssm e fino a 25 euro a MegaByte per navigare in internet.

La mancanza di informazioni, secondo l’ipotesi alla base dell’istruttoria Antitrust, si realizzerebbe così sia in fase di sottoscrizione del contratto sia in sede di singolo utilizzo, con i consumatori a conoscenza dell’esistenza di servizi dell’esistenza di servizi di comunicazione mobile in mare aperto soltanto a servizio già attivato o, addirittura, solo al momento della relativa fatturazione.

L’unica possibilità per i consumatori di non fruire del roaming marittimo e pagarne i costi elevati è – qualora ne fossero consapevoli - spegnere il cellulare o inserire la modalità aerea.

L’Antitrust guidata dal presidente Roberto Rustichelli ha anche ipotizzato «una condotta di omissione informativa da parte di alcune compagnie marittime (Grimaldi Group Spa, Grandi Navi Veloci Spa, Compagnia italiana di navigazione Spa), che avrebbero omesso di fornire ai propri passeggeri, clienti degli operatori telefonici suddetti, un'adeguata informativa sull'esistenza del roamingmarittimo a bordo delle proprie navi».

I funzionari dell'Autorità, rende noto l’Agcm, « hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società telefoniche interessate, con l'ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza».

L’eventuale sanzione sarebeb nell’ordine dei 5 milioni per ciascuna delle compagnie telefoniche interessate dall’istruttioria dell’Antitrust.

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