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Smontaggio di navi e aerei: sfida a tre tra Taranto, La Spezia e Turchia

di Domenico Palmiotti


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

Ci sono imprese che lavorano nel decomissioning aero-navale che cercano nuovi spazi per potenziare le loro attività e c’è un’area, Taranto, che si candida ad offrirli forte di un’esperienza nelle manutenzioni navali e della presenza sia di un’importante base della Marina che dell’Arsenale militare. Confindustria Taranto fa da collante e sottopone all’attenzione della Regione Puglia (per i finanziamenti e il supporto istituzionale) e dell’Università di Bari e del Politecnico di Bari (per la parte relativa alla formazione e alla ricerca) un progetto di possibili investimenti.

Le premesse sono favorevoli. Avviando a demolizione aerei e navi, la maggioranza dei componenti e dei materiali può essere recuperata e ricondizionata. Negli aerei, in particolare, si può recuperare sino al 95% dei componenti mentre nelle navi si riutilizzano i materiali. L’Italia è già al lavoro: a La Spezia, in un cantiere allestito nell’Arsenale della Marina, si demoliranno due vecchie fregate, Alpino e Carabiniere, che per le loro condizioni non sono trasportabili. Per altre due navi, anch’esse avviate alla rottamazione, è invece in corso la gara che si chiuderà a luglio. Cinque cantieri della Turchia sembrano in pole position per l’aggiudicazione della commessa. La Marina, con le iniziali 35mila tonnellate da radiare dal naviglio militare che diverranno 100mila nel 2020, è tra i committenti principali del decommissioning che ovviamente guarda anche alle navi mercantili. E considerato che in prospettiva la dismissione interesserà anche unità militari assegnate alla base di Taranto, ecco spiegato perchè ci si vuole inserire in questo filone. È fattibile? Messi attorno ad un tavolo da Confindustria Taranto, alcuni imprenditori del settore che operano tra centro e nord Italia hanno detto: noi cerchiamo casa. E a Taranto di «case» potrebbe offrirne due: per i velivoli, un hangar da 5mila metri quadri nell’area dell’aeroporto di Grottaglie che fu costruito per Atitech, società del gruppo Alitalia; per le navi, invece, le infrastrutture dell’Arsenale della Marina come si sta già facendo a La Spezia. Ma sull’uso dell’Arsenale di Taranto, il comandante di Marina Sud, Eduardo Serra, per il momento si mostra cauto: «Anzitutto, va verificata l’idoneità tecnica e normativa delle infrastrutture dell’Arsenale di Taranto per il decomissioning. Nel caso in cui il riscontro fosse favorevole, dobbiamo poi tener presenti altri due aspetti: conciliare quest’attività sia con le esigenze operative della Marina - che a Taranto effettua la manutenzione delle sue navi, tant’è che si sta ammodernando l’Arsenale -, sia con le attività di bonifica ambientale del Mar Piccolo di prossimo avvio».

«La soluzione dell’Arsenale non è fattibile? Cerchiamo allora un’altra area», indica Giancarlo Anselmino, direttore generale Agenzia industrie Difesa. Che potrebbe essere quella degli ex Cantieri Navali, già Fincantieri, sul Mar Piccolo. «Il nostro è un processo blindato - assicura Anselmino a proposito di eventuali rischi ambientali - e la prima cosa che facciamo una volta presa in consegna la nave, è quella di bonificarla impegnando le aziende migliori».
«Il decommissioning è strettamente collegato al recycling e costituisce un forte stimolo per lo sviluppo della ricerca scientifica finalizzata allo sviluppo di metodologie e tecnologie per il recupero e riutilizzo dei materiali non metallici» afferma Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto. «Oltre a poter contare sulla presenza di Arsenale, porto ed aeroporto, Taranto ha un valore aggiunto - rileva Cesareo -. Ed è la presenza di imprese specializzate che operano nella filiera della metalmeccanica, delle bonifiche e dei settori connessi, già organizzate nella società consortile di Confindustria Smart Area Taranto.

Quest’ultima, nata anche come braccio operativo dei soggetti incaricati di attuare gli interventi di bonifica ed ambientalizzazione del territorio, ora potrebbe, come logica conseguenza della sua mission, intervenire sia sui processi di decommissioning aero-navale, sia sulle attività di supporto al parting out aeronautico e, ancora, sul recycling dei materiali non metallici recuperati». «Il progetto che ci viene prospettato è interessante - commenta l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Loredana Capone -. Anche perchè, nel caso specifico dell’aerospazio, chiuderemmo una filiera visto che in Puglia, tra Foggia, Grottaglie e Brindisi, si costruiscono già una serie di componenti. Le risorse? Il decomissioning può essere finanziato con gli avvisi pubblici Innonetwork e Innolab ora che riapriremo i bandi».

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