Il nuovo piano al 2025

Snam: entro il 2030 la prima rete a idrogeno in Italia. Possibile Ipo De Nora nel 2022

Il gruppo pronto a investire oltre 8 miliardi nei prossimi cinque anni per diventare leader globale nelle infrastrutture energetiche green

di Celestina Dominelli

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4' di lettura

Oltre 8 miliardi di euro di investimenti da qui al 2025 per accelerare negli stoccaggi e negli investimenti nei progetti green. Ma con lo sguardo puntato su un orizzonte ancora più lungo, quello del 2030, a fronte del quale Snam punta a conquistare la leadership globale nelle infrastrutture per i gas verdi grazie a 23 miliardi di euro di opportunità di investimento su tre binari clou: reti energetiche sempre più destinate ad accogliere gas rinnovabili e idrogeno, stoccaggio di energia e progetti per la transizione energetica. Sono questi gli assi principali del piano strategico 2021-2025 di Snam presentato lunedì 29 novembre dal ceo Marco Alverà alla comunità finanziaria.

Il piano al 2025 su tre assi

Il business plan al 2025 vede invece investimenti totali di 8,1 miliardi (+700 milioni dal precedente piano) che saranno distribuiti lungo tre assi. Il grosso dello sforzo (anche se un po’ meno di quanto previsto dalla “vecchia” strategia), pari a 5,5 miliardi andrà, da un lato all’ammodernamento delle reti (1300 chilometri di pipeline), anche in un’ottica H2 ready. Ma saranno messi in campo anche interventi finalizzati, tra l’altro, alla conversione delle centrali di compressione in dual fuel (gas-elettrico), nonché alla realizzazione della pipeline virtuale per la Sardegna (dove, ha chiarito Alverà in conferenza stampa, «l’obiettivo è portare il gas in modo strutturale»).

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Lo sforzo sugli stoccaggi

C’è poi il capitolo degli stoccaggi: 1,2 miliardi di euro in pista (300 milioni in più del precedente piano) che consentiranno al sistema di acquisire la flessibilità necessaria, vista l’alta volatilità dei mercati e di abilitarsi rispetto anche alla prospettiva di futuri immagazzinamenti di idrogeno. Tenendo conto, come ha ribadito anche il ceo davanti ai giornalisti, che il 99% dei gasdotti di Snam è in grado di trasportare oggi fino al 100% di idrogeno.

L’impegno nei business green

I restanti 1,3 miliardi saranno infine riservati ai business collegati alla transizione energetica. E anche su questo lo scatto rispetto al piano passato è ancora più significativo: 600 milioni in più da ripartire tra biometano (si punta a creare da qui al 2025 nuovi impianti per una capacità installata di circa 120 megawatt, anche sfruttando l’assist del Recovery Plan), efficienza energetica (qui l’asticella indica 200 milioni di investimenti al 2025) e, infine, idrogeno con l’impegno finanziario concentrato soprattutto su mobilità, settori industriali, ricerca e venture capital.

La crescita nell’arco di piano

Insomma, uno sforzo consistente che garantirà al gruppo un significativo sviluppo nell’arco di piano con una Rab, vale a dire la grandezza che misura il capitale investito netto ai fini regolatori, in crescita di oltre il 2,5% medio annuo nel 2021-2025 e oltre il 3,5% nel 2025-2030, un Ebitda che salirà del 4,5% medio annuo nel periodo 2022-2025 mentre l'utile netto salirà del 3 per cento.

La politica di dividendi

Quanto alla remunerazione dei soci il gruppo conferma la crescita del dividendo per azione del 5% al 2022 ed estende al 2025 il progresso minimo del 2,5% prevista nel periodo 2022-2024. Il dividendo 2022 (a valere sul bilancio 2021) è previsto a 0,262 euro per azione. Snam prevede inoltre che per l'esercizio 2021 possa essere distribuito nel 2022 un dividendo complessivo pari a 0,2620 euro per azione (di cui il 40% a titolo di acconto con pagamento a gennaio 2022 mentre il restante 60% a saldo con pagamento a giugno, da sottoporre all'assemblea degli azionisti che approverà il bilancio di esercizio 2021).

Le opportunità di investimento da qui al 2030

Fin qui, la strategia che il gruppo è pronto a mettere in campo. A fronte però, come detto, di 23 miliardi di euro di opportunità di investimento in tre aree di crescita (reti energetiche, stoccaggio di energia e progetti green) che saranno in grado di assicurare, sono le stime formulate dal gruppo, un incremento dell'Ebitda, sempre al 2030, con un Cagr tra il 6% e l'8 per cento.

Prima rete a idrogeno entro il 2030

E, proprio guardando al lungo termine, Snam è pronto a mettere in campo 3 miliardi per realizzare la prima “dorsale” in grado di trasportare idrogeno verso il Nord Europa. Sarà un percorso - destinato ad andare a traguardo entro il 2030e con investimenti avviati dal 2025 e concentrati soprattutto nel triennio 2026-2028 -, che farà leva sulla rimodulazione di reti esistenti e sulla realizzazione di nuove linee e che consentirà l’export verso il Nord del Vecchio Continenente, in particolare la Germania.

Obiettivo emissioni nette a zero entro 2040

Il gruppo è poi intenzionato anche ad accelerare la sua strategia di decarbonizzazione, come ha spiegato il numero uno Alverà: «Ridurremo le emissioni legate alle nostre attività raggiungendo l'obiettivo aziendale del net zero al 2040 ed estenderemo l'impegno di riduzione anche a società partecipate e fornitori con un nuovo target al 2030 sulle emissioni Scope 3. In questo percorso continueremo a garantire ritorni interessanti ai nostri azionisti e a dare centralità ai temi ESG nelle nostre scelte strategiche, in linea con il nostro purpose e a beneficio di tutti gli stakeholder».

Il progetto per lo sbarco a Piazza Affari di De Nora

Nel piano, poi, il gruppo indica anche le prossime tappe per la valorizzazione della partecipata De Nora, attiva negli elettrolizzatori - i dispositivi che separano l’idrogeno dall’ossigeno nell’acqua consentendo la produzione di idrogeno verde - di cui Snam possiede il 35,6% circa del capitale e pronta a sbarcare in Borsa nel corso del 2022. La società conta di chiudere il 2021 con oltre 600 milioni di euro di ricavi, in crescita del 20% circa rispetto al 2020 e sta sviluppando una promettente pipeline di iniziative idrogeno. Snam, inoltre, supporterà De Nora nella realizzazione di una “gigafactory” italiana di elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde, per la quale è stata presentata richiesta nell’ambito del programma Ipcei.

Il nodo del caro-bollette e la ricetta di Alverà

In conferenza stampa, Alverà è poi tornato sul tema del caro-bolletta e dei rischi per i consumatori italiani a fronte dei prezzi crescenti del gas. «Non confondiamo la transizione ecologica con il caro energia. In Italia - spiega - siamo messi meglio che nel Nord Europa, perché il Tap ha consentito oltre 1 miliardo di euro di risparmi sulle bollette». Nel Nord Europa - ha sottolineato - ci sono molti più problemi di stoccaggio»”. La causa, ha precisato ancora il ceo, «la volontà della Cina di sostituire il carbone nelle case con il gas». Poiché «l’inverno in Europa e in Cina coincidono - ha chiosato - le pochissime navi di Gnl tirano sui prezzi. Occorre dunque «una risposta europea per valorizzare gli stoccaggi che già abbiamo».

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