Hi-tech

Snapchat debutta in Borsa: vale 25 miliardi

di Marco Valsania

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2' di lettura

Snap ha risvegliato il mercato dormiente dei collocamenti azionari iniziali a Wall Street. Al traguardo di un roadshow che ha visto più entusiasmo che dubbi per lo sbarco di un “pezzo grosso” dell’hi-tech in Borsa, dopo che l’ultimo anno era stato invece il più debole dal 2009, il protagonista dei messaggi che svaniscono nel giro di poche ore ha decisamente lasciato traccia di sé: l’avvio odierno al Nyse degli scambi sul titolo dovrebbe prendere le mosse da una valutazione del gruppo di 25 miliardi di dollari, cioè superiore al massimo della forchetta inizialmente ipotizzata ferma a poco oltre i 22 miliardi.

Se i valori saranno confermato dal test odierno, l’Ipo di Snap, la casa madre della app Snapchat, diventerebbe di fatto e di diritto il più grande dal debutto nell’ottobre 2014 di Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce. Una riscossa attesa con trepidazione da molti fondi e investitori grandi e piccoli: pronti a seguirne le orme, già quest’anno, sarebbe buona parte delle 150 start up tecnologiche valutate oltre il miliardo di dollari.

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Snap più che aver convinto sul modello di business ha fatta leva sugli appetiti stimolati dalla lunga carestia. Basta considerare che due rari sbarchi azionari tech l’anno scorso, quelli di Nutanix e di Twilio, hanno visto le rispettive quotazioni impennarsi e oggi, seppur decurtate rispetto ai picchi, restare più che doppie rispetto al debutto.

Le perplessità sugli orizzonti di Snap restano, evidenziate dai dati offerti dall’azienda proprio in vista del collocamento: la frenata nella crescita degli utenti, il mistero della futura monetizzazione, la sempre più agguerrita concorrenza di app con simili premi per la privacy e infine una struttura societaria che lascia un insolito grado di controllo ai fondatori.

A rassicurare contribuiscono tuttavia almeno alcuni altri aspetti: una fetta consistente dei titoli - un quarto - è stata venduta a soci già impegnati in Snap, con una clausola di lockup, un divieto a cedere le azioni, di un intero anno. Una premura che dovrebbe evitare quantomeno troppe speculazioni sul nuovo titolo e miraggi di facili guadagni.

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