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Snapchat pronta all'Ipo: chiesta una valutazione da 25 miliardi

di Marco Valsania

(REUTERS)

2' di lettura

NEW YORK - Snap scopre le carte per il suo Ipo. La casa madre del servizio di messaggistica virtuale Snapchat, reso popolare dalla sparizione automatica di testi e immagini nel giro di 24 ore, è pronta a un debutto che potrebbe essere il più grande, oltre che il più atteso, da quello di Alibaba nel 2014 e, per i social network, di Twitter nel 2013. Snap è anche la prima di un nuovo selezionato gruppo di start up tecnologiche dalla valutazione multimiliardaria - a cominciare da Uber - a tentare la fortuna sul mercato: secondo quanto emerso, con il collocamento iniziale darebbe la caccia a un valore di fino a 25 miliardi di dollari. Vale a dire 13 milioni per dipendente, anche se lontana dai 23 miloni di Facebook.

Nella documentazione depositata ieri sera presso la Sec, il cosiddetto filing S1, Snap dichiara di avere 158 milioni di utenti quotidiani attivi al quarto trimestre del 2016, in aumento del 48% rispetto all'anno precedente. Le entrate si sono moltiplicate di circa sette volte a 404,5 milioni l'anno scorso rispetto ai 58,7 milioni del 2015. La società rimane tuttavia oggi in forte perdita a fronte di questa crescita: il passivo netto degli ultimi dodici mesi è stato superiore alle vendite, pari a 514,6 milioni, peggiorato dai 372,89 milioni del 2015.

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«Abbiamo subito una perdita operativa in passato, ci aspettiamo di incorrere in una perdita operativa nel futuro e potremmo non raggiungere mai o mantenere la redditività», recita il documento. Nel quarto trimestre i ricavi medi per utente sono stati di 1,05 dollari contro i 31 centesimi dello stesso periodo dell'anno precedente ma lontano dai 7 dollari di Facebook.

L'Ipo dovrebbe rastrellare 3 miliardi di dollari e lasciare il gruppo nelle mani dei fondatori. Il controllo dell'azienda - che si quoterà al Nyse con simbolo Snap - resterà infatti a Evan Spiegel e Bobby Murphy, rispettivamente amministratore delegato e direttore tecnologico di Snap: i due avranno la stessa quota ed emetteranno solo azioni senza diritto di voto, forse il primo collocamento del genere.

La documentazione era stata originalmente presentata alla Sec nel novembre scorso sotto le regole di confidenzialità del Jobs Act, una legge che agevola la quotazione di nuove società sotto il miliardo di dollari di fatturato. Tra i rischi citati, la crescente concorrenza nel segmento.

Lo sbarco in Borsa verrà gestito da una cordata di grandi banche, Morgan Stanley, Goldman Sachs, JP Morgan, Deutsche Bank, Barclays, Credit Suisse and Allen & Co.

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