il futuro ai piedi

Sneaker, il business corre tra lusso e start-up

di Chiara Beghelli


3' di lettura

Rashed Saif Belhasa ha 16 anni e vive a Dubai insieme al padre, imprenditore milionario. Se ha 1,5 milioni di follower su Instagram è anche grazie alla sua collezione di sneaker, che vale un milione di dollari e che conserva in una sorta di cantinetta con ante di cristallo, come se le scarpe fossero bottiglie di Château Lafite Rothschild. Un esempio degli eccessi che sono la quotidianità a Dubai, ma anche un sintomo dello stato del business globale delle sneaker, le scarpe protagoniste dell’industria del footwear globale, di oggi e del futuro.

Partiamo dai numeri: secondo un report di Grand View Research, se nel 2017 il giro d’affari globale delle calzature sportive era di 64,3 miliardi di dollari, crescerà a 95,1 entro il 2025, a un tasso medio annuo del 5,1%. In Italia, stando ai dati del preconsuntivo 2018 di Confindustria Moda diffusi all’ultima edizione di Micam, in un contesto di «cronica stagnazione» dei consumi delle famiglie, quello delle sneaker è stato l’unico segmento a registrare un aumento, sia per quantità (+3,6%) sia per spesa (+2,1%), pari a 2 miliardi. Per seguire quest’onda in costante crescita, al Micam appena concluso è stata presentata l’anteprima di “Plug-Mi. The sneaker culture experience”, un evento di tre giorni dedicato alle sneaker che si terrà durante l’edizione di settembre e che racconterà la cultura di questi modelli fra scarpe, musica e arte.

Settanta sneaker per la primavera

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Lo “sneakerhead”, l’appassionato di sneaker, sta per diventare anche una professione grazie a Lyst: il primo motore di ricerca sulla moda al mondo sta infatti per lanciare la sua “Sneaker Intelligence Unit”, un gruppo di conoscitori, selezionati tramite colloquio virtuale, che avrà il compito di analizzare i dati sulle ricerche relative alle sneaker e ricavarne tendenze. Una scelta strategica rafforzata anche dall’esito delle oltre 100 milioni di ricerche fatte in 120 Paesi prese in esame nel 2018: Lyst, infatti, ha registrato come la tipologia di “ugly sneaker” sia stata la più cercata dell’anno e delle 10 scarpe più desiderate, cinque sono state sneaker. Si tratta delle Balenciaga Triple S, capostipiti del trend “ugly”, le Fila Disruptor, le Nike M2K Tekno e Air Vapormax, seguite dalle sneaker Veja V10. In Italia, l’anno scorso fra i modelli più cercati ci sono stati anche modelli di Gucci, Alexander McQueen, Comme des Garçons x Converse All Star e Valentino.

Tutti nomi del lusso, questi, che confermano come queste scarpe siano un nuovo Eldorado anche per l’alto di gamma. Aquazurra, Roger Vivier, Jimmy Choo sono solo alcuni dei marchi che di recente si sono uniti ad altre aziende anche di più lunga tradizione calzaturiera come Berluti, Santoni, a.testoni e Tod’s (si veda l’articolo a fianco) nella proposta di sneaker, un segmento-laboratorio ricco di potenzialità: è ideale, per esempio, per approcciare i cruciali Millennials, in cerca di prodotti entry price e adatti a uno stile di vita versatile. Inoltre, sono piattaforme per applicare personalizzazioni e sperimentare materiali sostenibili, per clienti che apprezzano entrambi sempre di più.

Proprio grazie alle sneaker sostenibili, peraltro, piccole start-up si stanno trasformando in aziende miliardarie: è il caso di Allbirds, fondata nella Silicon Valley nel 2016 dall’ex calciatore Tim Brown, che voleva scarpe comode e minimal, anche in reazione alla progressiva “fashionizzazione” del genere. Il successo dei suoi modelli in lana merinos e fibra di eucalipto, con suola ricavata dalla canna da zucchero, dal prezzo massimo di 120 dollari e amate dai tech-ceo della zona, ha attratto investimenti per 370 milioni di dollari negli ultimi dodici mesi, che lo scorso ottobre ha fatto schizzare a 1,4 miliardi la valutazione dell’azienda. E, sempre secondo Lyst, il marchio pù cercato su Instagram nel 2018 è stato Veja (+113% rispetto al 2017), che dalla Francia ha l’obiettivo di realizzare le sneaker più ecologiche ed etiche del pianeta.

Cifre con vari zeri girano anche nel mondo che si è sviluppato parallelamente a quello dei nuovi modelli, cioè le piattaforme di reselling: Goat, per esempio (che ha 12 milioni di utenti nel mondo e dove si arriva a chiedere 20mila dollari per un paio di Pharrell x Chanel x Nmd Human Race Trail) il 7 febbraio ha ricevuto un investimento di 100 milioni di dollari da Foot Locker, che l’ha valutata circa 550 milioni. Sempre questo mese è approdata in Italia StockX, una “borsa azionaria” delle sneaker (ma non solo), che a tre anni dal suo lancio da Detroit ha 8 milioni di utenti unici al mese e vendite giornaliere per circa 2 milioni di dollari. A Dubai il giovane e smart Rashed non abbia timore di rinnovare la sua “cantinetta”: il valore del suo contenuto potrebbe aumentare.

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