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Snowfall del Nytimes compie 10 anni, fu l’esordio del visual journalism

Vinse un Pulitzer e accese i riflettori sulle opportunità di racconto immersivo offerte dal digitale. Uno speciale di Dalk-Data Talk fa un bilancio di quale è la sua eredità oggi

di Luca Salvioli

La cover di Snowfall, il longform del Nytimes pubblicato dieci anni fa

2' di lettura

Dieci anni fa il New York Times pubblicò Snowfall. Se siete appassionati di giornalismo digitale lo avete visto: è considerato il primo longform multimediale. Certamente quello di maggiore impatto.

Il lungo reportage è firmato da John Branch, ma in fondo all’articolo ci sono i nomi di chi si è occupato della multimedialità: 16 persone.

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Snowfall parla della valanga Tunnel Creek e racconta tutto quello che successe prima, durante e dopo quel giorno a un gruppo di sciatori. La differenza, a suo tempo, la fece il formato offerto ai lettori: una copertina animata in loop, con il vento che spazza la neve sul ghiaccio. Le immagini aeree della catena montuosa colpita dalla valanga. Le interviste video ai protagonisti che iniziano non appena si scrolla la pagina.

Si parlò per mesi di quel primo esempio di visual journalism. Sarebbe stato quello il futuro del giornalismo? Era sostenibile o poteva permetterselo solo il New York Times?

Nel 2013 arrivò il Pulitzer. E in questi anni molto è cambiato in molte redazioni di tutto il mondo nell’approccio e nell’organizzazione alla base dei progetti visual. Con l’introduzione di nuove competenze sui dati, lo sviluppo, il design, la grafica e l’arrivo di strumenti via via più accessibili.

Il digital studio Dalk - Data Talk, guidato da Tommaso Guadagni, ha deciso di celebrare questa ricorrenza con una riflessione su cosa sia oggi il visual journalism basata su una serie di interviste a professionisti del settore che lavorano in testate internazionali, come Bloomberg, CNN Digital, DER SPIEGEL, South China Morning Post SCMP, ProPublica, @epsiloon Magazine, Star Tribune.

Si parte dalla definizione che ne dà Sarah-Grace Mankarious, Supervising Editor of Special Projects alla Cnn: «Il visual journalism consiste nel pubblicare notizie online sfruttando tutte le tecniche che il digitale può offrire, come l'interattività, la partecipazione del pubblico, e le narrazioni multilineari, tra le altre cose, pur mantenendo gli standard giornalistici del reportage, dell'approfondimento e del fact-checking. In sostanza, per raccontare una storia il visual journalism alle sole parole aggiunge la grafica».

È l’esperienza che facciamo con Lab24 sul sito del Sole 24, espressione di un insieme di professionalità: giornalisti, designer, grafici e sviluppatori.

Da Snowfall a oggi i progetti si sono moltiplicati. Le grandi avanguardie restano le principali testate internazionali. Come dicono anche alcuni degli intervistati, i prodotti visual sono in genere apprezzati dal pubblico più giovane e portano risultati come pagine viste e tempo speso nell’articolo.

Ancora oggi sono una opzione onerosa per le realtà più piccole, anche se la sempre maggiore disponibilità di tool che non richiedono competenze di sviluppo abbassano questa barriera di ingresso.

Quello che in dieci anni è cambiato, e molto, è la quantità di persone che si informano su smartphone. Oggi la stragrande maggioranza, al contrario del 2012. Questo rende i lavori fatti di dati, grafica e immagini necessariamente pensati per la fruizione smartphone. Con una maggiore enfasi su chiarezza e semplicità d’uso rispetto all’effetto scenico.

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