“IL MONDO CHE VERRà” / 3

So che l’amore trionferà anche stavolta: è avvezzo alla tragedia

Ancora una volta il modello Lancillotto e Ginevra (l'amore idilliaco) avrà avuto la peggio sul modello Tristano e Isotta (l'amore tragico), ma d'altronde nessuno potrà obiettare che dall'amor cortese del vivere insieme all'amor calzino dell'essere costretti a vivere insieme il passo è breve e non esaltante

di Luca Ricci

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Distanti, ma vicini, 2019. «Si parla di cambiamento, si dice che qualcosa cambierà! Penso che le persone e la vita quotidiana si possano paragonare a un flusso d'acqua: le possiamo contenere e arginare fino a un certo punto, poi riprenderanno il loro percorso originale», spiega Antonio Fabio Bonanno, autore della foto

Ancora una volta il modello Lancillotto e Ginevra (l'amore idilliaco) avrà avuto la peggio sul modello Tristano e Isotta (l'amore tragico), ma d'altronde nessuno potrà obiettare che dall'amor cortese del vivere insieme all'amor calzino dell'essere costretti a vivere insieme il passo è breve e non esaltante


3' di lettura

Io penso che l'amore viva di paradossi. C'è dove non dovrebbe esserci e non c'è dove dovrebbe esserci. La quarantena mette in moto una dinamica del desiderio per cui si ama o potremmo amare potenzialmente tutti, a parte quelli con cui stiamo trascorrendo l'isolamento. Il virus dell'amore è la consuetudine, la sua Amuchina è il quotidiano. A meno che non si trascorra la quarantena nella fase estatico simbiotica dell'innamoramento (se siamo innamorati la segregazione con l'amato diventa quasi una benedizione, e ridurre qualsiasi altro rapporto a una faccina bidimensionale su Skype una liberazione), quelli che ne usciranno davvero a pezzi saranno i coniugi, i conviventi, quelli che stavano insieme già da un pezzo. L'amore non ama le restrizioni e per aggirarle usa il desiderio sessuale, che è fantasia primigenia, istinto immaginativo puro.

Funziona in modo abbastanza elementare, è un meccanismo che si basa fin dalla notte dei tempi sulla trasgressione. A un modello sociale dato corrisponderanno una o più trasgressioni libidinose. “Fatta la legge trovato l'inganno”, dice il proverbio. Così, mentre dai balconi cerchiamo di trasformare la pandemia in un musical, o ascoltiamo come ipnotizzati dal flauto del fachiro i bollettini della Protezione Civile, ci scopriremo a formulare pensieri estremamente sconvenienti, pericolosi.

Distanti, ma vicini, 2019. «Si parla di cambiamento, si dice che qualcosa cambierà! Penso che le persone e la vita quotidiana si possano paragonare a un flusso d'acqua: le possiamo contenere e arginare fino a un certo punto, poi riprenderanno il loro percorso originale», spiega Antonio Fabio Bonanno, autore della foto

Quell'uomo o quella donna che incrociamo mentre usciamo alla spicciolata, percorrendo di fretta le strade vuote che ci portano al supermercato più vicino, ecco chi sarà la nostra nuova ossessione. Un bacio fugace, strappato alle rispettive pandemie, un bacio dato a un perfetto sconosciuto, reso ancora più misterioso dalla mascherina. Qualcuno con una sessualità sopita potrebbe obiettare: ma il rischio del contagio? Io credo che faccia parte del pacchetto, anzi ne costituisce quasi la quintessenza.

D'altronde lo dice la storia, in tutte le pestilenze c'è una fase euforica, quasi orgiastica, in cui la popolazione perde qualsiasi freno inibitore: il Decamerone nasce così gioiosamente scostumato proprio perché quei raccontini devono distrarre dalla catastrofe, arginare la morte. Nessuna paura quindi verso le nostre sacrosante fantasie illecite, non stiamo impazzendo, stiamo solo coltivando il nostro eros. Certo, la quarantena non sarà meno dura, facendoci eccellere in una disciplina in cui la maggior parte di noi eccelleva già: l'onanismo («in fondo è fare l'amore con qualcuno che ami veramente», ci ricorda Woody Allen in una delle sue battute più celebri).

Ne usciremo distrutti e ci renderemo conto che stando a casa non abbiamo avuto un minuto di tempo libero, la preoccupazione di questi giorni, lo dice la parola, è riuscita a pre-occuparci prima che fossimo in grado di svolgere qualsiasi altra attività, che fosse cambiare le lenzuola o leggere un libro o fare una call. O, appunto, amare. Siamo stati troppo preoccupati per amarci, ma dopo finalmente ci ricongiungeremo agli amanti, reali o immaginari (di sicuro chiunque nel frattempo se ne sarà fatto almeno uno). Questo ricongiungimento, reale o immaginario, sarà la ripresa dell'amore, il punto di svolta, il bagno di luce.

Ancora una volta il modello Lancillotto e Ginevra (l'amore idilliaco, un cuore e una capanna) avrà avuto la peggio sul modello Tristano e Isotta (l'amore tragico, n cuori e n capanne), ma d'altronde nessuno potrà obiettare che dall'amor cortese del vivere insieme all'amor calzino dell'essere costretti a vivere insieme il passo è breve e non esaltante. Io sono convinto che proprio grazie alla sua natura sostanzialmente tragica l'amore anche stavolta trionferà. Ha la pellaccia dura perché è avvezzo alla tragedia, anzi prospera e si pasce nella tragedia. Le pestilenze secolari del mondo sono la sua crema antirughe, il suo balsamo per capelli. Detta in altri termini, finché vivremo continueremo un po' a morire d'amore.

Come sarà “Il mondo che verrà”?

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