IL BRACCIO DI FERRO SU SEARCH AND RESCUE 

Soccorso migranti, Malta all’attacco: spetta all’Italia per un accordo del 1980

di Andrea Carli

Aquarius, al porto di Valencia Cruz Roja pronta all'accoglienza

2' di lettura

Malta, cerniera tra Europa ed Africa e al centro delle rotte dei migranti che dalla Libia e dalla Tunisia cercano di raggiungere i porti italiani, non interviene quando le imbarcazioni in difficoltà navigano nella sua area di ricerca e soccorso (o “Sar” dall’acronimo inglese Search and Rescue), nonostante l’isola abbia l’obbligo, stando alle convenzioni del diritto internazionale, di farlo. L’ultimo caso in cui si è manifestato il problema è quello della Aquarius. È tuttavia una situazione ricorrente. Prima di Salvini, già Maroni, Alfano e Minniti avevano dovuto fare i conti con questa questione.

Dal punto di vista dell’isola - 316 kmq per 450mila abitanti - , la copertura politica a questa situazione sarebbe garantita da uno scambio di note «concernente la dichiarazione relativa alla neutralità di Malta», datato 15 settembre del 1980. In questo documento il governo italiano riconosce «la neutralità del territorio su cui il governo della Repubblica di Malta esercita la propria sovranità, in relazione alla dichiarazione di neutralità emessa da quel governo». Nel momento in cui l’Italia con questo atto riconosce la neutralità del nostro paese - ragionano i maltesi - automaticamente si candida a intervenire ogni volta che dovremmo farlo noi.

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Intanto il problema rimane. E per capirne la portata, basta ricorrere alle parole del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, il magistrato noto alle cronache per aver puntato il dito contro le ong che operano nel Mediterraneo. Il centro di soccorso italiano in mare, spiega, «interviene in un’area Sar che è stata estesa a 1,5 milioni di chilometri quadrati, circa, a causa del disimpegno delle autorità maltesi che pure dovrebbero presidiare un’area Sar di non modesta estensione lungo la rotta del mare Mediterraneo centrale, ma che, sistematicamente, rifiutano l’utilizzo dei loro porti per l’approdo».

«Dagli atti ufficiali - aggiunge Zuccaro - l’area Sar italiana (che si stende poco a Sud della penisola, ndr) è di 500mila chilometri quadrati, e non è direttamente confinante con le acque territoriali libiche. Tra le due aree si interpone la Sar maltese, che è di 250mila chilometri quadrati, dove l’autorità di soccorso di Malta si rifiuta sistematicamente di intervenire alle richieste di soccorso».

Il soccorso in mare è regolato da una convenzione firmata ad Amburgo nel 1979. Questo accordo, ratificato dall’Italia dieci anni più tardi, prevede le Sar, zone di ricerca e soccorso che vanno fissate di comune accordo. E qui il primo problema: La Valletta ha identificato la propria area in maniera del tutto unilaterale. Non c’è un accordo di collaborazione con l’Italia (Roma non ha mai riconosciuto la Sar maltese), nonostante la Convenzione del diritto del mare Unclos (ma anche quella di Amburgo) auspichino una collaborazione nel Sar tra stati adiacenti, come accade ad esempio tra i paesi che si affacciano sull’Adriatico e l’Algeria.

Ad oggi accade questo: il Centro di coordinamento regionale Sar maltese non risponde alla richiesta di intervento, né interviene quando glielo chiede il Centro di coordinamento regionale Sar italiano. Di conseguenza l’emergenza viene gestita dal Centro Sar italiano.

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