La sfida di Internet

Social a misura di deontologia per notai e consulenti del lavoro

Per gli studi, ma anche per le attività istituzionali degli organi di categoria, la via della rete è irrinunciabile in funzione di visibilità e reputazione. Molta attenzione va tuttavia prestata al decoro e all’etica

di Flavia Landolfi


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3' di lettura

A dispetto di un alto livello tecnico, di una funzione delicata e degli interessi pubblicistici che tutelano, notai e consulenti del lavoro non disdegnano i social. Anzi. Sulle più note piattaforme, come Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram si articola una grossa fetta dell’attività istituzionale. Ma non solo, perché sia gli uni che gli altri hanno colto le occasioni che i social offrono sul fronte della promozione degli studi, del rafforzamento della reputazione, dell’ampliamento dei contatti professionali. E, insomma, in una parola del business.

Il notariato è social

«Sono diversi anni che il Consiglio nazionale del notariato si è attivato attraverso un piano strategico di comunicazione istituzionale, in particolare su Facebook e Twitter - spiega Giampaolo Marcoz, vicepresidente dell’Ordine -. Quest’ultimo è partito nel 2014 e oggi contiamo più di 5mila followers: su questa piattaforma siamo presenti partecipando al dibattito su temi di interesse per la categoria. Nel 2016 è stata la volta di Facebook con l’apertura di un account istituzionale che oggi è seguito da circa 7mila contatti dove segnaliamo eventi, notizie e aggiornamenti anche dei singoli notariati territoriali». A gonfie vele anche la presenza dei singoli su gruppi e su pagine singole: “Notai d’Italia” su Facebook raccoglie qualcosa come 2500 professionisti. «E se consideriamo - prosegue Marcoz - che in Italia esercitano un po’ più di 5mila notai, questo significa che al gruppo partecipa un notaio su due».

L’occhio però è puntato sulla deontologia. E sia che si promuova lo studio, che si coltivi una pagina personale i notai restano sempre e a tutti gli effetti ufficiali pubblici. Vietato, quindi, abbandonarsi a comportamenti troppo disinvolti: il faro che guida nel mare di Internet è il rispetto del decoro della categoria. Il consiglio per i più inesperti è semplicissimo: «Lasciate stare l’improvvisazione - dice - e seguite la vostra attitudine: se non siete disposti a dedicare tempo è meglio soprassedere, non c’è niente di peggio di un profilo non aggiornato».

La netiquette dei consulenti

«L’utilizzo dei social network non può trasformarsi in una zona di “impunità” a prescindere, in cui l’odio di massa trova legittimazione, nascondendosi in un apparente diritto di critica o nella libertà del pensiero». E ancora: «Diffondere le proprie idee, commentare notizie, nonché formulare apprezzamenti nei confronti di altri soggetti attraverso i social media richiede la massima cautela. Dalle norme penali a quelle lavoristiche, dalla tutela della privacy alla proprietà intellettuale, sono molteplici le tematiche oggetto di analisi da parte del nostro ordinamento». Sono alcuni dei passaggi dell’approfondimento, datato agosto 2019, con cui la Fondazione studi dei consulenti del lavoro e il Consiglio nazionale hanno messo nero su bianco alcune direttive indirizzate agli associati. Una netiquette a uso dei consulenti del lavoro, anche loro sollecitati a prestare attenzione ad esternazioni o comportamenti lesivi della deontologia.

«Il valore aggiunto dei social media - dice Fabrizio Bontempo, neopresidente dell’Associazione nazionale giovani consulenti del lavoro (Angcdl) - è quello di mantenere alta l’attenzione sull’attività che svolgi: la forza della comunicazione online è che riesci a raggiungere tantissime persone con un solo post». Bontempo spiega poi che uno degli obiettivi dell’associazione che presiede «è di raggiungere gli studenti: è importante far conoscere la nostra professione ai ragazzi, abbiamo un grande potenziale per crescere». E tornando ai social per i consulenti già in attività l’Angcdl «organizzaconvegni su questo tema che deve rientrare nel bagaglio professionale che un consulente del lavoro deve possedere». Restare alla finestra, insomma, non paga.

La presenza sui social
A dare una sbirciata alle pagine Facebook, LinkedIn e Twitter dedicate alle due categorie si scopre tutto un mondo. I gruppi e i canali dedicati ai notai sono variegati. Su Facebook se ne contano una cinquantina, di cui il più nutrito è il gruppo “Chiedilo al notaio”, con la bellezza di 10.494 iscritti. Segue “Praticanti notai d’Italia” che conta 3.395 iscritti. Su Twitter «si rileva un picco a maggio per la pubblicazione dell’elenco definitivo dei candidati ammessi all’orale del concorso 2018 per 300 posti di notaio», fa sapere la piattaforma. Dove per altro le parole combinate #notai, #notaio, notaio, notai sono state utilizzato oltre 32mila volte nel periodo che va dal 1° gennaio al 30 settembre 2019.

Anche i gruppi e i canali dei consulenti del lavoro sono piuttosto numerosi. Su LinkedIn quelli più attivi sono “Diritto del lavoro”, “Hr e relazioni industriali”, “Consulenti del lavoro” e “Ungcdl”. Facebook dal canto suo conta circa 67 gruppi tra cui il più gettonato, con 7.176 iscritti, è proprio quello dell’Associazione nazionale giovani consulenti del lavoro. A seguire i “Consulenti del lavoro per gli enti locali” con 4.935 membri.

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