Impatto

Società benefit, con la pandemia cresce la voglia di sostenibilità

Aumentano le aziende che includono nel business obiettivi sociali e ambientali: da Danone a D-Orbit, da Ambienta sgr a Reti

di Alessia Maccaferri

Una delle dimensioni di impatto delle BCorp è la governance (nella foto, un interno dell'azienda mondora)

4' di lettura

«Nell’ultimo anno abbiamo visto un escalation di attenzione verso la sostenibilità. C’è stato chi ha sostenuto che la crisi dovuta alla pandemia avrebbe fermato tutto il processo, mentre è accaduto esattamente il contrario: abbiamo ridefinito le priorità. Le aziende che erano già avviate hanno spinto ancora di più, le altre hanno compreso che è indispensabile intraprendere il cammino». L’analisi di Eric Ezechieli è da prendere sul serio. Se non fosse perché ha avuto almeno due intuizioni azzeccate. La prima: aver compreso che il libro pubblicato nel 1972 «Limiti allo sviluppo», letto a 15 anni, prospettava una previsione drammatica quanto realistica sulla crescita mondiale. La seconda: aver fondato a Milano la prima benefit corporation europea e la prima BCorp Italiana. Le benefit sono società che hanno modificato il proprio statuto includendo il perseguimento di obiettivi sociali e ambientali. «Non è stato facile. Abbiamo scritto lo statuto ispirandoci al modello Patagonia. Poi siamo andati alla Camera di Commercio di Milano che ce lo ha respinto quattro volte. Non si era mai visto uno statuto così. Alla fine è stato approvato, quasi per sfinimento» racconta Ezechieli ricordando la nascita di Nativa il 24 luglio 2012. Da allora la società di consulenza ha accompagnato migliaia di aziende nell’innovazione del business verso modelli rigenerativi ed è diventata il punto di riferimento delle BCorp, le società che ottengono la certificazione da parte di BLab Europe - di cui Nativa è cofondatrice – su tutte le dimensioni dell’impresa: ambiente, governance, relazione con gli stakeholder ecc.

La Lombardia è stata dunque il cuore della nascita del movimento italiano delle società che intendono cambiare il modo di fare business. Ora le BCorp lombarde sono circa una cinquantina, su un totale di 123 a livello nazionale. Sono realtà molto diverse tra loro. La divisione italiana di Danone persegue gli obiettivi della multinazionale francese, tra le prime a dichiarare di voler raggiungere la certificazione BCorp a livello mondiale. Reti spa, azienda di information technology, è stata la prima quotata italiana a diventare BCorp. Ci sono realtà produttive come Panino Giusto, storica catena di ristorazione milanese o la bergamasca Lampa che disegna e produce accessori per le principali maison dell’alta moda. Nel settore finanziario, Ambienta Sgr gestisce asset ambientali per 1,5 miliardi di euro. Impact Hub Milano è un coworking e acceleratore di startup punto di riferimento per quelle a vocazione sociale e ambientale. E ancora la comasca D-Orbit, benefit, prima B Corp operante nel settore spaziale, si occupa di riportare a terra centinaia di migliaia di detriti provenienti da satelliti del passato che orbitano intorno alla Terra.

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Negli ultimi dieci anni l’ecosistema benefit/BCorp è maturato. «La chiave fondamentale è che ora sia disponibile il know-how che è stato acquisito e sperimentato con fallimenti e successi. Oggi un’azienda che vuole intraprendere questa strada può far leva su questo know-how diffuso che può permettere un’accelerazione - spiega Paolo Di Cesare, imprenditore, co-founder di Nativa - . Inoltre oggi ci sono strumenti per misurare il valore ambientale e sociale, con lo stesso rigore con cui si misura il ritorno economico e finanziario. Infine ci sono modelli legali che riescono a potenziare e accelerare questo tragitto: oggi un azionista può dare mandato ai manager di perseguire anche finalità di beneficio comune, oltre il profitto». Il riconoscimento giuridico delle benefit è arrivato grazie al deputato valtellinese Mauro Del Barba, primo firmatario della legge per il riconoscimento in Italia – primo paese al mondo dopo gli Stati Uniti - di questo status giuridico. «Con la pandemia molte aziende hanno rotto gli indugi e hanno capito che siamo entrati in una fase decisiva. Ora sono avviate alla transizione benefit aziende di grande taglia anche quotate in Borsa» spiega Del Barba, che è presidente di Assobenefit. Queste società al 31 dicembre scorso erano 801 a livello nazionale di cui il record spetta ovviamente a Milano con 213. Tra le province lombarde spiccano Brescia (18), Varese (17), Bergamo (13) Sondrio (7), Monza e Brianza (7). Proprio in questi giorni il totale nazionale ha raggiunto e sorpassato quota mille. Nella lista non ci sono solo aziende private: «Con Confservizi abbiamo elaborato di recente un partenariato, affinché si delineino progetti per la trasformazione delle partecipate pubbliche, che per natura sono le benefit del territorio» aggiunge Del Barba. E tra le BCorp lombarde c’è anche la Business School del Politecnico di Milano - con cui Nativa ha ora un accordo di collaborazione - che contribuisce alla diffusione della cultura d’impresa legata a questi nuovi paradigmi. Ma come incentivare questo passaggio? «Credo ci siano due livelli. Il primo legato al Recovery Plan: sono convinto che la valorizzazione delle società benefit possa costituire un fattore di competitività per il sistema-imprese italiano, è tempo che il Governo si impadronisca di questo know-how. In secondo luogo, di fronte alla crescente domanda da parte delle aziende e di altri soggetti, servirebbe una filiera di accompagnamento con servizi di professionisti e società di consulenza».

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