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Sofinnova vende Corvidia per 2,1 miliardi di dollari

La società di venture capital corona un percorso di lungo periodo - Confermati gli obiettivi in Italia, con tre operazioni nei primi mesi del 2020

di Matteo Meneghello

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(Armando Dadi / AGF)

La società di venture capital corona un percorso di lungo periodo - Confermati gli obiettivi in Italia, con tre operazioni nei primi mesi del 2020


2' di lettura

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Dal seed fino alla «big exit» da 2,1 miliardi di dollari. Sofinnova Partners corona il suo investimento in Corvidia, start up con sede a Boston specializzata nelle tecnologie cardiovascolari, con una cessione a Novo Nordisl (parte del corrispettivo della transazione, pari a 750 milioni, sarà versato in «cash»).

«È una transazione di grande rilevanza nel settore - spiega Graziano Seghezzi, managing partner della società di venture capital francese, con uffici a Milano e a Londra -, ma quello di cui siamo più soddisfatti è il percorso che ci ha portati fino a questo risultato». Sofinnova, specializzata negli investimenti in Life Sciences con un portafoglio di società per un valore di circa 2miliardi di euro, ha accompagnato Corvidia, uno spin off di AstraZeneca, fin dalla fondazione. «Ne abbiamo accompagnato passo per passo l’evoluzione - prosegue -, abbiamo aiutato a disegnare il business plan, abbiamo creato il team, attirato un ceo di eccezione come Marc de Garidel, cruciale in questo deal».

La pandemia legata al Covid-19 ha prodotto una maggiore focalizzazione degli investitori per l’healthcare. Un’opportunità che, secondo Seghezzi, può essere colta anche in Italia, dove la società è attiva da 20 anni, con l’obiettivo di far crescere il biotech locale (l’ufficio di Milano ospita il più grande team biotech in Italia, comprendente anche il team di Biovelocità). Negli ultimi sei mesi Sofinnova ha investito circa 25 milioni nel biotech italiano, e il Fondo Sofinnova Telethon, con una dotazione di 108 milioni, è il più grande fondo italiano dedicato alle biotecnologie, focalizzato a realizzare investimenti early stage in società italiane impegnate nella ricerca di cure per malattie genetiche rare.

«L’Italia non ha nulla da invidiare ad altre realtà - spiega Seghezzi -, noi siamo alla costante ricerca di opportunità e stiamo lavorando per costruire un ecosistema sviluppato e autosufficiente». Non è lontano, per Seghezzi, un orizzonte in cui un’operazione delle dimensioni di quello realizzato con Corvidia potrà essere realizzato in Italia: la stessa Sofinnova ha venduto l’anno scorso Breath Therapeutics a Zambon per un valore massimo equivalente di 500 milioni di euro, una delle maggiori operazioni di biotech italiane nella storia. Tre i deal chiusi quest’anno dal Fondo Sofinnova Telethon, con investimenti in GeneSpire, una società di terapia genica con sede a Milano, Epsilen Bio (sta sviluppando una tecnologia per disattivare i geni collegati a patologie specifiche senza modificare il Dna) e Pincell, concentrata sullo sviluppo di nuovi farmaci per le malattie dermatologiche rare.

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