Studenti e ricercatori

Soft skill, videogame, dirette social: gli atenei lavorano già al post-Covid

di Eugenio Bruno

5' di lettura

Negli atenei il futuro è adesso. Costretti dalla pandemia ad anticipare scelte tecnologiche che avrebbero richiesto 5 o 10 anni molte università italiane ne stanno approfittando per innovare in maniera strutturale la loro offerta didattica e laboratoriale. Con centinaia di esperienze che, sebbene siano nate per fronteggiare l’emergenza e coinvolgere gli studenti chiusi nelle loro case, vanno oltre la proposizione dello stesso corso in modalità mista presenza /distanza, E sono destinate a sopravvivere anche nel post Covid: esperimenti da remoto, giochi di ruolo, mostre virtuali, dirette Instagram, soft skills, centri formativi online solo per citarne alcune. Con una propulsione all’innovazione che ha coinvolto tanto le realtà grandi quanto le piccole, sia le pubbliche che le private. Al Nord, al Centro o al Sud. Vediamone alcune

Roma porta online i laboratori

Il nostro viaggio, che non vuole essere esaustivo ma soltanto esplorativo, parte dall’università più grande d’Italia: la Sapienza di Roma. Delle decine di iniziative messe in campo dal mega-ateneo capitolino un paio ci sembrano degne di nota. A cominciare dall’uso di un semplice smartphone con cui gli studenti di Fisica hanno elaborato i dati relativi su posizione e velocità e ne hanno estratto una misura dell’accelerazione di gravità.
Smartphone che i loro colleghi di Tor Vergata hanno usato invece per scoprire che la Scienza dei materiali che si studia lì e in altri sette atenei italiani la portano letteralmente in tasca visto che tra cristalli liquidi, polimeri e semiconduttori.
Oppure, tornando alla Sapienza, al modo in cui gli iscritti a Comunicazione organizzativa e di corporate per la magistrale in Organizzazione e marketing per la comunicazione d'impresa hanno trasformato un semplice foglio firme in un diario di bordo multimediale che ha ospitato anche minifiction, cortometraggio, rubriche social, podcast, rap e videogame.

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La Bocconi scommette sui videogiochi

Ai videogiochi ha attinto anche la Bocconi di Milano per il corso Movie industry nell’ambito della specialistica in Economics and management in arts, culture, media and entertainment. Partendo dall’acquisizione di Pixar da parte di Disney è venuto fuori un adventure game completamente digitale nel quale è rappresentata la redazione di un giornale, il Pacific Review, in cui ogni studente veste i panni di un giornalista e deve scoprire qualcosa in più sulla transazione.
Ma dalle parti di via Sarfatti 25 digital significa anche Scienza dei dati. Da studiare, da interpretare e da diffondere. E, infatti, nell’ambito del corso in Machine learning, è stata progettata una piattaforma che consente agli studenti di mettere in pratica le nozioni tecniche apprese in aula e sfidarsi così all'ultima previsione.

La Luiss e il link con il lavoro

Restando alle private, c’è chi come la Luiss di Roma, ne ha approfittato per rinsaldare (rigorosamente online) il link già in piedi con il mondo delle imprese. Come testimoniano il Virtual internship (uno stage a distanza su progetti aziendali della durata di 5 settimane che ha coinvolto 300 ragazzi e 40 aziende), i Career day tematici, i programmi di mobilità virtuale presso i partner europei della rete di Engage.Eu e il corso in Employability skills: un appuntamento in 5 incontri pensato per aiutare i partecipanti ad affrontare al meglio il mercato del lavoro.

Milano Bicocca avanti sulle soft skill

Le soft skills sono un’area che ritorna spesso nei pensieri delle università. Come dimostrano i numeri della Bicocca di Milano: il primo ateneo italiano a sperimentare, nel 2015, gli Open badge per la certificazione delle competenze trasversali. Pur avendo ridotto i percorsi di Bbetween (il progetto che dal 2016 organizza percorsi dedicati alle arti performative, alle lingue straniere, all’impegno civico e all’attualità) da 65 a 32 gli aficionados sono passati dai 2460 del 2019 ai 5157 dello scorso anno.
Stesso discorso - e stesso trend - per i workshop di innovazione e imprenditorialità di IBicocca. A marzo 2020 gli iscritti erano 900; a ottobre più di 2mila.

A Bari 63 corsi sulle competenze trasversali

Il tema delle soft skill è molto sentito anche al Sud. Ad esempio a Bari, come conferma la delegata del rettore ai Percorsi formativi, Anna Paterno, che annuncia l’avvio di 63 corsi aperti sia agli interni che agli esterni. Nel bouquet accanto allo storytelling e al public speaking troviamo la diversity, l’Agenda 2030, il digitale e il green così in voga.
Ma la dematerializzazione riguarda anche le attività amministrative ( «Le tesi sono dematerializzate e inserite in una repository con un archivio digitalizzato consultabile e in futuro anche pubblico», fa sapere Paterno). Così come l’orientamento: «Ogni dipartimento ha attivato aula virtuale (ce ne sono 23) aperte una o due volte la settimana dove avere informazioni più dettagliate su corsi di studio, sbocchi professionali eccetera».

Palermo si lancia sul mercato dei Mooc

Anche l’ateneo palermitano si apre al futuro. Al debutto delle competenze trasversali finora quasi assenti, si aggiungono i massive open online course (Mooc) su temi non curriculari (in primis i 3 seminari sul biancio di genere). Ma l’innovazione coinvolge anche i corsi curriculari. A Ottica e optometria - racconta laura Auteri, prorettrice alla Didattica - ogni esperienza di laboratorio continuerà a essere preceduta da una simulazione online in grado di riprodurre le caratteristiche degli strumenti fisicamente presenti nei locali dell’università.

A Padova digital collection di minerali in 3D

Risalendo lo stivale la stessa attenzione la troviamo a Padova. Parola di Daniela Mapelli, prorettrice alla Didattica: «Alcuni laboratori, grazie agli strumenti di didattica innovativa di cui l'Università era già dotata e all'inesauribile creatività dei nostri docenti, sono stati trasformati in esperienze digitali immersive, con grande soddisfazione degli studenti e la possibilità di poter sfruttare in futuro queste metodologie innovative.
Oltre a Biologia e Fisica sono state coinvolte le Geoscienze, con un progetto unico in Italia che l'Università vuole rendere accessibile a livello internazionale: una digital collection di minerali, rocce e fossili riprodotta in 3D per consentirne la visione anche da tablet, Pc e smartphone.

A Pisa campagne social in sinergia con i musei

La didattica innovatica è di casa anche a Pisa dove - racconta il prorettore alla Didattica, Marco Abate - è dal 2018 che ogni semestre vengono finanziati progetti speciali di insegnamento. E la sua mente va innanzitutto all’attualità delle scelte compiute per i laboratori di Fisica, inclusa la spedizione a casa di componenti elettrici per costruire dei circuiti homemade. Oltre che ai tirocini per i servizi sociali, che nei limiti del possibile sono stati trasferiti online, e alle visite virtuali nei musei cittadini che hanno potuto contare sul contributo degli studenti per le campagne social.

Al Politecnico di Milano il design va su Instagram

A proposte di mostre virtuali vanno citate due esperienze del Politecnico di Milano: con Miro, i lavori realizzati dagli studenti nell’ambito del laboratorio di Ephemeral design - e animati come i quadri di Harry Potter - hanno dato vita a una mostra digitale riproponibile anche post-Covid; con Instagram, nell’ambito invece di Innovation studio, sono state create delle live aperte a ospiti stranieri. Californiani e non solo.

I centri formativi (online) per i docenti

Sempre in tema di Politecnici va segnalata anche la community di Tl Lab avviata a Torino grazie alla quale i docenti si scambiano consigli, suggerimenti, buone pratiche. Del resto - chiosa Sebastiano Foti, vice rettore alla Didattica - «la tendenza moderna è quella di avere percorsi di apprendimento partecipati, con studenti attivi, con cooperazione tra docenti e studenti».
Ma l’attenzione alla formazione dei professori la troviamo anche a Bologna con il Centro per l’innovazione didattica di ateneo che ha già in calendario 5 laboratori (dedicati alle aree Scientifica, Tecnologica, Umanistica, Sociale e Medica), che saranno erogati a maggio e giugno per prepararli meglio alla didattica che verrà. Anche perché - sottolinea la coordinatrice del Centro, Elena Luppi - «ora come ora non sappiamo come sarà la didattica anni dopo, ma l’importante è che i docenti siano pronti all’aggiornamento». E questi 12 lunghissimi mesi di pandemia ce l'hanno insegnato.

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