chimica in borsa

Sol, non solo business dei gas: la scommessa è sul biotech Focus su estero e acquisizioni

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

L’internalizzazione. In altre parole: aumentare l’incidenza del business realizzato all’estero. Poi: proseguire nell’M&A per, da un lato, agevolare la crescita (anche fuori dal mercato domestico); e, dall’altro, consentire la diversificazione del portafoglio di servizi e prodotti. O, come nel caso delle biotecnologie, ampliare lo stesso perimetro aziendale. Sono tra le priorità del gruppo Sol a sostegno della propria attività.

Il business, a ben vedere, nella prima metà dell’esercizio in corso è stato contraddistinto da numeri contabili a doppia velocità.

DINAMICHE DEL SEMESTRE DEL GRUPPO

Dati in milioni di euro

I ricavi si sono assestati a 370,4 milioni in aumento del 6,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La redditività, invece, è diminuita: il Mol ha raggiunto 79,6 milioni (erano stati 81,9 milioni dodici mesi prima) e l’Ebit è sceso del 10,1%. Si tratta di numeri a fronte dei quali il risparmiatore, pure valutando positivamente l’andamento del fatturato, esprime dubbi per la dinamica reddituale. Il timore è che possa sussistere una problematica più strutturale. Sol, sottolineando che si tratta di trend contingenti, rigetta la preoccupazione. I dati in oggetto, è l’indicazione, sono conseguenza di eventi una tantum non prevedibili legati al rischio industriale. C’è stato, afferma la società, da un lato un problema ad un impianto di produzione di CO2. E, dall’altro, costi imprevisti di manutenzione su altre strutture produttive. Inoltre, aggiunge sempre Sol, ha inciso la riduzione della redditività dell’idroelettrico. Un evento dovuto all’eccezionale scarsa piovosità dello scorso primo semestre. Le considerazioni effettuate sono plausibili. Tuttavia deve rilevarsi che il costo del lavoro ha subito un incremento. Vero, dice il gruppo. La dinamica, però, è la conseguenza della crescita aziendale, soprattutto nell’ “home care” che, notoriamente, è un’area “labour intensive”. Peraltro, aggiunge sempre la società, l’Ebitda marging è sceso al 21,5% ma il dato è comunque all’interno dell’intervallo del 21 e 24%. Cioè la forchetta entro cui il gruppo ha sempre indicato di volere mantenere il rapporto tra Mol e ricavi. In conclusione Sol, affermando di non essere preoccupata per il trend della redditività, prevede che, se non ci saranno ulteriori one off imprevisti, il secondo semestre dovrebbe essere migliore rispetto al primo.

LA STORIA DEI RICAVI DELLA SOCIETÀ

Dati in milioni

Fin qua alcune considerazioni sui dati di conto economico: quali, però, le strategie di sviluppo? Un focus, per l’appunto, è la maggiore internazionalizzazione. Su questo fronte Sol, tra il 2006 e il 2016, ha realizzato una crescita media annua dei ricavi esteri del 10,8%. L’incidenza del fatturato oltreconfine è passata dal 23,7% di inizio millennio al 52,9% dello scorso esercizio. Una percentuale quest’ultima che, a fronte del rialzo maggiore delle vendite estere (+9,6%) rispetto alle domestiche (+2,8%), dovrebbe essere, a fine giugno scorso, ulteriormente aumentata. Qui, peraltro, nella precedente “Lettera al risparmiatore” il gruppo aveva indicato l’obiettivo di raggiungere il 60% dei ricavi esteri nel 2020. Sol conferma il target seppure indica che dovrà spostarsi un po’ più in là nel tempo.

Insomma: l’articolazione all’estero è una priorità. Ma con quali finalità? Oltre alla (ovvia) crescita in sè deve ricordarsi la diversificazione, e riduzione, del rischio. Inoltre l’obiettivo è cogliere le opportunità per, ad esempio, acquisire nuove competenze.

COSÌ È CAMBIATO IL BUSINESS

Dati in percentuale

Ciò detto, la strategia è sviluppata per linee interne o attraverso acquisizioni? Entrambe le strade vengono perseguite. Così ad esempio, nei “Gas tecnici”, Paesi come Ungheria, Repubblica Ceca o Slovacchia sono attualmente serviti da mercati adiacneti dove Sol ha i suoi impianti Austria e Slovenia). Quando il gruppo potrà essersi sufficientemente consolidato in simili Stati può ipotizzarsi la costruzione in loco di sue strutture. Questo meccanismo, tuttavia, non è in contrasto con l’M&A. Anzi: le due attività sono tra di loro complementari. E non potrebbe essere altrimenti. Sol ha una tradizione sul fronte della crescita per linee esterne. Dal 1987 al 2017 ha realizzato, tra joint venture ed M&A, 25 operazioni all’estero nel comparto dei “Gas tecnici”. In quello invece dell’ “Home care” ci si assesta a quota 16. Proprio nell’esercizio in corso la società ha mantenuto la sua caratteristica di “acquisitore seriale”. Sol infatti (sempre oltreconfine) ha, tra le altre, realizzato un’operazione con un’azienda nell’Irlanda del Nord nell’ “Home care”; poi è salita all’80% nel capitale della turca Gebze (attiva nei “Gas tecnici”) che ha un impianto di imbobolamento. Inoltre ha acquisito il 100% della svizzera Sitex la quale consente al gruppo italiano di avere una presenza diretta (“Home care”) nel ricco mercato elvetico. In sostanza: la proattività nell’M&A, peraltro non solo all’estero ma anche nel mercato domestico, è nella realtà delle cose.

LA STORIA DEL REDDITO OPERATIVO

Al che, però, il risparmiatore fa una considerazione. La continua realizzazione di operazioni straordinarie può distogliere l’attenzione dal core business. Cioè: il rischio di esecuzione insito in simili attività può impattare sullo sviluppo e marginalità della società. Sol non condivide l’osservazione e rigetta il dubbio. In primis, sottolinea la stessa azienda, viene effettuata una selezione di tipo industriale a monte che limita il rischio in oggetto. Inoltre, afferma sempre il gruppo, le realtà acquisite sono spesso di medie-piccole dimensioni. Una situazione che, da un lato, consente di concludere i deal a multipli di mercato sensati; e, dall’altro, permette di effettuare più agevolmente l’integrazione del- gruppo acquisendo. Infine, dice sempre Sol, l’imprenditore o i manager della società target non di rado continuano ad essere coinvolti nella gestione. Di conseguenza Sol, anche a fronte del fatto che negli ultimi anni l’Ebitda margin non è mai sceso al di sotto del livello inferiore della forchetta tra il 21 e 24%, non vede problematiche particolari sul fronte dell’M&A.

Ma non è solamente la crescita organica o per linee esterne. Il risparmiatore guarda anche allo sviluppo più strettamente industriale. Orbene: per affrontare il tema è necessario dapprima ricordare l’oggetto sociale di Sol. La società divide l’attività in due grandi aree: la prima, quella storica, è costituita dai cosiddetti “Gas tecnici”. Qui è ricompresa, dapprima, la produzione e commercializzazione di gas tecnici industriali, medicinali puri e purissimi; inoltre c’è la realizzazione di impianti per la produzione degli stessi gas (cui si aggiungono i servizi a valore aggiunto legati al business). Infine, appannaggio dei “Gas tecnici” sono le biotecnologie e l’idroelettrico.

La seconda area invece è costituita dall’ “Home care”. Si tratta della divisione focalizzata nell’assistenza a domicilio: dalla ventilazione all’ossigenazione fino alla nutrizione artificiale.

Ebbene, alla fine del 2016 l’incidenza delle due aree era la seguente: il peso dei “Gas tecnici” si è assestato al 48,9% mentre quello dell’assistenza a domicilio era del 51,1%.

Un’incidenza maggiore dell’ “Home care” destinata ad aumentare? La risposta è positiva. Il gruppo ipotizza che, nel medio periodo, si potrà arrivare al 60% dei ricavi generato da quest’ultima divisione. L’andamento, a ben vedere, non è il risultato di una particolare focalizzazione della società. Quanto, piuttosto, delle dinamiche dei mercati di riferimento. Quello dell’ “Home care”, dove peraltro ci sono maggiori opportunità per le acquisizioni, cresce ad una velocità maggiore rispetto ai “Gas tecnici”. I quali, va ricordato, sono un mondo più consolidato caratterizzato da minori tassi d'incremento.

Già, i tassi d’incremento. Questi dovranno invece costituire in futuro una caratteristica di un settore attualmente ancora giovane per Sol: le biotecnologie. Il gruppo, già presente nel comparto, ha acquisito il giugno scorso il 51% di Personal Genomics, azienda fondata come spin-off dell’Università di Verona e Bologna. Lo shopping, da un lato, consente a Sol di entrare nel settore dell’analisi personalizzata del Dna finalizzata alla pre-diagnostica delle malattie; e, dall’altro, corrisponde alla volontà di ampliare il perimetro del gruppo ad attività sinergiche con il core business. Una diversificazione che, nelle intenzioni della società, dovrebbe portare il settore biotech a generare circa 10 milioni di ricavi nel 2020.

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