Lettera al risparmiatore

Sol, la spinta dell’M&A: dalle acquisizioni il 2% di crescita in più

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Un singolo numero racconta poco o nulla di un’azienda. Così è anche per il gruppo Sol, azienda lombarda di gas tecnici, biotech, “home care” e idroelettrico. In tal senso, al fine di cogliere alcune delle dinamiche aziendali, è necessario guardare alla serie storica delle principali voci contabili. Orbene, riguardo al fatturato, negli ultimi 11 esercizi la multinazionale tascabile è riuscita di anno in anno a crescere. Il giro d’affari era di 427,1 milioni nel 2007. Ha superato il mezzo miliardo (518,9 milioni) nel 2010 per, poi, arrivare ai 756,8 milioni del 2017. Anche la redditività è aumentata. L’Ebitda e il risultato operativo erano, rispettivamente, a 97,1 e 46 milioni nel 2007. Nel 2017 le due voci contabili si sono assestate a 167,2 milioni (il Mol) e a 76,2 milioni (l’Ebit). Insomma: la serie storica descrive un contesto di crescita. Sennonché, analizzando più approfonditamente i numeri, salta all’occhio che proprio nell’ultimo esercizio il Margine operativo lordo è rimasto piatto mentre l’Ebit è calato.

Una dinamica che induce un dubbio nel risparmiatore. Certo: nel primo trimestre del 2018, periodo nel quale Sol ha pubblicato i soli dati riferiti alla prima riga di bilancio, i ricavi sono saliti del 10,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E il timore è che possa sussistere una qualche problematica più strutturale sul fronte degli oneri operativi che limita la redditività aziendale. Sol - di cui il Sole 24 Ore ha contattato i vertici aziendali - rigetta la preoccupazione. In primis, viene spiegato, nel 2017 ha inciso negativamente l’eccezionale carenza di precipitazioni. Una scarsa idraulicità che ha implicato, per il business idroelettrico del gruppo, un calo del Mol intorno a 1,5 milioni.

Non solo. Nella prima parte dello scorso anno, spiega l’azienda, si sono succeduti diversi eventi una tantum che hanno impattato l’attività. Ad esempio, ricorda sempre Sol, un fornitore del suo impianto di produzione di CO2 in Germania ha avuto dei problemi. Il che ha implicato, per la società italiana, degli extra costi di approvvigionamento. Simili situazioni tuttavia, sottolinea la multinazionale tascabile, non sono proseguite nella seconda metà del 2017. Tanto che, anche a fronte del positivo inizio dell’esercizio in corso, il gruppo indica che a fine 2018 dovrebbe esserci da una parte il rialzo dei ricavi, dall’altra l’incremento della redditività. Riguardo invece all’Ebitda margin? Anch’esso, risponde il gruppo, è stimato, salvo situazioni imprevedibili, in miglioramento a fine 2018 rispetto al 2017.

I RICAVI DEI TRIMESTRI DEL GRUPPO

Dati in milioni di euro

I RICAVI DEI TRIMESTRI DEL GRUPPO

Fin qui alcune considerazioni sul conto economico. Quali però le dinamiche industriali della società? Per rispondere alla domanda è dapprima utile ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. Il gruppo divide l’attività in due grandi aree: la prima, quella storica, è costituita dai cosiddetti “Gas tecnici”. Appannaggio di questa divisione sono la produzione e commercializzazione di gas tecnici industriali, medicinali puri e purissimi. Inoltre è ricompresa la realizzazione degli impianti di produzione degli stessi gas e i servizi legati al business. Infine sono incluse le biotecnologie e l’idroelettrico. La seconda area è invece costituita dal cosiddetto “home care”.

Cioè la divisione focalizzata nell’assistenza medicale a domicilio: dalla ventilazione alla nutrizione artificiale fino all’ossigenazione. Proprio l’ “Home care”, secondo le indicazioni di Sol, dovrebbe nel medio periodo aumentare il proprio peso sui ricavi. Vale a dire: al netto che l’obiettivo è crescere in entrambe le aree, l’assistenza a domicilio è destinata a incrementare la sua importanza. Al che il risparmiatore domanda: per quali motivi? In parte è la conseguenza delle dinamiche dei mercati di riferimento. Il mondo dei “gas tecnici”, nonostante tra gennaio e marzo scorsi abbia corso di più rispetto all’ “home care”, è maturo e caratterizzato da minori tassi d’incremento. In parte invece è l’effetto, a fronte del minore consolidamento del settore, del probabile maggiore M&A da parte di Sol nell’ “home care” stesso.

DINAMICA STORICA DEI RICAVI

Dati in milioni di euro

DINAMICA STORICA DEI RICAVI

Già, l’ M&A. Questo, a ben vedere, è un focus del gruppo. La società ha realizzato, nei diversi esercizi, molteplici operazioni (si veda la domanda a fianco). Una strategia che, indica la stessa azienda, ha fin qui consentito l’1,5-2% di crescita media in più ogni anno.

A fronte di un simile contesto sorge il quesito: quali i settori nel radar del gruppo? Sol sottolinea che sia per i “Gas tecnici” che per l’ “home care” c’è la stessa attenzione. Ciò detto l’assistenza domiciliare, per l’appunto, offre maggiori opportunità. L’obiettivo, in generale, è entrare in nuovi mercati o acquisire ulteriore market share. Senza dimenticare, poi,la possibilità di ampliare l’offerta di servizi. Si tratta di operazioni che in parte vengono finanziate con i flussi di cassa e in parte tramite debito. Proprio su quest’ultimo fronte va ricordato che a fine 2017 l’indebitamento si è assestato a 254,6 milioni, rispetto ai 231,4 milioni di un anno prima. Un valore in rialzo che però, ricorda Sol, implica un Net debt to ebitda di circa 1,5 volte. Mentre il rapporto sul patrimonio netto è attorno a 0,5. Cioè, indica il gruppo, la situazione è sotto controllo. Tanto che, al fine di cogliere un’importante opportunità nell’M&A, potrebbe momentaneamente arrivarsi al Net debt to Ebitda di 2,5.

ANDAMENTO STORICO DEL MOL

Dati in milioni di euro

ANDAMENTO STORICO DEL MOL

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Svolgere tante operazioni di M&A porta con sé il rischio di esecuzione. Una condizione che, tra le altre cose, può implicare il pericolo della diluizione dei margini. Sol non condivide la preoccupazione. La società dapprima ricorda che le realtà acquisite, attraverso una dura selezione a monte, sono spesso di medie-piccole dimensioni. Una situazione che, oltre a consentire lo shopping a multipli sensati, agevola l’integrazione con Sol stessa. Non solo. L’azienda ricorda poi che i manager o l’imprenditore della realtà acquisenda spesso rimangono coinvolti nella gestione. Il che, nuovamente, accresce le probabilità di successo dell’operazione. Insomma, il gruppo italiano non vede particolari problematiche su questo aspetto dell’M&A. Una crescita per linee esterne che, tra le altre cose, deve consentire di spingere ulteriormente l’internazionalizzazione del business. Il gruppo conferma nel medio periodo l’obiettivo già indicato alla “Lettera al risparmiatore” di volere arrivare al 60% di ricavi generati all’estero.

Quell’estero che, però, può anche presentare dinamiche difficili da gestire. Come nel caso della Turchia. Qui nel 2017 Sol è salita all’80% di Gebze (“gas tecnici”). Inoltre è presente anche nell’ “home care”. Il risparmiatore, a fronte della dura crisi economica che coinvolge il Paese, esprime il suo timore per lo sviluppo del business aziendale. La società smorza la preoccupazione. In primis perché la sua esposizione alla Turchia è limitata (6-7 milioni di ricavi generati in loco). E poi perché da un lato tessuto industriale del Paese è forte. E dall’altro la rilevanza geopolitica di Ankara è indubbia. Insomma, dice Sol, la presenza nel Paese è sensata e strategica. Soprattutto sul medio e lungo periodo.

DINAMICA STORICA DEI CAPEX

Dati in milioni di euro

DINAMICA STORICA DEI CAPEX

Ma non è solo l’estero o l’M&A. Rileva anche la crescita organica. Un’espansione sostenuta da Capex, in media, attorno al 14% dei ricavi annui. Di là da ciò Sol nei “Gas tecnici”, da una parte, è pronta a cogliere le opportunità in Italia (ad esempio si guarda all’evolversi della situazione delle acciaierie di Piombino); dall’altra si punta nuovi servizi aggiuntivi come nel caso degli impianti di sterilizzazione degli ospedali. Oltreconfine invece, sempre nei “gas tecnici”, un focus è l’incremento delle centrali di imbombolamento. Oggi Paesi come, ad esempio, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia sono serviti via export da Stati vicini. L’obiettivo, nel giro di due anni, è avere almeno una nuova struttura in uno di questi mercati. Riguardo invece all’ “home care”? Il gruppo in primis sfrutta i driver strutturali del settore. Dall’invecchiamento della popolazione all’aumento delle patologie respiratorie fino ai tagli della spesa sanitaria che “spingono” l’assistenza a domicilio. Oltre a ciò il gruppo punta a cogliere la domanda di nuovi servizi. Ad esempio, la cura dell’apnea notturna in Italia.

Già, l’Italia. Nel Belpaese il rischio geopolitico è tornato prepotentemente alla ribalta. Un problema? La società risponde che allo stato attuale non c’è alcun segnale negativo per il business. Riguardo al futuro, conclude l’azienda, non c’è che da aspettare l’evolversi della situazione.

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