presidenziali in francia

Soldi a moglie e figli, si complica la campagna del conservatore Fillon

di Marco Moussanet

2' di lettura

Parigi - Invece di chiarirsi diventa di giorno in giorno, di ora in ora, più difficile la posizione di François Fillon, il candidato della destra alle prossime elezioni presidenziali francesi, sotto inchiesta per il lavoro di assistente parlamentare della moglie Penelope, che gli inquirenti sospettano essere stato fittizio.
Dopo aver cercato di contrattaccare, durante un comizio domenica a Parigi davanti a 10mila militanti, Fillon è stato ascoltato ieri per cinque ore dalla polizia del nucleo di lotta alla corruzione (su incarico della Procura finanziaria). Che contemporaneamente, ma separatamente, hanno interrogato la moglie. Entrambi hanno sostenuto di aver fornito «elementi utili» finalizzati a provare che Penelope Fillon ha effettivamente svolto il lavoro per il quale veniva remunerata.

Il problema è che gli inquirenti faticano a trovare riscontri concreti alle loro parole. Oggi hanno perquisito, alla Camera, l'ufficio di Fillon, alla ricerca appunto della documentazione che dovrebbe corroborare le dichiarazioni dell'ex premier e della moglie. E invece non hanno trovato praticamente nulla: durante gli anni da supposta assistente parlamentare prima del marito e poi del suo supplente (tra il 1998 e il 2007 e poi brevemente tra il 2012 e il 2013, periodo in cui ha ricevuto complessivamente oltre 800mila euro, secondo le ultime rivelazioni del settimanale “Le Canard Enchainé”) Penelope Fillon non aveva un badge e neppure un indirizzo mail “professionale”.

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Non risulta neppure una qualche sede di lavoro nella Sarthe, cioè nell'ex collegio elettorale di Fillon, dove vive la coppia. L'ex premier e la moglie avrebbero spiegato che Penelope lavorava da casa. Era lì che riceveva gli elettori, lì che smistava la posta, lì che rileggeva i discorsi del marito. Ma questo è ovviamente impossibile da dimostrare e i magistrati non possono certo basare il loro giudizio sulle parole della coppia.

Non ci sarebbe insomma alcuna prova del fatto che Penelope abbia davvero lavorato e per Fillon la situazione si sta facendo davvero complicata, forse insostenibile. Tanto più che l'ex premier – fino a poche settimane fa dato per superfavorito alle presidenziali di fine aprile/inizio maggio - si è presentato agli elettori come un campione dell'onestà e dell'integrità. Grazie a questa immagine – e a un programma incentrato sulla lotta agli sprechi di denaro pubblico e all'assistenzialismo – ha vinto le primarie del suo partito (Les Républicains), battendo Nicolas Sarkozy e Alain Juppé.

Fillon ha sbagliato tutto anche sul fronte della comunicazione (e quindi della percezione da parte dell'opinione pubblica), negando i fatti con un'arroganza degna di cause migliori. Ha inoltre spiegato (forse per anticipare nuove rivelazioni, puntualmente arrivate sempre grazie al Canard) di aver fatto lavorare anche i due figli “avvocati”.

Senonché a quel tempo i due ragazzi (che hanno ricevuto complessivamente oltre 80mila euro) avevano rispettivamente 22 e 24 anni ed erano ancora degli studenti. Ce n'è quanto basta perché nell'ipotesi migliore Fillon si porti dietro per l'intera campagna l'ombra del sospetto. E nella peggiore sia costretto a ritirarsi dalla corsa all'Eliseo. Anche se per il momento il partito assicura di non avere un piano B, cioè un candidato di riserva.

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