verso le europee

Solidale, integrata e competitiva è l’Europa sognata dagli italiani

di Andrea Montanino e Ferdinando Pagnoncelli


Dall'Europarlamento alla Commissione, come funzionano le istituzioni Ue

3' di lettura

Alla vigilia delle elezioni per il Parlamento europeo e il successivo rinnovo della Commissione, qual è il sentimento degli italiani verso le istituzioni europee? Cosa chiedono veramente? È possibile costruire un’agenda di politica economica intorno alla quale costruire un consenso presso l’opinione pubblica e non solo le élite, una volta che il Parlamento e la Commissione saranno formati?

Nonostante l’immagine sia un po’ appannata e siano lontani i tempi dell’euroentusiasmo, i giudizi sulla Ue dal 2012 a oggi sono nettamente migliorati: l’Europa minacciata da sovranismo e populismo ha “compattato” il fronte filo-europeista. Peraltro, l’euroscetticismo diffuso nell’opinione pubblica italiana non si traduce nel rigetto completo dell’integrazione: ad esempio, la percentuale di coloro che si dichiarano favorevoli alla moneta unica, l’euro, è in netto aumento e ha superato il 60 per cento. In un eventuale referendum sul mantenimento della moneta unica, soltanto un quarto si esprimerebbe a favore di un’uscita dall’euro.

Su questo tema, gli italiani sono guidati da un principio conservatore, di “precauzione”: sebbene l’Europa abbia tanti problemi, l’abbandono del progetto comunitario non è contemplato, soprattutto per timore delle sue conseguenze.

Alla base di questa “cautela”, sta anche un giudizio storico, di lungo periodo complessivamente positivo. Gli italiani reputano, infatti, che senza il processo di integrazione europea l’Italia sarebbe probabilmente un Paese peggiore: più arretrato, meno influente, meno sicuro, più povero. Quindi, da una parte si valuta positivamente il processo di integrazione nel lungo periodo (l’Italia è migliore oggi), dall’altra si ha sfiducia nelle istituzioni europee per come sono adesso e non si valuta troppo positivamente il ruolo dell’Italia in Europa. È questo scollamento, tra cosa è stata l’integrazione europea e cosa è l’Europa oggi che deve far riflettere quale strategia possa far innamorare nuovamente i cittadini italiani all’Europa.

PER SAPERNE DI PIÙ / DOSSIER ELEZIONI EUROPEE 2019

I sondaggi ci mostrano che gli italiani chiedono all’Europa maggiore protezione dalla disoccupazione, maggiore crescita e prosperità, più politiche comuni, almeno negli ambiti legati ai temi della crescita. Si possono allora individuare degli spazi per una proposta europea di politica economica su quattro linee di azione:

1) Strumenti per la stabilizzazione del ciclo economico, che proteggano dalla disoccupazione e che migliorino l’assorbimento degli shock economici nell’Eurozona. La gestione di questi shock è affidata ai singoli Stati membri, la cui capacità di intervento dipende dalle condizioni della finanza pubblica in quel momento: Paesi con margini ampi possono offrire più protezione, Paesi - come l’Italia - sempre vincolati da alti debiti pubblici rischiano di dover fare politiche procicliche e peggiorare ulteriormente le condizioni dei propri cittadini. Si tratta allora di creare uno strumento europeo, complementare a quelli nazionali, per rispondere agli shock nei singoli Paesi membri e in grado di evitare il contagio, proteggere i cittadini europei, limitare le tensioni sui bilanci nazionali in fasi negative del ciclo.

2) Il completamento del mercato interno, in particolare su energia, capitali, digitale. L’Europa è di gran lunga il mercato di riferimento italiano ma ci sono spazi per renderlo meglio integrato. L’integrazione dei capitali, dell’energia e del digitale renderebbe meno onerose le risorse per finanziare la crescita, renderebbe più sicuro l’approvvigionamento energetico, amplierebbe le possibilità dell’e-commerce, tutelerebbe cittadini e aziende da rischi di attacchi cibernetici. Peccato che su questi dossier, preparati per cinque anni, non si sia arrivati a conclusioni tangibili.

3) Strumenti per sostenere la crescita economica, che abbiano un diretto riscontro per i cittadini. Durante l’ultimo quinquennio c’è stata una attenzione crescente al tema degli investimenti sostenuti attraverso programmi europei, in particolare con un aumento della capacità operativa della Banca Europea per gli Investimenti. Ma è evidente che la percezione dei cittadini, in particolare italiani, è stata quella di una Europa “cattiva”, che chiede austerità ma non offre crescita. In questa crescente domanda di un’Europa che fornisca maggiore crescita e sicurezza economica, è tempo di dotare le istituzioni sovranazionali di strumenti più potenti per favorire gli investimenti, visto il calo costante che si è registrato sugli investimenti pubblici nazionali in questi ultimi 10 anni. Si tratterebbe di autorizzare una emissione di debito pubblico sovranazionale (Eurobond), di ammontare limitato (diciamo fino al 3% del Pil dell’Eurozona), con una scadenza medio-lunga (10-15 anni).

4) Una politica industriale europea che sia al contempo protettiva e offensiva. Protettiva nei confronti di alcune grandi potenze economiche che con disinvoltura usano la mano pubblica per conquistare fette di mercato mondiale; offensiva per creare campioni europei che, trascinando la filiera delle piccole e medie imprese europee, possano riportare l’Europa al centro dell’innovazione e della competitività manifatturiera.

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