paradisi nascosti

Solo il 2% di tasse su centinaia di milioni: alle Cayman? No, in Canada

di Enrico Marro

Ottawa (Marka)

2' di lettura

Non sono le paradisiache Barbados o Cayman, ma è il rigoroso Canada ad avere un sistema fiscale ibrido (mix tra tassazione territoriale e mondiale) che sembra fatto apposta per incoraggiare una legalissima elusione. In grado di permettere di pagare appena il 2% di tasse su profitti nell’ordine di centinaia di milioni, come spiega Stefano Latini dell’agenzia delle Entrate in un’interessante analisi. Come è possibile?

I pilastri di questo sofisticato sistema di tassazione sono due. Primo: Ottawa tassa i suoi residenti sul loro reddito mondiale, ma nello stesso tempo permette una quasi totale esenzione per “i nuovi residenti permanenti” che abbiano dirottato patrimoni, redditi e plusvalenze su appositi trust offshore registrati presso giurisdizioni a bassa tassazione. Secondo: i cittadini canadesi che non sono residenti in Canada non pagano alcuna tassa sul loro reddito mondiale, a condizione che sia realizzato oltreconfine.

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Con questi due assi nella manica, gli stranieri “nuovi residenti permanenti” canadesi possono registrare un trust offshore strutturato per ospitare i redditi provenienti da fonti non canadesi, plusvalenze incluse, per una durata massima quinquennale. Ma la pacchia non finisce nemmeno dopo cinque anni, poiché il “nuovo residente permanente” può a quel punto scegliere di acquisire la cittadinanza canadese e, in contemporanea, optare per lo status di non residente ai fini fiscali canadesi. In questo modo i guadagni concentrati nel trust offshore non corrono nessun rischio di essere tassati anche a franchigia quinquennale scaduta.

Ma è legale? Certo. Vediamo in che modo Ottawa è riuscita a superare se stessa. A partire dal 2009, spiega ancora Latini, il Canada ha firmato ben 23 accordi di scambio di informazioni fiscali (i cosiddetti Tiea) con tutti i paradisi fiscali caraibici. In questo modo le multinazionali canadesi hanno potuto registrare società scudo o controllate nei paradisi fiscali, concentrandovi anche struttura di controllo e profitti, con il risultati di abbattere l’imposizione fiscale a livelli microscopici. Il rimpatrio in Canada dei profitti offshore dalle Barbados, per esempio, è tassato appena al 2,5% (con parte di questi profitti, ironia della sorte, probabilmente realizzati proprio in Canada).

A questo punto non c’è da stupirsi se alle Barbados troviamo le filiali di ben 1500 aziende canadesi, e se in appena cinque anni sono raddoppiati i capitali offshore provenienti dalle multinazionali del Paese dalla foglia d’acero (da 60 a 120 miliardi di dollari canadesi). E perché il mercato dei capitali caraibici passa per il 60% dalle banche canadesi, anziché da quelle statunitensi, britanniche o svizzere.

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