Diario di bordo dell'economia - centro studi guglielmo tagliacarne

solo una donna su tre ha un lavoro stabile

2' di lettura

Nel corso del 2021 alcuni processi di produzione di informazione statistica (e in particolar modo l'indagine sulle forze di lavoro) hanno subito significative revisioni da un punto di vista delle definizioni adottate (per renderle coerenti al nuovo regolamento europeo sulle statistiche su persone e famiglie derivanti da indagini campionarie) e per via della necessità di tener conto della nuova cadenza annuale del censimento demografico.

Nonostante l'adozione di una diversa metodologia d'indagine, il quadro relativo al mercato del lavoro nelle regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia) continua ad essere particolarmente critico, soprattutto se si guarda alla componente femminile delle forze di lavoro. Con riferimento alla popolazione 15-64 anni, il tasso di occupazione medio per il 2021 si attesta al 43,8% contro il 58,2% medio nazionale. La maggior parte degli occupati dell'area ha un contratto di lavoro dipendente (76,0% contro il 78,2% nazionale) e viene assorbito dal settore commercio e altri servizi (72,6% contro il 69,3% nazionale). Più di una persona su due lavora in Sardegna (53,6%) e in Basilicata (52,5%), mentre il tasso di occupazione supera di poco i 40 punti percentuali nel caso della Campania (41,3%) e della Sicilia (41,1%). Molto eterogenea è la situazione a livello provinciale: le due province sarde di Cagliari e Nuoro mostrano un miglior tasso di occupazione rispetto al dato medio regionale, mentre valori molto meno confortanti si registrano a Crotone (37,7%), Caltanissetta (37,6%) e Napoli (37,4%), ultime anche nella classifica nazionale.

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MERCATO DEL AVORO
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Ancora più preoccupante la situazione per quanto riguarda l'occupazione femminile. Nelle regioni del Sud il tasso di occupazione femminile si attesta al 32%, ciò significa che meno di una donna su tre ha un impiego stabile. Tutte le regioni mostrano valori sotto la media nazionale (pari al 49,4%); la Sardegna (46,3%) e la Basilicata (40,2%) vanno meglio rispetto alle altre regioni del Sud e, in particolare, rispetto alla Campania e alla Sicilia (29,1%). A livello provinciale, le tre realtà siciliane di Siracusa (27,1%), Agrigento (24,4%) e Caltanissetta (22,0%) e la provincia di Napoli (24,4%) sono quelle in cui si registra, in assoluto, la minore partecipazione delle donne al lavoro. Rispetto al quadro generale appena delineato, qualche segnale incoraggiante deriva dalle informazioni del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, dalle quali emerge la tendenza da parte delle imprese del Sud ad assumere nel periodo marzo-maggio 2022, seppur in misura minore rispetto alla media nazionale. Per la ripartizione, infatti, si prevedono 23,2 nuovi lavoratori nel comparto extra-agricolo ogni 1.000 residenti in età 15-64 anni, a fronte di un valore di 30,1 per il complesso del Paese. Ancora una volta i valori più positivi riguardano la Sardegna (35,1), mentre sotto la soglia media di ripartizione si collocano la Sicilia (20,0) e la Calabria (15,9).

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