Emergenza Covid

Solo il Friuli V.G. in giallo dal lunedì. Alto Adige resta bianco, ma la stretta è già partita

Tra le regioni più grandi continua il peggioramento di Lazio e Lombardia.

di Andrea Gagliardi

Aggiornato il 27 novembre 2021, ore 09:14

Coronavirus, ecco per chi scatta l’obbligo vaccinale

3' di lettura

Friuli-Venezia-Giulia in zona gialla da lunedì 29 novembre. Provincia autonoma di Bolzano che evita il cambio di colore solo per un posto letto in terapia intensiva. E contagi e ricoveri in aumento in tutta Italia, anche se tutte le altre regioni restano ancora al di sotto delle soglie critiche per il “downgrade”. Tra le regioni più grandi continua il peggioramento di Lazio e Lombardia. È la nuova fotografia della quarta ondata in corso in Italia scattata dal monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità.

Friuli-Venezia-Giulia in zona gialla da lunedì

La situazione più critica resta quella in Friuli-Venezia-Giulia. Il passaggio in giallo sarà certificato in data odierna dalla cabina di regia e ratificato da un’ordinanza del ministero della Salute. Nella regione (346 casi settimanali ogni 100mila abitanti) si trovano le due province con incidenza più alta d’Italia: Trieste (684) e Gorizia (546). Non solo. Sono state abbondantemente superate entrambe le soglie sul fronte ricoveri sopra le quali scatta il giallo (rispettivamente 10% per le rianimazioni e 15% per i reparti ordinari). Siamo rispettivamente al 16% dei posti letto occupati da pazienti Covid in terapia intensiva e al 19,5% negli altri reparti. Le soglie per il passaggio in arancione (20% terapie intensive e 30% nei reparti ordinari non sono più lontanissime.

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Il Friuli Venezia Giulia sarà il primo laboratorio del super green pass per vaccinati e guariti, che, in base al testo finale del nuovo decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sarà in vigore in tutta Italia (zona bianca) dal 6 dicembre, ma in Friuli Venezia Giulia (unica regione in zona gialla) già dal 29 novembre. Le nuove regole varate mercoledì sera dal consiglio dei ministri prevedono lo stop alle restrizioni sia in zona bianca che gialla che arancione: solo chi è vaccinato o guarito dal Covid potrà continuare a entrare nei ristoranti e bar al chiuso, al cinema, a teatro, in discoteca e alla stadio. Luoghi che diventano inaccessibili ai no vax.

Alto Adige resta bianco, ma restrizioni già scattate

In bilico l'Alto Adige, a un passo dal giallo. Nella provincia autonoma di Bolzano i contagi sono a quota 460 casi ogni 100mila abitanti. I ricoveri nei reparti ordinari sono saliti al 16,2%. Ma le terapie intensive sono inchiodate alla soglia limite del 10 per cento. Con un solo posto letto occupato in più scatterebbe il giallo. La provincia autonoma ha deciso ad ogni modo di giocare d’anticipo. Il 22 novembre il presidnete Arno Kompatscher ha firmato un'ordinanza che sancisce la chiusura delle discoteche, l’obbligo di mascherina all'aperto in ogni caso di assembramento e di mascherina Ffp2 sui mezzi pubblici. Mentre nei Comuni “rossi” (con un tasso di incidenza settimanale superiore agli 800 casi ogni 100.000 abitanti e con la copertura vaccinale inferiore al 70%) per due settimane bar e ristoranti devono chiudere alle 18 e scatta il coprifuoco dalle 20 alle 5. Chiusi teatri e cinema. Obbligo di Ffp2 anche nei negozi.

Curva epidemica ancora in risalita

A preoccupare però è la risalita veloce della curva epidemica tutta Italia. La scorsa settimana l’incidenza nazionale era pari a 98 casi ogni 100mila abitanti, ora è salita a 125, anche se l’Rt (indice di contagio) è stabile a 1,23. La media dei ricoveri in ospedale rimane ancora sotto soglia (6,2% in terapia intensiva e 8,1% negli altri reparti) ma è in costante crescita.

Lombardia, Lazio e Calabria in peggioramento

In peggioramento la situazione in Lombardia (119 casi settimanali ogni 100mila abitanti), soprattutto sul fronte dei ricoveri nei reparti ordinari, saliti all’11,2%. Non sta meglio il Lazio (146 casi settimanali ogni 100mila abitanti) con i ricoveri in area medica al 10,7%. Mentre in Calabria il tasso di occupazione dei reparti ordinari è dell’11,9%. In tutte e tre le regioni però i ricoveri in terapia intensiva sono distanti dalla soglia critica del 10 per cento.

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