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Solo l’Italia può guidare la prossima fase dell’integrazione europea: la Spaghetti theory

di Bernardo Bertoldi

(al62 - stock.adobe.com)

4' di lettura

Nella pausa di agosto, familyandtrends si concede la licenza di uscire dai consueti argomenti, spunti strategici e capitalismo familiare, e si pone l'ambizioso obiettivo di illustrare per discussione una nuova teoria per l'integrazione europea: la Spaghetti Theory.

Dall'Europa non si tornerà indietro per quanto possano esserci delle frenate di populismi vari, ma il percorso verso l'integrazione una sempre maggior integrazione passerà diverse fasi.

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Nelle carte della conferenza di Washington del 1942, americani ed inglesi, ormai sicuri sulla vittoria, ragionavano su come evitare nuove guerre europee. In quel frangente si disegnò il sistema delle Nazioni Unite, che prevedeva tre sotto aree: una americana, una pacifica e una europea, appunto. Per quanto il disegno immaginato da Churchill non si sia completamente realizzato, quella fase pose le basi per la fine delle guerre tra paesi europei.

L'euro e il percorso che l'ha preparato hanno permesso l'integrazione economica e una struttura monetaria che ci ha assicurato signoraggio e protezione nelle tempeste economiche che si sono succedute dalla fine degli accordi di Bretton Woods nel 1971.

Quanto fatto è straordinario, più di quanto siamo soliti ammettere, ma ora serve una terza fase: quella che porta ad un'integrazione culturale. È difficile non tanto per le tante lingue ma perché l'Europa è stata la culla degli stati nazionali e questo ha creato, giustamente, culture diverse all'interno di uno stesso continente. È stato ben diverso per gli Stati Uniti, dove le diverse culture degli immigrati si sono fuse in una nuova cultura basata sulla ricerca della felicità in un altro continente e sulla necessità di essere sufficientemente forti da poter essere indipendenti dalle (allora) grandi potenze coloniali europee. È stato ben diverso, anche, per la Cina, dove un sistema centrale disegna e guida con uno sforzo titanico popolazioni diverse verso un unico futuro.

Sino ad oggi, abbiamo pensato che il libero movimento di beni, capitali, servizi, persone avrebbe portato alla convergenza europea; forse non basta. Ci vuole un minimo comune denominatore culturale, e quando si tratta di cultura è difficile non pensare al nostro Paese. Come la Gran Bretagna ha avuto un ruolo guida nel dopo guerra e la Germania nella fase monetaria, l'Italia dovrebbe avere un ruolo guida nella fase di integrazione culturale.

Non si tratta di imporre la nostra cultura ma di condividerla. E in questo siamo bravi.

Diamo a tutti gli europei la possibilità di godersi il Colosseo, gli Uffizi, Venezia, le Alpi, il Mediterraneo, la Valle dei Templi e tantissime altre bellezze. Spingiamo perché tutti i giovani europei possano conoscere ed immergersi in secoli di laboriosa creazione di questa bellezza anche solo camminando nelle nostre città e nei nostri borghi. Torneranno a casa e vorranno nelle loro cittadine la stessa bellezza, chiederanno architetti, artisti, costruttori italiani per riprodurla. Per noi non sarà (solo) un vantaggio in termini di PIL ma un contributo ad avere un Continente più bello.

Impegniamoci per diffondere la nostra cultura del cibo, non solo per proteggere i nostri marchi e per aumentare le nostre esportazioni, ma per raccontare la nostra dieta, il nostro modo conviviale di stare a tavola, i nostri riti di piacere culinario. In un periodo di crescente attenzione alla salute, la dieta mediterranea dovrebbe poter contribuire al benessere delle persone nell'intero Continente. Ogni ristorante italiano in Europa dovrebbe diventare un punto di diffusione della nostra cultura culinaria, delle nostre ricette, del nostro modo di stare a tavola.

La nostra apertura mentale, la nostra tolleranza, la nostra voglia di conoscere gli altri e di “fare festa” è la base di questa capacità di integrazione. Noi siamo simpatici e simpatia deriva dal greco patire insieme (sun-patos): la capacità di capire nel profondo gli altri, condividendo i loro sentimenti. Tutto ciò comporterà un'evoluzione delle nostre tradizioni che si fonderanno con quelle del resto del Continente; non si tratta di dominare con la nostra cultura ma di integrarsi con le altre e di fondersi in qualcosa di più europeo di cui l'Italia sarà la forza motrice. Questo lo sappiamo fare, se non altro perché sappiamo bene che quello che siamo oggi non è altro che la fusione di tante culture che nei millenni si sono integrate sul nostro territorio dall'impero romano alle repubbliche marinare. Dovremo pensare, ad esempio, che pur che questo crei una base comune, è bello che la Gioconda sia in una grande capitale europea; dovremo smettere di lagnarci per i giovani cervelli in fuga purché questi italiani diffondano la nostra cultura e siano “integratori” europei.

La nostra storia ci ha insegnato ad essere degli “integratori”. E questo succede sempre, anche nei momenti più drammatici; è qualcosa che abbiamo nel sangue da millenni come ci ha insegnato il comandante Todaro, che affondato un piroscafo belga durante la seconda guerra mondiale portò in salvo i nemici superstiti abbandonando le operazioni di guerra. Quando il capo dei sommergibilisti tedesco criticò aspramente il comportamento di Todaro, l'Italiano rispose: “Un comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle”.

È questa civiltà che sta nelle nostre vene da millenni che può porci alla guida di una nuova fase di integrazione europea. Dobbiamo solo pensare di poterlo fare. In questo i successi di questa estate nella musica, nel calcio e nei giochi olimpici dovrebbe spronarci.

Basta una rapida somma delle medaglie olimpiche delle nazioni europee per capire quale sarebbe il ruolo culturale e sportivo di un Europa davvero unita nel mondo. Pensiamoci alla prossima forchettata di spaghetti che mangeremo con gli amici godendoci uno dei nostri bei posti di vacanza: in quegli spaghetti ed in quella convivialità c'è il futuro dell'Europa.

(Docente di Family Business Strategy - Università di Torino – bernardo.bertoldi@unito.it)

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