Qualificazioni Mondiali

Solo un pareggio (1-1) con la Svizzera. Jorginho spreca un altro rigore

Lunedì si decide a Belfast: bisogna vincere, e con parecchi gol di scarto

di Dario Ceccarelli

Italia-Svizzera, Mancini: "Jorginho? Probabilmente cambieremo rigorista"

4' di lettura

Adesso son guai. O comunque tutto si complica ulteriormente. Questo faticato pareggio all'Olimpico (1-1) con la Svizzera, con l'aggravante del rigore sbagliato da Serginho allo scadere della partita (il terzo consecutivo fallito dall'azzurro con la nazionale!), ci costringe lunedi ad andare a Belfast con l'obbligo di vincere. E soprattutto di battere l'Irlanda del Nord con il maggior numero di gol possibili, cosa non facile visto che, ultimamente, l'Italia fa una fatica tremenda a metterla dentro. Sbagliamo anche su rigore. Continuare a ripeterci che siamo campioni d'Europa non basta. Le elettrizzanti notti di Wembley, in questo autunno di scontento, sono solo un ricordo sfuocato. Nelle ultime otto partite gli azzurri hanno vinto solo due volte. Non vinciamo perché non segniamo. E non segniamo perché giochiamo male. Siamo lenti e troppo allungati. Impacciati e imprecisi. E anche poco reattivi sia fisicamente che mentalmente. Forse è umano, molti giocatori sono usciti svuotati da una estate pazzesca, quasi irripetibile.

Un primo tempo da dimenticare

Alla fine, con gli svizzeri, con quel rigore buttato alle stelle, avremmo anche potuto chiudere la partita guadagnando una prenotazione sicura per i mondiali in Qatar. Ma nel primo tempo gli azzurri sono stati imbarazzanti. Sempre sottotono, mai sul pezzo. Nei primi venti minuti ogni ripartenza degli elvetici, sul nostro lato destro, era una coltellata. E non solo per il gol al 12' di Widmer (botta dal limite dell'area che fa secco Donnarumma). Tre minuti dopo infatti, sempre sul fianco destro, Okafor, seminava il panico concludendo di poco a lato. Per raddrizzare la partita (dopo una clamorosa occasione sprecata da Barella a due passi da Sommer) c'è voluto un calcio piazzato di Insigne, deviato in rete da Di Lorenzo su un'uscita maldestra del portiere svizzero, una volta tanto anche lui non impeccabile.

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Due cambi efficaci...

Ma anche il pareggio non è servito a molto. Il vero cambio di passo è avvenuto solo dopo un'ora, nella ripresa, quando Mancini ha tolto finalmente l'impalpabile Belotti e lo sfuocato Locatelli. Con l'ingresso di Berardi e Tonali, con Chiesa centrale d'attacco, qualcosa è finalmente cambiato. L'Italia ha guadagnato campo mettendo sotto pressione gli avversari: e finalmente si visto qualcosa della nazionale che conosciamo.

... ma non sono stati sufficienti

Passaggi più rapidi, azioni verticali, un pressing costante che ci ha permesso di minacciare più volte la porta di Sommer. Anche Calabria e Raspadori, entrati al posto di Emerson e Insigne, hanno dato più incisività. Pure l’uscita di Barella (troppo elettrico) per Cristante ci ha rivitalizzato. Però i cambi non sono bastati. Come non sono bastati i blitz di Berardi, l'unico veramente in grado, con i suoi dribbling, di sparigliare il match. Proprio da un’incursione dell’emiliano nasce il rigore concesso dall'arbitro Taylor dopo l'intervento del Var. Il penalty ci sta per il maldestro fallo di Garcia, ma qui è scattata di nuovo la maledizione del dischetto che ormai, come un sortilegio malefico, colpisce l'Italia dopo averci portato in Paradiso all'Europeo.

Di nuovo come a Basilea, Serginho ha fallito il rigore scagliando la palla sopra la traversa. Una doccia fredda per i 57mila spettatori dell'Olimpico che ormai, a un minuto dal 90esimo, già pregustavano la vittoria degli azzurri. Non è giusto gettare la croce su un giocatore, perfino troppo coraggioso, che ha dato tantissimo alla nazionale, però un po' di prudenza da parte della panchina non avrebbe guastato. «È lui il rigorista, capita di sbagliare» ha poi ribattuto Mancini per ridimensionare l'episodio che però peserà non poco lunedì prossimo quando l'Italia dovrà vedersela con gli irlandesi. Il problema è questo: che Italia e Svizzera guidano il gruppo C con lo stesso punteggio (15 punti). E gli azzurri hanno una differenza reti favorevole di due gol. Solo che gli elvetici, incrociandosi con la Bulgaria, avranno un compito più facile.

A Belfast serve una vittoria sonora

A Belfast quindi non dobbiamo solo vincere, ma farlo con un punteggio ampio, in modo da non farci raggiungere nel conto dei gol dagli svizzeri. Perché se ci raggiungono, passerebbero loro avendo realizzato una rete all'Olimpico, mentre gli azzurri a Basilea (0-0) non hanno segnato. Insomma, il rammarico è forte. Non solo per il rigore sprecato, ma anche per l'involuzione che c'è stata - in modo incontrovertibile - nella nazionale dopo l'estate. Mancini alla vigilia aveva detto: «Bisogna giocare con allegria. non aver ansia e divertirsi». Ecco, gli azzurri non si sono divertiti. Per nulla.

Manca la sfrontatezza

Diciamo che è stata invece una sofferenza. il bello dell'Italia, la vera sorpresa dell'Europeo, era stata proprio la sua sfrontatezza. Il suo giocare per vincere e non far giocare gli avversari. Quella sua capacità di infilarsi nelle linee altrui e arrivare a rete nei modi più svariati, nonostante l'assenza di un centravanti convincente. Adesso il centravanti non l'abbiamo ancora.

Però ci mancano pure il gioco e il pressing. Siamo lunghi, facile preda dei contropiede. Anche gli errori sono troppi. Segno di scarsa lucidità e di una non brillante condizione fisica. Ci lamentiamo per il rigore sbagliato, ma nel recupero, per un pasticciaccio di Donnarumma e della difesa, abbiamo rischiato perfino di perdere. Sarebbe stato il crac finale. Solo un provvidenziale salvataggio di Bonucci ci ha salvati da nuova cocente delusione. Perché la nazionale con il Mondiale ha un conto aperto. Dopo il trionfo del 2006 a Berlino, abbiamo avuto solo delusioni, fino alla mancata qualificazione per la Russia nel 2018. Il pareggio choc con la Svezia a San Siro è ancora un incubo, una cicatrice fresca. È ora però di svegliarsi e non pensarci più. Scendiamo dal lettino. Basta con la psicoanalisi. L'Italia ha vinto un titolo europeo in luglio. È impossible che a novembre quei campioni siano diventati tutti asini.

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