Strategia per la ripresa /2

Soluzioni a valenza sociale per uscire dai debiti generati dalla pandemia

di Antonella Sciarrone Alibrandi e Alessandra Smerilli

4' di lettura

Nelle ultime settimane la morsa del Covid-19 si è finalmente allentata. La pandemia lascia però sul campo una situazione molto pesante per l’economia globale e anche in Europa le previsioni sono tutt’altro che rassicuranti. Stando a recenti rapporti dello Ersb e della Bce, i timori principali riguardano l’incremento dei debiti delle imprese che – per ragioni connesse alla pandemia, a partire dalla crisi della domanda in determinati settori di mercato – sono entrate in una situazione di illiquidità grave, pur se forse non irreversibile. Ma le preoccupazioni non mancano anche riguardo al crescente, e correlato, peggioramento della qualità dei crediti verso famiglie e consumatori.

L’uscita dalla fase emergenziale e l’inevitabile rimozione delle numerose misure di sostegno pubblico introdotte durante la pandemia rendono alta la probabilità di una significativa crescita dei tassi di default, soprattutto in quelle aree dell’eurozona dove la componente dei servizi è più alta.

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Come entrambi i documenti più sopra richiamati mettono in luce, il transito dall’emergenza alla ripresa è uno snodo delicato, in cui il ruolo delle banche è cruciale. Se, però, l’atteso incremento di crediti deteriorati induce molti a concentrarsi su come assicurare la “tenuta” del sistema bancario e finanziario, non parimenti diffusa è la consapevolezza della necessità di una gestione efficace di tutte le conseguenze che da tale incremento scaturiscono sul sistema socio-economico, e in particolare per le famiglie con minori possibilità. Pensare solo alla tenuta del sistema bancario potrebbe rivelarsi una scelta miope.

In linea con il forte investimento fatto dall’Europa per assicurare ripresa e resilienza anche nell’ottica della coesione e dell’equità sociale, occorre allora avere coraggio e domandarsi se la policy europea di gestione dei non performing loan, o Npl, sino a oggi adottata non vada modificata per affrontare al meglio le numerose crisi conseguenti alla pandemia.

Proprio con l’obiettivo di contribuire all’elaborazione di una strategia di uscita basata su soluzioni innovative e sostenibili anche dal punto di vista sociale, è nata la collaborazione fra l’Università Cattolica e la Task Force Economia della Vatican Covid-19 Commission, la Commissione istituita da Papa Francesco presso il dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale al fine di affrontare le conseguenze della pandemia con capacità di visione, audacia e collaborazione internazionale: preparando il futuro, che è diverso da prepararsi per affrontarlo.

Le soluzioni proposte non vogliono favorire uno spreco di risorse per prolungare l’agonia di posizioni debitorie ormai decotte. Al contrario, si suggerisce di distinguere con attenzione nel novero delle varie situazioni di difficoltà le diverse tipologie debitorie e di intervenire con misure adeguate alle caratteristiche di ciascuna.

Ciò significa, per un verso, offrire strumenti atti a far gestire i “rischi di transizione” a quei debitori che oggi si trovano in una situazione di seria difficoltà ma che mostrano di poter ripartire e, per un altro, accompagnare all’exit dal mercato, con modalità al contempo efficienti e socialmente sostenibili, coloro che versano in una situazione di crisi irreversibile.

I piccoli imprenditori e le loro famiglie preoccupano maggiormente, perché in questi casi quasi non esiste barriera, o comunque ne esiste una molto sottile, fra la realtà individuale e quella economica e patrimoniale.

Per sostenere quanti, in conseguenza della pandemia, si sono venuti a trovare in situazioni di carenza di liquidità o leva finanziaria eccessiva, occorre innanzitutto incentivare accordi con i creditori bancari, volti alla rinegoziazione/ristrutturazione dei debiti anche nell’ambito di più generali processi di transizione (familiare o aziendale) verso modelli sostenibili.

Rispetto a tale obiettivo, però, l’assetto normativo vigente in materia di trattamento prudenziale degli attivi bancari deteriorati non appare in grado di fungere da elemento facilitatore della ripartenza post-Covid ma può, al contrario, in ragione di talune sue rigidità, costituire un ostacolo. Occorre dunque modificare l’attuale paradigma regolatorio – e, in particolare, il trattamento delle posizioni di default più lieve (past due e, soprattutto, unlikely to pay) – che invece di incentivare le banche alla rinegoziazione/ristrutturazione dei crediti deteriorati, le spinge piuttosto verso una rapida cessione a operatori specializzati spesso orientati a modalità aggressive di “recupero del valore”.

Ma anche senza intervenire sull’intera filosofia regolamentare dei crediti deteriorati, è possibile immaginare una maggiore flessibilità nella rappresentazione del credito deteriorato (in particolare, intervenendo sull’interpretazione della lett. d), del terzo paragrafo, dell’art. 178 Crr), utile a favorire accordi «transattivi» tra banche e debitori.

E ancora, per agevolare quei soggetti in grado di estinguere posizioni di debito – oggi interessate da moratorie – beneficiando di uno «sconto» su quanto dovuto o di una rinegoziazione delle scadenze, si potrebbe ipotizzare una modifica delle Linee guida della European banking authority, o Eba, sul credito, intesa al congelamento dell’effetto, nei modelli di rischio delle banche, delle eventuali transazioni a sconto sull’ammontare complessivo dovuto alle banche.

L’impressione è che non manchino le vie per affrontare le crisi ereditate dalla pandemia mediante innovative soluzioni a valenza sociale.

In questa prospettiva, un’occasione importante è data dalla Presidenza Italiana del G20 che si sta concentrando sulla costruzione dell’architettura finanziaria post-pandemia, attorno ai tre pilastri “Persone, Pianeta e Prosperità”.

Se un’indicazione nel segno di un approccio realmente di sistema al fenomeno degli Npl venisse recepita nel Documento finale del G20, la pandemia avrebbe costituito l’occasione per un ripensamento del quadro normativo del sistema finanziario a beneficio dell’economia reale e dei cittadini. Usciremmo dunque migliori da questa crisi.

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