crisi e imprese

Sondaggio EY tra 2.900 manager: la ripresa sarà a “U”. Poi sfida a dieci anni su clima e digitale

Il sondaggio condotto da EY su oltre 2.900 top manager in 46 Paesi del mondo. I timori in Italia: temi collegati all’emergenza clima, carenza di talenti in un Paese «vecchio» e disuguaglianze sociali

di Alessandro Graziani

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Il sondaggio condotto da EY su oltre 2.900 top manager in 46 Paesi del mondo. I timori in Italia: temi collegati all’emergenza clima, carenza di talenti in un Paese «vecchio» e disuguaglianze sociali


2' di lettura

Che futuro prevedono i manager globali dopo l'inevitabile recessione conseguente all'emergenza sanitaria del Coronavirus? L'ampia maggioranza (54%) prevede un periodo di recupero prolungato a “U”, con un'attività economica rallentata fino al 2021, mentre il 38% vede una ripresa più rapida a “V” e un ritorno ai livelli pre-crisi già nel terzo trimestre 2020. Solo l'8% teme una ripresa a “L”, con un periodo di recessione prolungato fino al ritorno della normale attività economica nel 2022. E' quanto emerge dalla XXII edizione del Global Capital Confidence Barometer (CCB), il sondaggio condotto dalla società' internazionale di consulenza EY su oltre 2.900 top manager in 46 paesi del mondo.
Il rapporto, suddiviso tra opinioni globali e italiane, offre vari spunti di interesse su timori (e reazioni manageriali) sia nel breve che nel medio-lungo termine.

Quasi tre quarti (73%) degli intervistati si aspetta che il COVID-19 avrà un forte impatto sull'economia globale nei prossimi 12 mesi, con interruzioni nella catena logistica e un consistente calo dei consumi. Allo stesso tempo, i dirigenti stanno già' da ora rivedendo i loro modelli operativi in risposta alla crisi. “Il crescente arresto delle attività in molte parti del mondo ha messo in luce le vulnerabilità nelle supply chain di molte aziende - si legge nel rapporto di EY basato sul sondaggio - con oltre la metà di queste (52%) che stanno prendendo provvedimenti per cambiare il loro assetto attuale, e il 41% che sta investendo nell'accelerazione dell'automazione”.

Molte società (72%) hanno già avviato importanti iniziative di trasformazione, innescate a seguito della pressione sugli obiettivi di fatturato e per raggiungere i target di redditività, secondo gli intervistati del CCB. Dopo l'emergenza, i top manager affermano che daranno priorità a considerare nuovi investimenti in ambito tecnologico e digitale (73%) e nell'allocazione di capitale all'interno del proprio portafoglio (71%).
Se l'accelerazione nella trasformazione digitale e' ormai fenomeno atteso da vari osservatori, interessante e nuova e' la risposta che i dirigenti di azienda hanno dato alla domanda su quale sia ora la più' grande sfida che attende il mondo del business nei prossimi dieci anni. A sorpresa sia a livello globale (12%) che soprattutto in Italia (18%) il tema principale “sono le istanze collegate al clima e la necessità' per il mondo del business di dare un significativo contributo alla decarbonizzazione”. Al secondo posto in Italia (12%) tra le preoccupazioni dei manager figurano le carenze di “talenti” dovute ai “divari di capacità' e all'invecchiamento della popolazione” che si sommano con la stessa proporzione (12%) ai timori per la rapidita' dei cambiamenti tecnologici e alle nuove disuguaglianze sociali. Timori che sia in Italia che nel mondo pesano ben più' di futuri nuovi rallentamenti dell'economia (8%) o di fenomeni finora molto dibattuti come populismo e protezionismo (6-8%).
La trasformazione digitale resta invece la maggiore leva da azionare nel prossimo futuro in occasione di fusioni e acquisizioni che, secondo i propositi dei manager coinvolti nel sondaggio di EY, riprenderanno a breve anche approfittando del crollo delle valutazioni di Borsa. Ll'intenzione di “perseguire progetti di fusioni o acquisizioni nei prossimi 12 mesi rimane ai livelli relativamente elevati (54%) osservati nell'ultimo periodo”.

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