In vista del summit di Davos

Sondaggio Wef: «Il mondo chiede multilateralismo»

di Stefano Carrer


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(Afp)

2' di lettura

Il mondo è più gentile di quanto appaia, almeno a livello di una opinione pubblica globale che appare mediamente aperta alla cooperazione multilaterale e ai fenomeni migratori. È la conclusione non scontata di un nuovo sondaggio mondiale pubblicato oggi dal World Economic Forum, che sarà valutato dai leader di governi e imprese al summit di Davos (22-25 gennaio).

Il sondaggio tra oltre 10mila persone in diverse parti del pianeta – in collaborazione con la società di ricerca Qualtrics - evidenzia anzitutto che viene considerata molto importante dal 76% degli interpellati la collaborazione tra le Nazioni. Una cooperazione che, secondo il Global Risks Report pubblicato dal WEF nei giorni scorsi, appare oggi carente nell'affrontare i grandi problemi dell'umanità. L'opinione pubblica globale sembra piuttosto sponsorizzare la permanenza e il rilancio del multilateralismo. La percentuale indicata di sostenitori scende pero' al 61% in Europa.

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Inoltre dal 57% delle risposte su scala globali emerge una visione per lo piu' positiva dell'immigrazione per il Paese di destinazione, sia pure con significative variazioni regionali: si va dal 72% del Sud Est asiatico al 66% del Nord America. È in Europa che prevalgono scetticismo e preoccupazioni per il fenomeno migratorio: la stessa opinione e' espressa solo dal 46% degli interpellati in Europa Occidentale, percentuale che cala al 40% in Europa del'Est.

Alla domanda se si ritenga che il proprio Paese abbia una responsabilita'nell'aiutare altri Paesi, su scala globale le risposte positive sono intorno al 72% del totale: stranamente i nordamericani, pur aperti all'immigrazione, hanno risposti si' solo per il 61%.

    «Il desiderio predominante del pubblico mondiale è che i leader trovino nuove modi di lavorare insieme, in modo da cooperare alla soluzione delle sfide che riguardano tutti noi come cambiamenti climatici, disparità reddituali, problemi tecnologici e geopolitici. La cui combinazione pone minacce esistenziali all'umanità», osserva Klaus Schwab, fondatore e executive chairman del World Economic Forum. Schwab sembra suggerire, insomma, che un certo tipo di populismo con tendenze nazionaliste, che considera a somma zero i rapporti internazionali (quasi come un mors tua vita mea), non sia certo e non starebbe diventando “mainstream”.

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    Tuttavia la gente appare avere serie preoccupazioni e critica i propri governi, ad esempio ritenendo che facciano troppo poco per garantire una mobilità sociale verso l'alto. In Europa fino a solo una su cinque persone crede che un povero possa diventare ricco solo dandosi da fare con il lavoro. E persino negli Usa , storicamente terra delle opportunita', solo il 34% degli interpellati pensa che siano oggi presenti significative condizioni per il progresso socioeconomico di chi parte da una posizione svantaggiata.

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