Le donne dello champagne

“Sono cresciuta con l'idea che non conti il genere, ma il lavoro”. Parola dell'erede Drappier

Charline Drappier ha solo trent'anni, sua nonna era la patronne dell'Aube e con i fratelli incarna la nuova generazione della Maison, dove vale l'impegno a fare rete.

di Barbara Sgarzi

Charline Drappier, direttore commerciale eco-proprietaria della maison omonima (ph. Xavier Lavictoire).

2' di lettura

Charline Drappier, trent'anni, direttore commerciale e co-proprietaria della Maison, con i fratelli incarna la nuova generazione delle Champagne. Dove il genere non conta e le donne sanno fare rete.

Lei è una delle rappresentanti della nuova generazione delle champenoise, anni in cui le donne sono salite alla guida di molte Maison. Lo Champagne è pronto per l'uguaglianza di genere? Sì, senz'altro. Nel dopoguerra, qui nella regione dell'Aube, chiamavano mia nonna «la patronne». Sono stata cresciuta nell'idea che non contasse il genere, ma solo il lavoro e l'impegno che ci si mette.

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C'è un contributo personale che mette nel suo lavoro ? Detto altrimenti, esiste un «tocco femminile» nella creazione dello Champagne? Non sono certa sia una questione di genere, quanto socio-culturale. Da un punto di vista organizzativo, sento di far parte di una generazione di donne attive, che hanno imparato molto in poco tempo; la ricerca di informazioni e le decisioni oggi sono più rapide, quasi immediate. D'altra parte, credo molto nell'accoglienza e nell'empatia che si creano in una sinergia femminile. È quello che succede nel nostro gruppo « La Transmission » che nasce dalla voglia di trasferire a chi arriverà quello che crediamo importante per le nuove generazioni di produttrici.

Qual è la competenza fondamentale nel suo lavoro? L'intuizione. Qualunque sia la decisione da prendere – una vigna da impiantare, una macerazione da prolungare, un fornitore da scegliere – l'intuizione arriva dalla nostra esperienza e sensibilità e ci dà l'energia necessaria per mandare avanti la nostra impresa.

Charline Drappier con i suoi fratelli.

Quali sono le innovazioni che ha portato alla Maison da quando è arrivata e quali gli obiettivi futuri? Il rispetto per chi mi è ha preceduto è la prima cosa. Non ho pensato quindi a cambiamenti radicali, ma l'arrivo della nuova generazione (i miei fratelli e io) ha portato in modo molto naturale un vento di libertà nelle decisioni. Abbiamo valorizzato ancora di più la nostra identità locale, quella dell'Aube, la nostra specializzazione nel pinot nero e nelle vinificazioni naturali. Il mio lavoro consiste nel renderlo evidente agli occhi dei consumatori.

La bottiglia alla quale si sente più legata? Clarevallis, perché simboleggia la continuità del passato con il presente e il futuro. È una cuvée bio nata nel 2020 che simboleggia il passaggio di testimone fra generazioni. Io ho disegnato l'etichetta a mano e i miei fratelli, guidati da nostro padre e dal nonno, hanno lavorato le vigne e creato l'assemblage. È fresca, luminosa e in costante evoluzione; una cosa viva ( Champagne-drappier.com , la cuvée Clarevallis costa circa 42 euro).

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