Italia-palestina

Sono italiane le aziende per l’acqua a Gaza e per il restauro della chiesa della natività

dal nostro inviato Gerardo Pelosi

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Marco Gay ,presidente Confindustria giovani, con il Console generale a Gerusalemme Fabio Sokolowicz, a colloquio con ministro Turismo e antichità della Palestina Maaya


3' di lettura

RAMALLAH. C’è fame di tutto ma soprattutto di stabilità e crescita economica nei Territori sotto controllo dell’Autorità nazionale palestinese. Gli aiuti pubblici allo sviluppo e i progetti delle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale, Banca europea degli investimenti, Banca islamica di sviluppo) si concentrano necessariamente sui grandi progetti infrastrutturali come acqua, energia, trasporti. Quello che ancora manca è lo sviluppo di un’imprenditorialità locale e un flusso costante di investimenti privati. Nuove occasioni per le imprese italiane dei settori più disparati (dalle costruzioni all’agroindustria al turismo) come hanno potuto toccare con mano un gruppo di imprenditori in una missione guidata dal presidente di Confindustria giovani, Marco Gay che si è recata a Ramallah la settimana scorsa.

Obiettivo creare cultura d’impresa
Creare una cultura d’impresa in una delle zone più martoriate della terra è, del resto, l’obiettivo principale del primo Joint Business Forum tra aziende italiane e palestinesi aperto a Ramallah con la firma di un accordo quadro da parte di Marco Gay e di Samir Zraiq, presidente della Palestinian Federation Business Associations. Tutti confermano la volontà di trasformare le occasioni di nuovi business e investimenti in una parte essenziale del lavoro di Insitution building. Lo hanno ribadito il ministro dell’Economia nazionale palestinese Abeer Odeh, il presidente di Bank of Palestine Hashim Shawa (co-chairman del Forum insieme a Marco Gay) e lo stesso Console generale d’Italia a Gerusalemme, Fabio Sokolowicz.

Mosaico della Chiesa della Nativita' restaurato dalla Piacenti di Prato

Il Piano nazionale palestinese
Sulla stessa falsariga si muove il nuovo Piano nazionale palestinese ('Palestine National Policy Agenda', Npa) presentato a Ramallah mercoledì 22 febbraio dal primo ministro Hamdallah. Un piano, da quest’anno fino al 2022, concepito «per lo sviluppo del popolo, per raggiungere libertà e progresso». Il premier palestinese ha anche chiesto l’aiuto della Comunità internazionale per consentire ai palestinesi di liberare l’Area C dei Territori dal controllo israeliano. «Se Israele permettesse ai palestinesi di beneficiare dell'Area C, che compone il 60% dell’area della Cisgiordania sotto controllo militare israeliano – sostiene Hamdallah - gli investimenti in questa zona porterebbero ogni anno 3.5 miliardi per i palestinesi come confermato dai rapporti della Banca Mondiale».

Importanti occasioni di business
Una realtà, quella dei Territori, che pur nelle difficoltà del quadro geopolitico nasconde però importanti occasioni di business. «Quello che viene percepito in Italia di questa regione - ci dice Marco Gay - è molto diverso da quello che abbiamo potuto vedere; ci sono grandi potenzialità per un mercato che dalla Palestina si può allargare alla Giordania e all'area del Golfo; c’è disponibilità a valutare partnership industriali che si basano su due punti di forza: il valore indiscusso del made in Italy, dal fashion alle macchine utensili e un grande bisogno di acquisire know how con investimenti strutturali come abbiamo constatato nel parco dell'agroindustria di Gerico».

Grande interesse per i seguiti della missione
C’è molto interesse per i seguiti della missione di Confindustria: nel settore delle costruzioni Giacomo Gellini ha avviato primi contatti così come Stefano Melia nel turismo e Daniele Casti nell'interior design. Investimenti italiani che potrebbero assumere un significato politico in un’area a forte instabilità e dove viene da sempre riconosciuto un ruolo leader alla Cooperazione italiana in settori come quello sanitario e dell’istruzione (per complessivi 45 milioni di euro). Lo stesso Console generale d’Italia a Gerusalemme, Fabio Sokolowicz durante il Business Forum ha letto un messaggio del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, nel quale sono state sottolineate le opportunità offerte per creare business-network, aumentare gli scambi economici e commerciali e gli investimenti tra le due parti, rilanciare i rapporti economici e sostenere lo sviluppo dell'economia palestinese.

I progetti italiani
Nel frattempo parlano già italiano da mesi due dei più grandi progetti in corso a Betlemme e a Gaza. A Betlemme la ditta Piacenti di Prato sta proseguendo i lavori di restauro dell'esterno e dei mosaici della Chiesa della natività (dopo avere vinto un tender per complessivi 18 milioni di euro) mentre la ditta Lotti di Roma si è aggiudicata la progettazione e la direzione lavori di 300 km di rete idrica in tutta la striscia di Gaza (dove l’acqua viene razionata sei ore a giorni alterni) progetto di 240 milioni di dollari finanziati da Banca mondiale, Bei e Banca islamica di sviluppo che potrebbe coinvolgere nella fase di realizzazione molte altre imprese italiane.

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