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Sophia Amoruso si dimette da ceo di Girlboss. Luci e ombre della 36enne influencer e startupper milionaria

Dall’esordio vendendo abiti vintage su ebay alla nascita di Nasty Gal, finita in Chapter 11. Scrive il libro Girlboss, che diventa una serie su Netflix, e fonda l'omonima società multimedia che a dicembre 2019 ha venduto ad Attention Capital. Ora lascia: «L’effetto Covid ha decimato i ricavi»

di Alessandro Graziani

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(Afp)

Dall’esordio vendendo abiti vintage su ebay alla nascita di Nasty Gal, finita in Chapter 11. Scrive il libro Girlboss, che diventa una serie su Netflix, e fonda l'omonima società multimedia che a dicembre 2019 ha venduto ad Attention Capital. Ora lascia: «L’effetto Covid ha decimato i ricavi»


3' di lettura


L'annuncio delle dimissioni lo ha dato lei stessa, ovviamente con un post su Instagram e poi sugli altri social media. La 36enne imprenditrice, startupper e influencer americana Sophia Amoruso si è dimessa dall'incarico di ceo di Girlboss, la società multimedia Usa che lei stessa aveva fondato nel 2017 e che già nel dicembre 2019 aveva venduto al gruppo Attention Capital per un importo mai rivelato.

Ora, l'effetto pandemia ha decimato i ricavi della società che viveva soprattutto sulla organizzazione di eventi con relative sponsorizzazioni. E la Amoruso ha deciso di lasciare, insieme al management team, dopo aver incassato i proventi della vendita di Girlboss che per sua fortuna si era realizzata a dicembre scorso in era pre Covid.

La carriera

Per la giovane e intraprendente imprenditrice si tratta del secondo colpo fortunato. Nel 2015 aveva lasciato la guida di Nasty Gal, la sua precedente start up digitale finanziata da venture capital ed arrivata a fatturare oltre 100 milioni di euro, che poi nel 2016 era finita in Chapter11 (amministrazione controllata). Ora Amoruso dice che nei suoi piani per il futuro intende dare «priorità più al benessere che alle sue ambizioni». Operazione non impossibile considerato che nella sua pur breve carriera ha guadagnato, a differenza delle società da lei fondate e poi rivendute, svariati milioni di dollari tanto da essere inserita tra le donne più ricche degli Usa.

Ma chi è' Sophia Amoruso e come ha iniziato la sua carriera l'imprenditrice e star di Internet? Nata in California, la giovane ha un percorso di studi non esemplare e una vita familiare irrequieta. Va presto a vivere da sola e per arrivare a fine mese si arrangia con vari lavori precari. Nel 2007, a 23 anni, vive da sola a San Francisco e lavora come receptionist all'Academy of Art University. Quasi per gioco le viene l'idea di lanciare uno store su eBay in cui vendere oggetti e capi vintage che lei stessa va a comprare nei mercatini e poi mette all'asta sulla nota piattaforma online.

L'hobby funziona e la Amoruso, dimostrando un certo talento per il business, comincia a fatturare cifre di un certo rilievo. Ma qui arriva la prima ombra sulla sua pur brillante carriera. Nel 2008 viene bandita da eBay. Le cause non sono state mai davvero chiarite. Lei sostiene di aver abbandonato volontariamente la piattaforma, altri ritengono che avesse commesso una serie di irregolarità a partire dall'inserimento di propri rilanci nelle vendite dei suoi capi.

Il marchio Nasty Gal

Per la Amoruso comunque l'esperimento può dirsi riuscito, tanto che con pochi dollari decide di tentare l'avventura delle vendite di abiti vintage con un proprio marchio, Nasty Gal, che anche grazie allo sviluppo dei social network a partire dalla vetrina di Instagram, conquista un proprio spazio indipendente e gli incassi passano dai 223.000 dollari del 2008 a circa 23 milioni di dollari nel 2011.

Il business continua a marciare a gonfie vele per alcuni anni, attrae fondi di venture capital che iniettano capitali per far crescere l'azienda che arriva a fatturare 100 milioni di euro. Il New York Times la definisce «la Cenerentola della tecnologia». Finché a fine 2016 Nasty Gal dichiara bancarotta, finisce in Chapter11, la Amoruso è costretta a dimettersi prima da ceo e poi da presidente e Nasty Gal viene rilevata da Boohoo Group per 20 milioni di dollari.

La serie tv su Netflix

A soli 32 anni la giovane startupper ha già guadagnato alcuni milioni di dollari, ma il fallimento le pesa. Non si perde d'animo e prova a sfruttare la notorietà conquistata, ormai non solo sul web, per scrivere un libro: Girl Boss, di fatto la sua biografia. Il libro ha un grande successo, tanto che Netflix decide di farne una serie tv (poi interrotta per scarsa audience).
Il successo del libro consente a Sophia Amoruso di sfruttare il marchio Girlboss per il nuovo business che decide di avviare. Fonda così la società di multimedia Girlboss, una sorta di community femminile che organizza a pagamento virtual meetups, newsletters, podcasts, online networking.

C’è anche l'e-commerce, vecchia passione della fondatrice, ma ha un peso marginale. Il business model appare fragile, ma la startupper riesce a raccogliere 6,6 milioni di dollari da una serie di investitori come Lightspeed Venture Partners e Initialized Capital. L'iniziativa è tutta basata sul ruolo centrale da one-woman-band della Amoruso, tanto che oggi dopo la sua uscita di scena molti dubitano delle prospettive della società. Forse proprio a partire da lei, che pochi mesi fa ha pensato bene di vendere tutte le sue quote.

Chissà' se davvero ora, come ha detto, rinuncerà alle sue ambizioni o se invece tra pochi mesi lancerà una nuova iniziativa imprenditoriale. E se troverà ancora investitori di venture capital che, oltre alle molte luci, terranno conto anche delle tante ombre che circondano la sua affascinante carriera.

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