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Soros (con un miliardo) lancia una rete globale per le università

Il finanziere-filantropo a Davos: «Stiamo realizzando un network dell’istruzione per sostenere anche gli studenti più in difficoltà nel mondo». Trump? «Un imbroglione». La Cina? «Una dittatura»

di Luca Veronese

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Il finanziere e filantropo americano di origini ungheresi, George Soros

Il finanziere-filantropo a Davos: «Stiamo realizzando un network dell’istruzione per sostenere anche gli studenti più in difficoltà nel mondo». Trump? «Un imbroglione». La Cina? «Una dittatura»


3' di lettura

Un miliardo di dollari solo per iniziare, già quest’anno. E un appello a tutti quelli - dalle istituzioni alla business community - che vogliono collaborare alla creazione di «una nuova rete universitaria globale» attraverso la quale rafforzare «i valori della società aperta, in particolare la libertà di espressione e la diversità di opinioni». George Soros ha scelto la platea di Davos, per lanciare il suo nuovo progetto. Senza risparmiare attacchi a Donald Trump, «un imbroglione e un narciso che vuole che il mondo giri attorno a lui» e alla Cina di Xi Jinping «diventato un dittatore appena ha avuto la forza sufficiente per farlo».

Con ambizione e una certa dose di spregiudicatezza - caratteristiche che non gli sono mai mancate nemmeno nel muoversi sui mercati finanziari - il finanziere-filantropo ha annunciato così il suo impegno per realizzare un network nell’istruzione superiore «con l’obiettivo di preparare gli studenti alle sfide globali di oggi e di domani» con particolare attenzione «agli accademici a rischio» e «alle diseguaglianze, migliorando le possibilità di accesso educativo delle popolazioni dimenticate e delle minoranze, come le persone incarcerate, i rom e i profughi».

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Un network globale per le università
La donazione di un miliardo di dollari per l’uomo d’affari americano di origini ungheresi è solo il punto di partenza per continuare una battaglia - quella sull’istruzione libera e di qualità - già condotta nella sua Ungheria e nei Paesi dell’ex Blocco sovietico attraverso la Central European University. Arrivando allo scontro diretto - sui migranti e sui principi democratici - con il governo di Budapest e con il premier Viktor Orban, che in gioventù aveva potuto studiare in Inghilterra proprio grazie a una borsa della Open Society Foundations che fa riferimento a Soros.

Come ha spiegato Soros, la Open Society University Network - questo il nome della nuova rete, abbreviato in Osun - integrerà l’insegnamento e la ricerca tra istituti di istruzione superiore di tutto il mondo, offrirà corsi in network e programmi di laurea congiunti, e riunirà periodicamente studenti e docenti di diversi Paesi per dibattiti di persona e online.

«Credo che la nostra speranza migliore - ha detto Soros, che negli ultimi 30 anni ha destinato più di 32 miliardi di dollari all’istruzione e alle cause per la giustizia sociale - sia la possibilità di accesso a un’istruzione che rafforzi l’autonomia individuale favorendo il pensiero critico ed enfatizzando la libertà accademica. Considero Osun il mio progetto più importante, e anche quello di più di lungo respiro. Per questo motivo vorrei vederlo realizzato finché sono in vita».

L’appello ai finanziatori per una «società aperta e libera»
«Cerchiamo partner che guardino lontano e che si sentano responsabili del futuro della nostra civiltà, persone ispirate dagli obiettivi di Osun e che vogliano partecipare alla sua realizzazione», ha aggiunto il finanziere nato a Budapest nel 1930, emigrato a Londra nel 1947 e poi diventato cittadino americano.

Central European University e Bard College sono, con George Soros e Open Society Foundations, i cofondatori di Osun e gestiranno la rete che già comprende università, centri di ricerca e think tank in America, Europa, Africa e Asia.

«Da soli non siamo in grado di costruire una rete globale - ha spiegato Soros - auspico che si uniscano a noi tutti coloro che condividono questa visione, per trasformarla in una realtà». Per Leon Botstein, presidente di Bard College: «Osun è l’iniziativa più trasformativa nel settore dell’istruzione superiore che abbia visto in tutta la mia carriera. Stimolerà partnership solide e diversificate, e l’innovazione, promuovendo l’indagine critica, la ricerca e l’erogazione di borse di studio a livello internazionale».

Le accuse a Trump e alla Cina
Soros si è detto preoccupato per il numero sempre più ampio di governi autoritari nel mondo e a Davos ha criticato duramente Trump e definendolo «un imbroglione che vuole che il mondo giri attorno a lui» con «un narcisismo ormai diventato patologico, una vera malattia maligna». Trump avrebbe inoltre la colpa di avere «surriscladato un’economia già in espansione che non potrà bollire ancora a lungo». Mentre per Soros, il presidente cinese Xi Jinping è pronto a sfruttare le debolezze di Trump e usare le tecnologie per i suoi fini.

La speranza nei giovani e nelle città
«Le sardine contro l’aspirante dittatore dell’Italia Salvini - ha detto Soros - sono tra i motivi di speranza per la sopravvivenza delle società aperte. E sono la variante italiana di una tendenza guidata dai giovani in tutto il mondo, come abbiamo visto a Hong Kong». E un’altra forza costruttiva - sempre secondo Soros - può venire dai sindaci delle maggiori città che soprattutto in Europa collaborano su temi fondamentali come il cambiamento climatico e le migrazioni interne.

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