Il graffio del lunedi

Sorpasso in relax per il Milan, Danilo in extremis salva la Juventus

Il Milan, approfittando del pareggio (1-1) dell'Inter a Napoli, si accomoda sul terrazzo del campionato a quota 55. Ma l'Inter, celebrata antitempo, deve recuperare una partita col Bologna e ha ancora tutto il tempo per riprendersi il maltolto

di Ceccarelli Dario

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4' di lettura

Tutta in relax. Che bella domenica per il Milan. Di quelle di una volta: coi pasticcini, un bicchierino di passito e un caffè come si deve per festeggiare, subito dopo pranzo, l'agile vittoria sulla Sampdoria, squadra ben disposta in campo da Giampaolo, mai però capace di arrivare neppure per sbaglio alla porta rossonera, peraltro ben custodita dal bravo Maignan. Che come portiere non solo non fa rimpiangere l'esoso Donnarumma, ma addirittura, dopo otto minuti, scodella sulla ben apparecchiata tavola di San Siro un assist al bacio per Leao che, dopo aver saltato in velocità Bareszynski, batte con facilità il portiere Falcone. Un lancio di 65 metri e tre tocchi per andare a segno.Uno a zero: minimo sforzo, massimo risultato.

Il Milan, approfittando del pareggio (1-1) dell'Inter a Napoli, si accomoda sul terrazzo del campionato a quota 55. Il panorama è fantastico con il sole che sfavilla sulle Alpi. Ma non c'è tempo per rallegrarsi del riuscito sorpasso. Il meteo di questo campionato senza padroni è troppo variabile. Nuvoloni carichi di acqua e neve sono già in arrivo. E l'Inter, che deve recuperare una partita col Bologna, ha ancora tutto il tempo per riprendersi il maltolto. Diciamo che in sei giorni (prima nel derby col Milan e poi a Napoli) i nerazzurri sono riusciti a lasciar per strada ben cinque punti. Tanti per una squadra che vuole rivincere il suo secondo scudetto consecutivo. E che questa settimana dovrà incrociarsi in Champions con il Liverpool, un brutto cliente per chi commette troppe leggerezze in difesa (vedi l'ingenuità difensiva di De Vrij che ha causato il rigore poi realizzato da Insigne) e per chi va poco in rete. Dezko ha risposto da par suo al gol di Insigne, ma Lautaro non è mai pervenuto.

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Per quasi tutto il primo tempo l'Inter non ha mai minacciato il Napoli. E anche nella ripresa, dopo il pareggio, col Spalletti poco leonino che suona la ritirata, non si è vista quella spumeggiante capolista che tra dicembre e gennaio faceva sfracelli segnando gol a raffica. Insomma, qualche scricchiolio si avverte. Tenendo poi conto che la squadra di Inzaghi, finora, non ha accusato tanti infortuni come invece hanno patito Napoli e Milan. Restando sull'Inter, una cosa va detta: in troppi l'hanno celebrata anzitempo. Un eccesso di pifferai saliti troppo presto sul carro del presunto vincitore. Come ricordava il vecchio Trapattoni, non dire gatto se non ce l'hai nel sacco.

Vero che l'Inter per due mesi ha asfaltato tutti. E che tutto sembrava assegnarle il ruolo della super favorita. Forse però abbiamo fatto male i conti. Il Napoli, pur non brillantissimo, l'ha messa all'angolo. Il Milan in tre minuti le ha portato via il derby. Probabilmente con troppa carne al fuoco qualcosa ha bruciato. Curioso però che nel finale col Napoli fosse l'Inter a cercare la vittoria. Segno che fisicamente non sta così male. Oppure che i partenopei, comunque inseguitori, hanno rinunciato per quieto vivere a darle la mazzata definitiva. Un' altra sconfitta, dopo quella col Milan, avrebbe avuto un effetto stordente sui giocatori di Inzaghi. Così invece, con una partita da recuperare, il bicchiere dell'Inter di ritorno da Napoli non è vuoto.

Di certo questo resta un campionato apertissimo, per questo particolarmente interessante. Anche sul Milan, capolista quasi a sorpresa, ogni giudizio va rivisto più lucidamente. Prima del derby era ormai considerato stracotto, buono al massimo per il quarto posto. Con una panchina corta, con troppi giovani e il vecchio Ibra ormai al capolinea. In realtà, come per il Napoli, sono stati i tanti infortuni ad abbassarne il rendimento e la qualità del gioco. Tornati i pezzi da novanta, il Milan ha ritrovato le sue qualità migliori: cioè compattezza, velocità e creatività. Si vede che è una squadra che gioca a memoria unita dal fil di ferro dell'empatia e di una sana amministrazione. Come ha dimostrato il rinnovo del contratto di Teo Hernandez. E come dimostra l'impressionante crescita di Leao, alla sua centesima partita in rossonero, che con i suoi gol e le sue potenti accelerazioni è diventato il pass partout dei rossoneri. In questo lavoro di crescita collettiva è stato bravo Pioli.

Come è stato abile Spalletti a dare gioco e carattere al Napoli. E ora che, dopo Esimhen, ha ritrovato anche Koulibaly, saranno guai per tutti. Anche il pareggio (1-1) tra Atalanta e Juventus tutto sommato va a favore del trio di testa. La squadra di Allegri, che raggiunge nel finale i bergamaschi con un colpo di testa di Danilo, pur mantenendo il quarto posto e confermando la sua striscia di risultati utili (11 partite), fa un passo indietro rispetto a una settimana fa quando a Torino con i gol di Vlahovic e Zakaria aveva strapazzato il Verona. Questa volta il centravanti serbo abbaia ma non morde. Pur obbligando Sportiello a un super lavoro, Vlahovic è più impreciso e dispersivo. Merito comunque dell'Atalanta che, dopo ultime deludenti prestazioni, ritrova freschezza e carattere andando in vantaggio con un siluro da fuori area di Malinovskyi (76’). Anche se rischia la sconfitta, Madama è molto diversa rispetto al girone d'andata. Più aggressiva, più consapevole della sua forza. E Vlahovic, anche quando non segna, da elettricità a tutti. Allegri, che sa d'averla sfangata per il rotto della cuffia, si complimenta con i suoi. «Sono stati bravi ad averci creduto fino in fondo. Sarebbe stato spiacevole perdere…», dice Max con quel suo solito sorriso da impunito.

Molto più risentito Gasperini che, infuriato per l'arbitraggio, non si presenta ai microfoni. Reclama l'espulsione di Szczesny per una uscita fuori aerea su Koopmeiners e un rigore per un fallo di mano di de Litght. Episodio quest'ultimo poco chiaro anche alla moviola. La verità? La verità è che se l'Atalanta, sull'uno a zero, avesse chiuso la partita (Hateboer ha colpito la traversa), l’incandescente Gasperini avrebbe visto un altro film: quello della vittoria. Quello del pareggio invece gli è andato di traverso.

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