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Sorpresa: le emissioni di CO2 crescono (mentre il Pil scende)

Le centrali elettriche fanno salire dello 0,8% l’anidride carbonica italiana. Rallentano i settori a maggiori emissioni: traffico diesel e usi domestici del metano

di Jacopo Giliberto


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2' di lettura

Sorpresa. Mentre rallenta il prodotto interno lordo, cioè quel Pil che misura la ricchezza dell’Italia, al tempo stesso crescono le emissioni nazionali di anidride carbonica, spinte dalle centrali termoelettriche a metano e a carbone. L’analisi trimestrale condotta dall’Ispra, l’istituto tecnico-scientifico del ministero dell’Ambiente, ha censito le emissioni della primavera dal 1° aprile al 30 giugno e ha osservato che mentre il Pil è sceso dello 0,1% i fumi scaldaclima sono saliti dello 0,8%.

È un segnale importante perché dall’esordio della rivoluzione industriale la produzione di energia e la ricchezza hanno proceduto per decenni incollate in una proporzione diretta, e nei grafici le due curve potevano essere sovrapposte; negli ultimi anni la tecnologia energetica ha permesso di “disaccoppiare” le emissioni dalla crescita economica. Ma finora il “disaccoppiamento” mostrava una crescita della ricchezza e una diminuzione delle emissioni. Ora invece è il contrario: le emissioni salgono, il Pil scende.

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Nell’analisi trimestrale, l’Ispra dà una stima tendenziale relativa al secondo trimestre dell’anno in corso in cui, tra l’altro, si sottolinea questo disaccoppiamento rovesciato.

La stima tendenziale delle emissioni dei gas serra dell’Ispra prevede «un incremento rispetto all’anno precedente pari allo 0,8% a fronte di una diminuzione del Pil pari a meno 0,1% rispetto all’anno precedente». Si verifica così «un disaccoppiamento tra l’andamento delle emissioni e la tendenza dell’indice economico, non troppo confortante perché a un decremento del Pil è associato un incremento delle emissioni di gas serra».

I settori: centrali termoelettriche, traffico
Secondo le stime dell’Ispra, le crescite più forti sono previste per l’uso di metano nelle centrali termoelettriche (+7,6), il carbone (+5.4%), diverse fonti termoelettriche (+6,1%) e le cosiddette emissioni “fuggitive” incontrollabili.

Per dimensioni, le maggiori emissioni sono quelle del gasolio per trasporti (oltre 64mila tonnellate, in calo del -0,6%) e l’uso domestico del metano (oltre 57mila tonnellate di emissioni, in calo del -0,6%).

Le emissioni totali del trimestre sono stimate in 425.787 tonnellate, +0,8%.

Il commento di Rossella Muroni
«Siamo riusciti nella non facile e sconfortante impresa di raggiungere un inedito disaccoppiamento tra emissioni ed economia, con la crescita che va giù e i gas a effetto serra che salgono. Basta questo dato per dire quanto sia urgente agire, avviare un Green new deal e rivedere al rialzo gli impegni del nostro Piano energia e clima», commenta la deputata di LeU Rossella Muroni, ecologista già presidente della Legambiente.

L’appello degli scienziati
«Battiamoci per almeno il 55% di riduzione delle emissioni dei gas serra entro il 2030». È l’appello lanciato dagli ambientalisti tra i cui promotori ci sono Massimo Scalia del Cirps, Aurelio Angelini presidente Cnesa2030-Unesco, Ermete Realacci presidente di Symbola, Gianni Silvestrini direttore scientifico Kyoto Club.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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