flussi migratori in italia

Sorpresa: in Italia extracomunitari in calo (prima volta da 20 anni)

di Enrico Marro

(Fotogramma)

3' di lettura

Nel suo piccolo è una notizia storica. Qualche settimana fa una ricerca dell’Istat (”Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza”) ha confermato che nel 2016 - per la prima volta da circa vent’anni - i permessi di soggiorno per i cittadini extracomunitari sono diminuiti. È una svolta storica. A cosa si deve?

I motivi sono tanti. «In parte la diminuzione è da attribuire alla nuova possibilità di migliorare la qualità dell’archivio dei permessi, sia a seguito dell’introduzione del permesso individuale dei minori, sia per i controlli più generali effettuati attraverso l’integrazione di diversi archivi», spiegano su Neodemos.info Mario Basevi e Cinzia Conti, ricercatori Istat.

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In realtà però il calo si sarebbe verificato comunque, anche senza il cambio delle procedure di elaborazione dei dati. «Il punto di svolta registrato tra il 2016 e il 2017 è da ricollegare, infatti, anche al fatto che da anni si registrano un numero minore di nuovi flussi in ingresso che non compensano i permessi scaduti (particolarmente numerosi durante il 2016) e le crescenti acquisizioni di cittadinanza», sottolineano i ricercatori Istat. Inoltre tutte le prime dieci collettività per numero di presenze hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un decremento, ma la flessione più rilevante si è verificata tra quelle di più antico insediamento, come marocchini e albanesi, che perdono rispettivamente 55.633 e 41.121 permessi.

Che cosa sta accadendo? Per capirlo guardiamo ai dati del 2016: l’anno scorso, secondo l’Istat, sono stati rilasciati poco meno di 227mila permessi di soggiorno, in calo del 5% rispetto al 2015. Ma è scomponendo i dati per categoria che tocchiamo con mano quanto stia cambiando la dinamica delle migrazioni.

I permessi per lavoro hanno toccato il minimo storico: non arrivano nemmeno a quota 13mila (appena il 5,7% del totale), e in un anno sono quasi dimezzati. Un segno inequivocabile della scarsa attrattività del Paese. In compenso continuano a crescere in termini sia assoluti (+10.656 permessi rispetto al 2015) sia relativi i flussi per motivi di asilo e protezione umanitaria: con oltre 77mila e 900 nuovi ingressi superano il 34% del totale dei flussi 2016 (+6% in un anno), affermandosi come seconda motivazione di ingresso dopo i ricongiungimenti. Mentre i permessi per famiglia, pur continuando a rappresentare il più rilevante motivo di ingresso (45,1% dei nuovi permessi), calano di 4.745 unità (-4,4%) rispetto al 2015.

Ma c’è dell’altro: non solo entrano meno stranieri, ma diminuiscono anche quelli che restano in Italia. «Da un’analisi realizzata dall’Istat sui migranti entrati con la regolarizzazione prevista ai sensi delle leggi 189/02 e 222/02 risultava che oltre l’82% si trovava ancora in Italia al 1° gennaio 2014 - spiegano Basevi e Conti - mentre elaborazioni più recenti, relative a coloro che erano entrati nel 2007, metteva in luce che gli ancora presenti al 1° gennaio 2012 erano circa il 66,7%». E oggi? La percentuale continua a scendere: tra i migranti arrivati in Italia nel 2012, solo il 53,4% è ancora presente nel nostro Paese al 1° gennaio 2017. Chi arriva in cerca di protezione e asilo politico ha infatti la tendenza a restare in Italia meno rispetto agli altri migranti (solo il 51% rimane nel Paese). E anche gli stranieri arrivati per i ricongiungimenti familiari restano solo nel 65,8% dei casi.

Le dinamiche migratorie in Italia stanno cambiando, insomma, e non in senso positivo. Gli immigrati diventano instabili e non si radicano, segno di una scarsa attrattività del Paese. Persino un numero non trascurabile di migranti arrivati nei primi anni Duemila, che oggi ha acquisito la cittadinanza italiana, ha deciso di lasciare il Paese. Tra il 2012 e il 2016 sono oltre 541mila i cittadini non comunitari divenuti italiani, ma nello stesso periodo però più di 24mila persone (di cui il 54,1% solo nel 2016) si sono trasferiti all’estero dopo aver ottenuto il passaporto tricolore.

Tirando le somme: l’immigrazione per motivi di lavoro è ai minimi storici, i nuovi flussi sono perlopiù legati ai ricongiungimenti familiari e alle richieste d’asilo, e quasi la metà degli immigrati più recenti (un terzo nel caso dei ricongiungimenti) lascia il Paese nel giro di qualche anno. Persino un numero non trascurabile - e purtroppo in grande aumento - di chi conquista l’agognata cittadinanza italiana se ne va. Non sono segnali incoraggianti.

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