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Sorteggio, quote rosa e stop alle ”porte girevoli”: in pista la delega che riforma il Csm

Per chiudere la stagione degli scandali innescata dal “caso Palamara” il Guardasigilli punta a una nuova legge elettorale per il Consiglio superiore e a nuovi paletti per l’assegnazione degli incarichi direttivi delle toghe

di Vittorio Nuti

Csm, Mattarella: "E' l'ora di superare le degenerazione delle correnti"

Per chiudere la stagione degli scandali innescata dal “caso Palamara” il Guardasigilli punta a una nuova legge elettorale per il Consiglio superiore e a nuovi paletti per l’assegnazione degli incarichi direttivi delle toghe


3' di lettura

A una settimana della pausa estiva di Ferragosto, primo via libera del Consiglio dei ministri alla riforma del Csm, già ribattezzata dal Guardasigilli Alfonso Bonafede la “spazzacorrenti” della magistratura. Il ministro punta a mettere la parola fine alla stagione degli scandali innescata dall'inchiesta per corruzione della Procura di Perugia a carico dell'ex leader dell’Anm, Luca Palamara, grande regista del gioco delle correnti politiche che condiziona il sistema di autogoverno delle toghe. Quindi spazio a una nuova legge elettorale (e parità di genere) per la scelta dei consiglieri del Csm. Nel pacchetto anche un argine al fenomeno delle “porte girevoli” tra la carriera in magistratura e la politica, più trasparenza e merito per l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi.

Paletti contro gli accordi sui “pacchetti” di nomine

Per centrare quest’ultimo obiettivo si introducono una serie di vincoli, a cominciare dal rispetto rigoroso dell'ordine cronologico nell'affrontare le nomine, per evitare che si arrivi ai famigerati “pacchetti”, occasione di accordi sotto banco tra le correnti della magistratura. Prima di procedere alla proposta sarà obbligatorio non solo ascoltare in audizione i candidati (se lo chiedono tre componenti della Commissione incarichi direttivi del Csm), ma anche raccogliere i pareri dell'avvocatura, dei magistrati e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari di provenienza. Per favorire la trasparenza i componenti delle Commissioni del Csm saranno estratti a sorte, e chi fa parte della (ambitissima) commissione Disciplinare non potrà far parte delle Commissioni che si occupano di nomine, di valutazioni di professionalità e di trasferimento d'ufficio per incompatibilità dei magistrati.

Stretta sulle “porte girevoli” politica-magistratura

Sul fronte dei rapporti tra toghe e politica, la riforma Bonafede prevede una stretta per non alimentare la sfiducia dei cittadini nell'imparzialità dell'ordine giudiziario. Nel mirino, in particolare, le cosiddette “porte girevoli”, la possibilità per le toghe di rientrare nei ranghi della magistratura dopo una candidatura o lo svolgimento di un mandato elettivo. I magistrati non potranno quindi accettare candidature nella circoscrizione giudiziaria dove hanno prestato servizio nei due anni precedenti (al momento, il limite è di sei mesi). Anche in caso di mancata elezione non potranno tornare in servizio dove erano candidati. Al termine di un mandato elettivo o di un incarico di governo in senso lato (vi rientra anche la carica di sindaco di un Comune con più di 100mila abitanti), se non avranno ancora maturato i requisiti per il pensionamento, saranno “inquadrati in un ruolo autonomo” istituito presso il ministero della Giustizia o di un altro ministero. Addio alla toga, dunque.

Un freno alle carriere successive all’elezione al Csm

La riforma intende combattere anche il rischio di “carriere” in magistratura in qualche modo accelerate o favorite da una consiliatura a Palazzo dei Marescialli. Per questo, gli ex consiglieri del Csm non potranno candidarsi a incarichi direttivi per almento quattro anni, chi ha ricoperto incarichi fuori ruolo per almeno due. Sempre per frenare il carrierismo delle toghe, il magistrato alla guida di un ufficio giudiziario non potrà invece partecipare a concorsi per il conferimento di ulteriori incarichi prima che siano trascorsi cinque anni.

Stop al collegio unico per i membri togati

La riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario è disciplinata da un disegno di legge delega che si occupa anche di norme disciplinari, organizzative e di ricollocamento in ruolo dei magistrati. Una quarantina di articoli dalla gestazione lunghissima che tra le altre cose mandano in soffitta il sistema maggioritario articolato su tre collegi unici nazionali a base uninominale per l’elezione dei componenti della magistratura in seno al Consiglio superiore. E lo sostituiscono con un sistema maggioritario a doppio turno su più collegi, con ricorso al sorteggio (novità assoluta per il Csm) se non si raggiunge il numero di candidature previste in ciascun collegio e se non sono garantite le “quote rosa”.

Candidati mancanti estratti a sorte

In sintesi, per l'elezione dei 20 togati , la riforma indica 19 collegi e due turni di votazione. Nel primo si esprimono sino a quattro preferenze: se l'elettore ne esprime più di una vanno alternati candidati di genere diverso. Ogni collegio deve esprimere almeno 10 candidature, di cui cinque per ciascun genere. Quando sono in numero inferiore o le candidature non rispettano la parità di genere si procede in seduta pubblica a estrazione a sorte delle candidature mancanti. Viene eletto al primo turno il candidato che ha ottenuto almeno il 65% dei voti validi. Altrimenti si va al secondo turno, a cui partecipano i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti di preferenza nel collegio. In caso di parità prevale il candidato del genere che risulta meno rappresentato nel singolo collegio. Altra novità che modifica l’assetto voluto dalla precedente riforma del Csm Castelli-Mastella (2006) riguarda l'aumento dei consiglieri laici (che tornano a 10 dagli attuali 8) e dei togati (che passano da 16 a 20). Proprio su queste norme si appuntano le prime critiche da parte dei magistrati. Così non si garantisce la parità di genere, sostiene Area, l'associazione delle toghe progressiste che esprime anche dubbi sulla legittimità costituzionale del sorteggio.

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