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Sorveglianza indipendente sui conti pubblici utile per la governance post Covid

di Antonio Pollio Salimbeni

2' di lettura

Forse è presto per una valutazione conclusiva sulle istituzioni fiscali indipendenti nella Ue e sulla loro capacità di incidere sulle scelte di bilancio di governi e parlamenti, tuttavia alcune indicazioni possono essere utili. Tanto più nel momento in cui le politiche di bilancio, economiche e di riforma condensate nelle raccomandazioni Ue agli Stati, costituiscono il riferimento di fondo per approvare o meno gli esborsi di sovvenzioni e prestiti nel quadro di Next Generation EU, il nuovo strumento anticrisi per fronteggiare gli effetti economici della pandemia di Covid-19. Uno studio del Parlamento europeo (Indipendent fiscal institutions in the EU, https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/IDAN/2020/659399/EPRS_IDA(2020)659399_EN.pdf) indica tre punti forti e due punti deboli. I primi sono: forniscono una migliore informazione sia agli elettori sia ai politici, rafforzando così il processo democratico; identificano tendenze insostenibili nei conti pubblici che possono potenzialmente causare crisi fiscali; rafforzano la stabilità della zona euro nel suo insieme. I punti deboli hanno a che vedere con la legittimità democratica e l’armonizzazione insufficiente tra le istituzioni, fattori che dovrebbero essere discussi nel contesto della revisione del quadro di «governance» che dovrebbe avviarsi in primavera.

Il ruolo dello European Fiscal Board

Sono indicazioni che valgono anche per l’European Fiscal Board, l’organismo messo in piedi dalla Commissione europea però indipendente. Proprio l’European Fiscal Board sta godendo di una (forse) insperata attenzione: tutti, sia chi ritiene occorra restare ancorati al patto di stabilità grossomodo così com’è con ritocchi marginali e sia i suoi più rigidi detrattori, si rifanno alle sue analisi e alle sue proposte, che riguardano per esempio la semplificazione delle regole del patto di stabilità (in sintonia con quando sostiene il Fondo monetario internazionale) o il fatto che occorre aspettare che l’area euro riguadagni il pil perduto con la crisi dovuta alla pandemia prima di recuperare dal frigorifero il patto di stabilità (per riformarlo). O la definizione di una regola per salvaguardare certe spese di investimento. In generale ha rafforzato l’analisi critica per la definizione di un orientamento a livello dell’area euro delle politiche di bilancio. Questa sarà la bussola della ‘governance’ economica post Covid.
Lo studio del Parlamento conclude che “sebbene le istituzioni fiscali indipendenti non si evolveranno (e forse dovrebbero) in entità completamente indipendenti che dettano la politica fiscale dare loro più poteri aumentando in tal modo obiettività e trasparenza, potrebbe apportare vantaggi sostanziali a una ‘governance’ sana e prudente delle risorse pubbliche”. Rafforzerebbe il coordinamento fiscale a livello UE e potrebbero svolgere un ruolo importante durante il ciclo elettorale: se tutte le parti in un'elezione sottopongono i loro programmi economici all'istituzione fiscale dello Stato membro per una valutazione, ciò può aiutare gli elettori a comprendere le conseguenze fiscali dei vari programmi. Il voto sarebbe più informato.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)



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