SALE IN ZUCCA

SOS, il Covid sta aggravando la disoccupazione giovanile

Le cronache sono monopolizzate dalla crisi di governo. Ma la prima urgenza dovrebbero essere le prospettive occupazionali delle nuove generazioni

di Giancarlo Mazzuca

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(Song_about_summer - stock.adobe.com)

Le cronache sono monopolizzate dalla crisi di governo. Ma la prima urgenza dovrebbero essere le prospettive occupazionali delle nuove generazioni


2' di lettura

SOS giovani. Se il Covid ha continuato a prendere di mira soprattutto i più anziani, i contraccolpi economici dell'emergenza hanno, invece, bersagliato particolarmente le nuove leve. È sufficiente dare un'occhiata ai numeri dell'ultimo rapporto dell'Unione Europea basato sui dati Eurostat.

Le cifre parlano chiaro perché in Italia oltre un quinto delle nuove leve tra i 15 e i 24 anni è oggi costretto a stare con le mani in mano: non studia e non lavora in attesa di tempi migliori. Siamo così diventati il fanalino di coda europeo: i giovani “nullafacenti” italiani raggiungono il 20,7%, quasi il doppio della media europea (11,6%). Dopo di noi, ma a una certa distanza, ci sono Bulgaria (15,2%) e Spagna (15,1%). Sono dati che dovrebbero far riflettere seriamente gli addetti ai lavori. E la situazione non migliora neppure se consideriamo la fascia più ampia (15-29 anni): anche in questo caso siamo la maglia nera con oltre dieci punti in più rispetto alla media Ue.

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Come la crisi dei giovani mette a rischio il sistema Italia

In questi giorni, continuiamo a discettare sulla tenuta o meno del governo, con il reclutamento di eventuali “patrioti” in grado di puntellare l'esecutivo, ma rischiamo di sottovalutare i tanti problemi concreti oggi sul tappeto, a cominciare proprio dalla disoccupazione giovanile sulla quale dovremmo invece concentrarci H24. Quale futuro ci potrà essere, infatti, per il “made in Italy” se oltre un quinto dei nostri under 24 continua a restare inoperoso? Una situazione particolarmente allarmante resa gravissima dalla pandemia: tra un Dpcm e l'altro, rischiamo di perdere di vista quest'emergenza giovanile che sta diventando la punta dell' iceberg dell'emergenza generale.

Perché il Recovery fund va destinato alle nuove generazioni

Su una cosa dovremmo essere oggi tutti d'accordo: che una buona fetta dei finanziamenti europei del “Recovery Fund” si debba concentrare sull'allarme-giovani. Non ci sono alternative: o riusciremo ad affrontare seriamente questo problema, o tutte le misure che adotteremo saranno semplici palliativi. Le nuove generazioni si stanno ora impegnando attivamente per cercare di dare qualche prospettiva al loro futuro: non è un caso che stia aumentando il numero dei giovani che cercano uno sbocco nell'agricoltura. Se l'officina licenzia e non si trovano sbocchi nel terziario, un gruppetto di “juniores” ha imboccato la strada che porta ai campi. Ma gli altri?

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