filo diretto con il sole

Sos liquidità: il Covid-19 affonda i settori già indeboliti

Il mondo produttivo può segnalare al Sole 24 Ore le criticità del decreto Liquidità attraverso la casella e-mail «sosliquidità@ilsole24ore.com»

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Il mondo produttivo può segnalare al Sole 24 Ore le criticità del decreto Liquidità attraverso la casella e-mail «sosliquidità@ilsole24ore.com»


7' di lettura

Il Sole24Ore in questo momento di emergenza per le imprese apre una casella di posta elettronica dedicata al mondo produttivo per consentire di segnalare direttamente ogni criticità, tempi lunghi di gestione delle pratiche, e ostacoli che si frappongono tra le imprese e i fondi istituiti dal «Decreto liquidità». Il quotidiano con le sue inchieste e servizi darà voce alle vostre segnalazioni. L’indirizzo di posta elettronica a cui inviarle è sosliquidità@ilsole24ore.com

Agenzia delle Entrate (e niente uscite)
Buongiorno, sono la titolare di una piccola azienda di commercio e posa di serramenti e porte blindate; vorrei che poneste la vostra attenzione su una situazione a dir poco assurda, soprattutto in questo periodo.

Per ogni nostra vendita di infissi detraibili fiscalmente, pagati dai clienti solo ed esclusivamente tramite bonifici bancari per detrazioni fiscali, viene applicata una trattenuta alla fonte dell’8%, in virtù di un anticipo d’imposta, per cui ogni anno vengono sottratte alla mia azienda somme importanti di liquidità che mi impediscono di programmare anche i più piccoli investimenti.

Da un paio di anni, pago anche un altro commercialista specializzato in visti (una specie di garanzia sulla dichiarazione dei redditi aziendale) e possiamo compensare questi importi, mentre le somme accumulate negli anni precedenti sono fermi presso l’Agenzia delle Entrate che le trattiene senza alcun motivo; si tratta in totale 39mila euro! Ho provato più volte a sollecitare la restituzione di questi soldi, ma non sono riuscita ad avere indietro nulla per ora (sono crediti che riguardano gli anni 2015-2016-2017...)

Mi sono recata ben 3 volte presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate del mio territorio (sede di Desio) perdendo soltanto il mio tempo in lunghe code e trovandomi davanti a un operatore privo di qualunque tipo di solidarietà, con lo sguardo perso sul computer a dirmi: «Guardi, signora è tutto a posto.. non si preoccupi, a breve rimborseremo i crediti...» o addirittura: «Mi scusi, ma il computer non funziona.. ripassi un’altra volta». Le ultime telefonate fatte la scorsa settimana non hanno aggiunto nessuna certezza neppure per la restituzione delle poche migliaia di euro di competenza del 2015: l’operatore continua di dirmi che sono liquidabili nel corso del 2020!

È da un anno che sento questa frase. Ma come si deve fare per riavere i propri soldi?! Io non chiedo nulla allo Stato, né voglio accendere prestiti per poter mantenere in vita la mia piccola azienda, anche perché – soprattutto in una fase come questa – non so se sarò in grado di restituire le somme prestate, voglio soltanto disporre dei miei soldi; adesso mi occorrono per sopravvivere al blocco totale dell’attività! Non è difficile da capire e questa situazione riguarda migliaia di piccole e medie aziende del mio settore e di altri, vedi installatori di caldaie, impianti fotovoltaici eccetera. Non è possibile che non bastino cinque anni per riavere dall’Agenzia delle Entrate i nostri soldi! Vi chiedo cortesemente di evidenziare questo problema affinchè si possa far qualcosa per aiutarci.
Maria Anna Inga

Artisti nella tempesta
Vorrei segnalare la mia posizione, con la convinzione di non essere un caso isolato e anche, forse, di quanto spesso siano vuote le chiacchiere sulla difesa dell’arte che “ci fa grandi nel mondo” I liberi professionisti non sono solo quelli iscritti a un Albo (e sottostanti a regole determinate dal carattere fiduciario del loro operato come avvocati, commercialisti, ecc), ma esistono molti come il sottoscritto; un artista, (in primis pittore) che lavora su commissione con regolare Partita Iva. Ho una microbottega (in affitto) in pieno centro storico a Padova, ovviamente, per il Covid-19, obbligato alla chiusura. Non ho potuto beneficiare dei famosi 600 euro perché pur regolarmente iscritto come libero professionista nella Gestione Separata Inps ho scoperto che ne avrei avuto diritto solo ed esclusivamente come C.C.C. Al di là dell’aspetto contingente della classica lotteria italiana, vorrei sottolineare il fatto che si è voluto da anni abusare della qualifica di “libero professionista” per piegarla a quella di “libero dipendente” (dicasi dipendente molto poco tutelato né garantito) a solo vantaggio della «flessibilità del mercato del lavoro». Chi come il sottoscritto si ostina a fare quel lavoro creativo che ha rappresentato per secoli l’Italia, senza vincoli di dipendenza ma offrendo la sua opera a tutti, per lo Stato Italiano è pressochè inesistente (se non forse dopo morto, se uno era anche bravo perché poi “la cultura fa reddito”). Quando si capirà che la creatività italiana non è fatta solo del design di firma di qualcosa fatto produrre a basso costo in Oriente in milioni di esemplari o di qualche pezzo unico per milionari?

Ma visto che l’argomento è l’ultimo Decreto vorrei più prosaicamente segnalare che avendo come tanti piccoli imprenditori un conto corrente alle Poste non ho neppure l’accesso al finanziamento “Covid” perché le Poste sono in tutto come una banca Privata ma operano con una mentalità Pubblica e quindi si attrezzeranno per questi servizi entro il 3000.
Marco Granzarolo

Effetti cambiari e Covid-19
Sono amministratore unico della Costruzioni 2015 srl con sede nella provincia di Caserta, azienda operante nel settore edile pubblico, sono un vostro lettore quotidiano e considerato tutto quello che far emergere le varie problematiche presenti nel paese, mi sembra doveroso farvi questa domanda e cercare se possibile una risposta, visto che le banche non sanno rispondere....ovvero è stata pubblicata una nota nel quale venivano posticipati i pagamenti ai creditori a mezzo effetti cambiari/assegni al 30 aprile2020, per evitare segnalazioni in Cai, la mia domanda è questa...se noi del settore edile (ma d’altronde un po’) tutti i settori, non stiamo lavorando quindi senza ricavi, come faremo a pagare tali scadenze? Per lo più non è arrivato manco il bonus dei 600 euro né la cassa integrazione ai nostri dipendenti.
Corrado Colella

B&B in cerca dei 600 euro
Il mio è uno sfogo. Vorrei sapere se è giusto che come italiano che paga le tasse sui propri guadagni regolarmente non mi spetti nessuno aiuto, parlo dei 600 euro alle attività (o possessori di partita Iva). Ho un Bed and breakfast in centro a Bologna in forma non imprenditoriale e ho regolarmente aperto una Segnalazione Certificata di Inizio Attività presso il comune di Bologna come tutte le altre attività di commercio però non verso contributi Inps,pago tasse sui rifiuti maggiorati essendo una vera attività per lo Stato. Mi potete dire se vi sembra giusta questa cosa?
Roberto Cardellini

Sanatoria ai vecchi debiti
Ringrazio il Sole 24 ore per lo spazio che pone a disposizione dell’emergenza Liquidità. Colpisce e non poco che il Governo abbia dimenticato alcuni dettagli di fondamentale importanza: l’emergenza liquidità esisteva ben prima del Coronavirus. In questa fase il Covid non ha fatto altro che privare piccoli imprenditori, esercenti, artigiani, dell’ossigeno che li teneva in vita: il capitale circolante ovvero gli incassi correnti con i quali in mezzo a mille peripezie stavano in vita in attesa di una soluzione di riordino, della speranza di un ritorno alla normalità. Il virus più pericoloso e aggressivo del Covid 19 è nato a Basilea con norme uniche che hanno inibito a tanti settori l’accesso al credito. Quindi trasferitosi a Francoforte con una Banca Europea, è mutato, incapace di realizzare misure su misura per i piccoli imprenditori. I nostri imprenditori. Quelli che tipicamente sono parte integrante e strategica delle filiere del Turismo. Sarei curioso di vedere quante aziende operanti nel mondo dei servizi di pulizie - manutenzioni - trasporti - edilizia - impianti, sono regolari con i contributi Inps e quante sono regolari
con la Ex Equitalia e quindi con le banche.

Sarei anche curioso di capire, quando si cammina per strada e fuori dai piccoli esercizi e da tanti piccoli ristoranti, leggiamo la scritta: niente carte di credito, Oppure quando il gestore imbarazzato vi chiede di pagare in contanti «perché il Pos e guasto o non c’è linea» a cosa pensino i nostri legislatori ai quali lo stipendio non entra per definizione in sofferenza.

Tanti di loro consentono alle aziende di maggiori dimensioni di aprire, nella fase due. Ma nessun villaggio turistico opera in autarchia gestionale così come non può farlo nessuna impresa. Lo stato corregga velocemente le sue diottrie e provveda anche a mezzo di una apposito fondo e inizi con urgenza a porre in essere interventi di ristrutturazione del debito urgenti ed efficaci. A favore di tutti. Non dimenticandosi che sono ben pochi quelli in sofferenza a causa di una vita sopra le proprie possibilità. Quanto invece sono tanti quelli rovinati da un fisco aggressivo con budget imposti dall’alto e attuati in ambiti locali poveri e senza alcuna logica. Riflettano i burocrati che scrivono norme che nemmeno l’Abi è riuscita a comprendere che oltre al turismo tutti: che le filiere del tessile sono nelle stesse condizioni da sempre, si pensi ai fassonisti. L’agricoltura: idem. A proposito perché il governo non ha immediatamente dato attuazione alla proposta del presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini di far lavorare i titolari dei redditi di cittadinanza che fino a ora hanno avuto importi perfino più elevati dei rimborsi dei titolari
di partite Iva?

Dobbiamo risparmiare e far tutti la nostra parte quelli in sofferenza oggi - risanati - produrrannog ettito domani. Anche i cittadini in sofferenza o incagliati in banca sono italiani: quando qualche nostro connazionale viene bloccato all’estero organizziamo un ponte aereo per andare a recuperarlo: giusto. Quando arriva qualcuno dal mare apriamo i porti. Bene. Siamo solidali con gli altri. Ma la solidarietà di casa nostra? La conosciamo? Queste riflessioni imposte dalla quarantena dove ci portano? Nessuno pretende che gli ultimi siano i primi ma nemmeno buttati a mare, senza un porto sicuro per lo sbarco. Sono Italiani! Vicini di casa, parenti amici e conoscenti. Non solo la loro chiusura creerà un contagio dalle dimensioni bibliche e ricadute il cui costo sara ben maggiore del costo finanziario di risanamento. La quarantena, loro, l’hanno già fatta. Cosa aspettiamo a liberarli?
Antonio Sole (presidente Confcommercio Nord Sardegna)

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