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Sos liquidità: neoimprese, aziende tessili e bar in cerca di certezze sugli aiuti

Il mondo produttivo può segnalare al Sole 24 Ore le criticità del decreto Liquidità attraverso la casella e-mail «sosliquidità@ilsole24ore.com»

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Bar chiusi per il lockdown

Il mondo produttivo può segnalare al Sole 24 Ore le criticità del decreto Liquidità attraverso la casella e-mail «sosliquidità@ilsole24ore.com»


3' di lettura

Il Sole 24 Ore in questo momento di emergenza per le imprese apre una casella di posta elettronica dedicata al mondo produttivo per consentire di segnalare direttamente ogni criticità, tempi lunghi di gestione delle pratiche e ostacoli che si frappongono tra le imprese e i fondi costituiti dal «Decreto liquidità». Il quotidiano con le sue inchieste e servizi darà voce alle vostre segnalazioni. L’indirizzo di posta elettronica a cui inviarle è: sosliquidità@ilsole24ore.com

Il limite sul fatturato penalizza gli ultimi
Il punto che voglio portare alla luce riguarda i tanti professionisti e piccoli imprenditori che come me hanno aperto un’attività nell’ultimo o penultimo trimestre del 2019. In particolare se un piccolo imprenditore volesse seguire la strada più semplice, ovvero quella della garanzia al 100% per il micro credito (che andrebbe bene giusto per tappare i buchi di questi due mesi di spese senza incassi) il decreto stabilisce comunque un limite del 25% del fatturato 2019; pensando a tutte le attività aperte negli ultimi mesi, il 25% di un fatturato di pochi mesi si riduce nella pratica a trovarsi delle briciole che a poco servono per tenere a galla chi ha investito magari i propri risparmi per partire con un’iniziativa imprenditoriale. Poniamo un’impresa che ha aperto a settembre ed essendo appena avviata ha fatturato al 31 Dicembre una cifra di 20mila euro: il decreto per come è scritto prevederebbe un massimale di 5.000 € di prestito, cifra ridicola per un’attività che si trova magari obbligata a restare chiusa fino a maggio.
Andrea Musa

Filati sfibrati: morosi per imposizioneDirigo da 5 anni una piccola azienda artigianale di Prato, Frangia snc, una piccola realtà con alti contenuti tecnologici. I nostri prodotti sono destinati per l’80% alle principali maison di moda. Quando sono arrivato la ditta aveva una dimensione artigianale e con grosse difficoltà economiche: 12 macchinari, 5 dipendenti, 500 mq di capannoni e un forte disavanzo finanziario. Dopo 5 anni i macchinari sono diventati 24, i dipendenti 13, più due soci, gli spazi di lavoro 1.200 mq. Una volta sistemati i conti abbiamo investito in macchinari nuovi, sfruttando la Sabatini e l’Industria 4.0. Abbiamo chiuso il 2019 con un incremento del fatturato del 25% circa e, i primi due mesi del 2020, abbiamo avuto un incremento del 32%. A marzo abbiamo versato tutto il dovuto di Iva e Irpef, circa 24mila euro, la speranza di una riapertura, il senso dello Stato, ci ha fatto decidere di pagare tutto.A fine mese con azienda chiusa abbiamo pagato tutti i fornitori e gli stipendi di marzo.

Cosa succede con quest’ultimo decreto? La differenza con marzo, sta nel fatto che ad aprile fattureremo zero, e che buona parte dei nostri clienti ci hanno già avvisato che questo mese o non pagheranno, o lo faranno solo in parte. Noi eravamo una azienda virtuosa e per il bene comune ci è stato impedito di lavorare, e ora ci ritroviamo a essere morosi per imposizione statale. I miei dipendenti, 15 famiglie, tutti i dipendenti delle aziende private, le loro famiglie, non hanno nulla di diverso dai dipendenti della PA o da altri enti che, una volta finita l’emergenza rientreranno al loro posto senza conseguenze. Sono arrabbiato, molto. Capisco le difficoltà, capisco la novità, ma chi fa politica, chi governa ha il dovere di scelte chiare e congrue, non teoriche, accademiche, ma vicine a ciò che è la realtà economica di un Paese come l’Italia.Dott. Ciro Perino

Clienti Poste esclusi dall’aiuto
Ho rilevato un bar a febbraio. Un mese dopo è arrivato lo stop Covid. Ho un conto presso Poste Italiane. A oggi non posso chiedere un prestito garantito dallo Stato come specificato nel decreto perché gli unici istituti di credito abilitati sono quelli bancari e non quelli postali. Le banche consultate non aprono nuovi conti perché «dobbiamo pensare prima ai nostri clienti» . Chiedo a Gualtieri e al governo: Devo chiudere? Con il decreto liquidità chi ha un bilancio 2018 come il mio di 28mila euro potrà riceverne 7mila. Cosa ci fa un bar con 7mila di aiuto fino al marzo 2021?.
Maria Elsa Munoz

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