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Sos liquidità- Le richieste dei piccoli imprenditori: non c’è più tempo, le casse sono vuote

Sono artigiani, titolari di piccole e medie aziende. Alcuni con debiti pregressi che hanno già utilizzato i propri risparmi per far fronte al primo mese di chiusura e non riescono ad accedere ai fondi promessi dal governo attraverso le banche. La richiesta è di tutti è vogliamo chiarezza e date certe

di Luisanna Benfatto

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Sono artigiani, titolari di piccole e medie aziende. Alcuni con debiti pregressi che hanno già utilizzato i propri risparmi per far fronte al primo mese di chiusura e non riescono ad accedere ai fondi promessi dal governo attraverso le banche. La richiesta è di tutti è vogliamo chiarezza e date certe


4' di lettura

Chiarezza, procedure snelle e date certe. Sono queste le priorità espresse negli appelli giunti alla mail sosliquidita@ilsole24ore.com da parte di imprese e artigiani che vogliono accedere ai fondi istituiti del «Decreto liquidità». Molti hanno già utilizzato i risparmi personali per far fronte ai pagamenti di affitti, mutui e merce al primo mese di chiusura e sono sempre più preoccupati per la mancanza di risorse e prospettive. Il supporto del governo che dovrebbe garantire in tempi rapidi il finanziamento per tutte le attività in crisi non sembra nemmeno avviato sulla carta. La maggior parte di loro alla richiesta di avvio dell’iter della pratica burocratica non ha ancora ricevuto risposta dalle filiali .

Difficoltà allo sportello: risposte evasive e nessuna certezza sui tempi
Nonostante l’appello dell’11 aprile della Banca d’Italia che invitava le banche a compiere più sforzi nel rendere operative le misure varate, secondo alcune testimonianze, sono gli istituti di credito ancora non riescono a dare risposte complete al mondo produttivo. Lo racconta
Pierpaolo De Rossi un piccolo imprenditore che ha un'attività di ferramenta e ha bisogno di liquidità: «Ho provato a chiedere alla mia banca del decreto con garanzia dello stato ma ancora non sanno nulla». Gli fa eco Alessandro Ricevuto , fondatore di un brand di gioielleria in provincia di Napoli che realizza il 95% del fatturato in export, di cui 80% attraverso il canale online. Anche lui si è rivolto alla banca per chiedere il finanziamento al fondo ma la risposta ricevuta è stata che manca ancora l'ok di Bruxelles e che quindi il prestito è rinviato in attesa di istruzioni. Stessa situazione riscontrata da Paolo Corvini di Forlì titolare di un bar tabaccheria che, su consiglio del commercialista, ha contattato l’istituto di credito per fare richiesta dei 25mila euro . Anche in questo caso stessa risposta: «La responsabile mi ha detto che ancora non hanno nulla e alla mia richiesta di tempi mi ha detto non meno di 30 giorni!!!”». Identica la replica avuta dal proprio istituto di credito da un artigiano, Simone Romualdi, che opera nel settore della ristorazione take-away a Roma venerdì 10 aprile: «In assenza di indicazioni sulle procedure da seguire per istruire la pratica bisogna attendere e monitorare il sito web della banca».

La mancanza di un consulente
Diverso invece il problema di Benedetto Nifosi ceo di una azienda di Roma nel campo delle rinnovabili che si occupa di produzione di energia e commercializzazione di pannelli solari il cui principale cliente è una società bresciana che, a causa del coronavirus, ha sospeso ordini e pagamenti che si interroga e che conta crediti per 4 milioni: “«Che tipo di finanziamento posso chiedere per superare questo periodo? E con quale modalità?»

Piccoli imprenditori al nostra di partenza. E noi?
Un’altra incongruenza segnalateci da un piccolo imprenditore sono le condizioni per il prestito: «Se vale il merito creditizio e basta anche un ritardo nel pagamento anche di un finanziamento per non potere accedere a questo aiuto una platea gigante di piccole imprese è già fallita».  Altra situazione assurda viene segnalata da Maxim Simonov, piccolo artigiano, che ha appena aperto l'attività a Venezia: «Devo già far fronte a costi fissi (contributi, inail) ma non posso lavorare! Chi mi potrà dare un aiuto se non ho ancora iniziato?». Se lo chiede anche Alberto Altebrando: “Il fondo è anche per le nuove imprese?

Il peso dei debiti pregressi e la richiesta di un finanziamento a fondo perduto
A imporsi nelle richieste di aiuto c’è quella che manca nel decreto : un piccolo sostegno a fondo perduto finchè non si riparte. Lo chiede Giuseppe Muccitelli titolare di un’agenzia immobiliare con partita iva che ha fatto ricorso ai suoi risparmi per le spese vive, bollette, rate dei mutui ecc. e che ora non sa come andare avanti. La stessa instanza viene anche avanzata dalla società siciliana Ericelandia, proprietaria di un ristorante con annessa discoteca che aveva iniziato i lavori per la realizzazione di un parco acquatico da aprire a giugno. Con tutte le attività chiuse, un finanziamento già chiesto alle banche da rinegoziare, e nessuna prospettiva per l’apertura: “Come potremmo affrontare il mancato reddito senza un sostegno a fondo perduto visto che la nostra attivià è prevalentemente estiva?”. Anche il giovane imprenditore campano di 31 anni Piero Pisacreta titolare di una palestra la pensa così: “Non voglio e non posso indebitarmi ulteriormente il governo preveda un contributo una tantum a fondo perduto”.

Identica la situazione di Matteo Antolini amministratore e unico socio di una Srl la cui attività è una pasticceria con somministrazione cibo e bevande, in due sedi (tutte e due in affitto) e 14 dipendenti. Prima della serrata, racconta l’imprenditore l'azienda era in forte espansione ed era in grado di far fronte a diversi mutui e leasing. Ora anche ricorrendo a liquidità privata il titolare non è in grado di pagare spese per utenze, affitti e fornitori di merce deperibile ( già buttata) ma con scadenze a 60 giorni. “Delle tre banche con cui abbiamo rapporti sono una mi ha contattato per conoscere le mie esigenze senza però fornirici una risposta definitiva. Senza contare che la restituzione di questo prestito andrà fatta in 6 anni (un tempo corto a mio avviso), senza nessuna componente a fondo perduto e il tutto gravato da interessi.Ogni giorno che passa penso sia sempre più inevitabile il fallimento, sono sopravvissuto alla crisi del 2007 ma non penso di sopravvivere a questa”. Le piccole attività, concorda Felicia Marra, sono già tutte indebitate, “era meglio esonerare tutte le imprese o professionisti al di sotto dei 100.000€ di utili dalle tasse ( di qualunque tipo e natura) per tutto l'anno e per i prossimi 2 anni una flat-tax al 25%”. Lo conferma anche una lettera inviata da Antonio Sole di Confcommercio Nord Sardegna che ammette che nell’isola sono 30mila le aziende (che impiegano almeno 150mila addetti) già iscritte nella Centrale dei rischi interbancari che per poter accedere al nuovo finanziamento governativo dovranno passare da un’istruttoria bancaria con tempi lunghi e incerti. Ma molte, quando arriverà la risposta, saranno già chiuse.

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