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Sospetti di manipolazione sul mercato del nickel: un nuovo caso Sumitomo?

Un rally anomalo dei prezzi, punteggiato da fasi di volatilità impazzita e da movimenti di scorte sospetti hanno messo in allarme il London Metal Exchange, che ha avviato un’indagine – finora solo informale – per individuare eventuali reati. Per Citigroup potrebbe essere una replica del celebre scandalo Sumitomo, che quasi 25 anni fa sconvolse il mercato del rame

di Sissi Bellomo

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Un rally anomalo dei prezzi, punteggiato da fasi di volatilità impazzita e da movimenti di scorte sospetti hanno messo in allarme il London Metal Exchange, che ha avviato un’indagine – finora solo informale – per individuare eventuali reati. Per Citigroup potrebbe essere una replica del celebre scandalo Sumitomo, che quasi 25 anni fa sconvolse il mercato del rame


3' di lettura

Il nickel potrebbe essere oggetto di manipolazioni simili a quelle del celebre «scandalo Sumitomo», che quasi 25 anni fa sconvolse il mercato del rame. Un rally anomalo dei prezzi, punteggiato da fasi di volatilità impazzita e da movimenti di scorte sospetti hanno messo in allarme il London Metal Exchange (Lme), che ha avviato un’indagine – finora solo informale – per vederci più chiaro.

La borsa, che sta sondando gli operatori sulle attività condotte per conto dei clienti, sospetta che qualcuno possa aver provocato uno «squeeze» o che ci siano «altre forme di abuso o turbativa di mercato».

A rievocare il caso Sumitomo (forse allertando il Lme) era stata pochi giorni fa Citigroup, che in un rapporto si era chiesta se per il nickel fosse arrivato un «momento Hamanaka». Ci sarebbe infatti uno scollamento tra il mercato fisico e quello dei futures molto simile a quello che si era verificato per il rame nel 1995, prima che venisse alla luce la vicenda del trader giapponese protagonista di una delle speculazioni illegali più spericolate della storia.

Lavorando alle dipendenze di Sumitomo Yasuho Hamanaka era arrivato a controllare il 5% del mercato globale del rame (e dunque a influenzarne il prezzo), attraverso un enorme accumulo di metallo fisico e di contratti derivati. A far saltare il banco fu un aumento dell’offerta mineraria che Hamanaka non aveva previsto e che lo costrinse a costose ricoperture. Finì in carcere per otto anni, mentre Sumitomo subì una perdita di 2,6 miliardi di dollari.

A insospettire gli analisti di Citi è il contrasto tra i segnali di debolezza che arrivano dal mercato fisico del nickel e la situazione all’Lme , dove tutto sembra invece suggerire un’estrema scarsità di metallo. Le quotazioni non solo hanno guadagnato oltre il 60% quest’anno, raggiungendo un picco di 18.850 dollari per tonnellata a settembre, un record da 5 anni, ma fino a pochi giorni fa erano anche in forte backwardation: le consegne a pronti sono arrivate a valere 240 $ in più rispetto a quelle a tre mesi, il massimo da 12 anni, mentre le scorte nei magazzini di borsa venivano letteralmente prosciugate, dimezzando nel giro di un mese fino a crollare sotto 84mila tonnellate.

La maggior parte degli analisti ha attribuito la fame di nickel alla prossima restrizione dell’export da parte dell’Indonesia, che è stata anticipata a gennaio 2020. Qualcuno individua un fattore rialzista anche nell’aspettativa di maggiori consumi per le batterie in futuro, legati al diffondersi dell’auto elettrica. Ma Citi non può fare a meno di notare che oggi i premi per acquistare metallo fisico (sovrappiù sulle quotazioni Lme) sono crollati ovunque: in Cina addirittura sono andati in negativo per 50-100 dollari, una cosa che non si era mai verificata prima e che in generale è rarissima per i metalli, osserva la banca.

Se davvero ci fosse scarsità di nickel i premi salirebbero o come minimo rimarrebbero stabili, afferma Citi, convinta che ci sia un’alta probabilità di un’inversione di rotta delle quotazioni al Lme.

Sul mercato c’è già stato qualche scossone, di cui la borsa londinese è preoccupata. Le richieste di informazioni inoltrate agli operatori si focalizzano, secondo fonti Reuters, anche sulla seduta di lunedì 14 ottobre, quando poco prima della chiusura delle grida forti vendite hanno fatto crollare del 5% il nickel nel giro di pochi minuti, mentre acquisti ancora più ingenti poco dopo sulla piattaforma elettronica hanno cancellato il ribasso.

L’Lme ha anche puntato il faro sugli strani movimenti delle scorte di borsa: il rapido crollo, che almeno in parte potrebbe essere attribuito al ritiro di metallo da parte di Tsingshan, gigante cinese dell’acciaio inox che si diceva fosse rimasto a corto di nickel l’estate scorsa. Ma di recente hanno cominciato ad esserci anche improvvise, grandi consegne: forse nickel che sta uscendo dai magazzini doganali cinesi, ora che a Shanghai il prezzo più basso che a Londra.

Anche questa in fin dei conti potrebbe essere una forma di speculazione. Si possono guadagnare dai 20 ai 50 dollari per tonnellata acquistando nickel dalle zone franche in Cina per consegnarlo al London Metal Exchange a fronte di contratti per consegna ottobre o novembre, raccontano fonti Bloomberg.

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