L’inchiesta sui commercialisti della lega

Sostegni prestanome di professione: 50 società nella sua galassia

I passaggi illogici dell’acquisizione dell’immobile di Cormano da parte della società regionale Lombardia Film Commission - Le richieste di chiarimento del Comune di Milano

di Sara Monaci

4' di lettura

Una galassia di oltre cinquanta società, che vanno dal settore immobiliare a quello dell’alimentare passando per l’edilizia. Sono le attività, spesso in difficoltà, di cui si occupava Luca Sostegni, il liquidatore scelto dalla società Paloschi srl, in stato prefallimentare, proprietaria del capannone di Cormano (Milano) ceduto per 800mila euro alla Lombardia Film Commission, la fondazione controllata da Regione Lombardia e Comune di Milano, presieduta all’epoca dell’operazione - tra fine 2016 e inizio 2017 - da Alberto Di Rubba, ex revisore dei conti della Lega, uno dei commercialisti del partito già indagato dalla procura di Bergamo.

Lo schema delle liquidazioni

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Sostegni, fermato dalla Gdf di Milano mentre stava scappando in Brasile la scorsa settimana (e oggi in carcere in custodia cautelare a San Vittore), avrebbe un numero incomprensibile di attività parallele, secondo gli inquirenti di Milano. Una sorta di “liquidatore” di professione, più probabilmente un prestanome, su cui si sta indagando per capire se ci fosse uno schema uguale per gestire le diverse attività: vendita finta per sottrarre fondi al fisco, ricerca di società che potessero rilevare le proprietà con denaro pubblico gonfiando il prezzo, distribuzione di “parcelle” ad un ristretto gruppo di persone. Questa teoria andrà approfondità. Al momento i riscontri sarebbero arrivati dalla New Quien.

Che ci fosse uno schema fisso lo lascia pensare anche l’intercettazione tra Sostegni e Michele Scillieri, l’altro commercialista indagato, nella cui sede a Milano era stata registrata e domiciliata l’associazione “Lega per Salvini Premier”. «Io innesco una serie di situazioni che io non lo so dove si va a finire perché poi da questa si va alle cantine, le cantine si va al capannone, dal capannone si va alla fondazione, dalla fondazione si va alla Fidirev, ai versamenti..si va a tutto, io per 30mila euro non so se vale la pensa far tutto sto casino». Lo diceva con toni ricattatori, perché Sostegni chiedeva ai commercialisti denaro in cambio del silenzio (il che fa pensare non ad un professionista liquidatore bensì ad un prestanome). E infatti è accusato, oltre che di sottrazione fraudolenta, anche di peculato (per via del denaro pubblico uscito dalle casse regionali) e estorsione.

I passaggi “insensati”

La Fidirev era la società che controllava la Fiduciaria Partecipazioni, a sua volta a capo della Andromeda, la società che ha finalizzato la compravendita. Su cui però c’è da precisare un aspetto: la Andromeda i soldi alla Paloschi, da cui ha rilevato l’immobile, non li ha mai versati. Il prezzo pattuito di 400mila euro si è dimostrato di fatto fittizio, perché gli assegni non sono stati versati. Da capire se la Paloschi sia stata frodata o se ci fosse un accordo. I soldi al fisco comunque non sono mai arrivati.

Inoltre, un altro aspetto da precisare - rilevante nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco - è la ristrutturazione che doveva essere inclusa nel prezzo (800mila euro) richiesto alla Lombardia Film Commission. Il pagamento invece in parte è stato sostenuto dalla Andromeda (200 milioni), in parte dalla stessa Film Commission (71 milioni). In teoria doveva essere sostenuto tutto dalla Andromeda, che chiedeva formalmente il doppio della cifra a cui aveva rilevato l’immobile proprio per i lavori che avrebbe dovuto sostenere.

I lavori sono stati effettivamente realizzati, e l’immobile è diventato un cine-porto, con lavori realizzati dalla Barachetti service. Barachetti è molto legato a Di Rubba e a Andrea Manzoni, l’altro commercialista indagato nelle vicenda e, si legge nelle carte dell’inchiesta, «al mondo della Lega, e il suo ruolo in questa vicenda non è stato chiarito del tutto». Proprio il nucleo tributario della Gdf di Milano sottolinea che la Barachetti service è stata «pagata direttamente dalla Fondazione Lombardia Film Commission e non da chi aveva ceduto l’immobile, che si era obbigato a ristrutturare».

Inoltre dalla Andromeda sono usciti 30mila euro (su 133.550 intascati) per Fabio Barbarossa atitolo di compenso per amministratore unico. Tutti questi passaggi non sembrano a prima vista logici dal punto di vista commerciale.

Le perizie e le richieste del Comune

I sospetti del resto erano già venuti anche ad altri soggetti. Secondo Michaela Guenzi, responsabile organizzativo della fondazione, lo stato dell’immobile di Cormano non era soddisfacente. Giuseppe Farinotti, che subentra a Di Rubba nella carica di presidente della stessa fondazione e che firma l’atto definitivo, spiega al telefono che si tratta di «una roba brutta..c’era un pregresso antipatico...». Farinotti, spiegano gli investigatori «non si sentiva rassicurato dalla perizia dell’architetto Federico Giacomo Arnaboldi.

Anche il Comune di Milano continuava a sollevare dubbi sull’operazione. Cerca di fugarli l’avvocato Alessio Gennari, componente unico dell’organismo di Vigilanza della fondazione, il quale, nel rispondere alla consigliera comunale Paola Dubini «si arrampica sugli specchi per giustificare il pagamento dell’intero importo del prezzo dell’immobile in sede di preliminare», scrivono ancora i finanzieri, che sottolianno come «Gennari è legato da rapporti patrimoniali a società di cui Manzoni e Di Rubba sono amministratori-liquidatori-soci».

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