verso il g7

Sostenibilità: 32 aziende siglano il «Fashion Pact» per la difesa dell’ambiente

Il patto mette nero su bianco la volontà di un sforzo comune e di aumentare la collaborazione tra aziende private e stati nazionali. L’alleanza è stata voluta dal presidente francese Macron che ha affidato a François-Henri Pinault (Kering) il compito di riunire i big player del settore. Molti gli italiani, da Armani a Zegna passando per Prada e Ferragamo

di Marta Casadei


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3' di lettura

Mentre le immagini della Foresta amazzonica in fiamme fanno il giro del mondo, mentre il Malizia II con a bordo Greta Thunberg sta attraversando l’Atlantico utilizzando solo energia solare per mandare un segnale forte durante quella che è stata (finora) l’estate più calda dal 1800, l a moda si compatta per la difesa dell’ambiente. Al di là degli interessi particolari e anche dei confini nazionali.

Trentadue aziende internazionali, dal lusso al fast fashion, dal tessile alla distribuzione, hanno siglato il primo Fashion Pact condividendo una serie di obiettivi che ruotano attorno a tre temi chiave: arrestare il riscaldamento globale; ripristinare la biodiversità; proteggere gli oceani.

L’annuncio arriva alla vigilia del G7 in calendario dal 24 al 26 agosto, con la delegazione dei rappresentanti delle 32 aziende che è stata ricevuta oggi dal presidente francese Emmanuel Macron. Era stato proprio il titolare dell’Eliseo ad affidare a François-Henri Pinault, presidente e ceo del gruppo Kering ( in prima linea sul fronte sostenibilità) il compito di riunire i big player del settore in questo patto, per rafforzare l’impegno comune nella protezione del pianeta. Perché? «L’industria della moda è una delle più grandi, più dinamiche e più influenti al mondo, con un giro d’affari annuo di 1,5 trilioni di dollari. Ed è uno dei settori industriali con l’impatto più pesante: proprio per questo dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano nel “salto” verso un futuro più sostenibile», si legge nel documento stesso.

La “chiamata alle armi” da parte del ceo del gruppo Kering ha avuto successo, coinvolgendo 32 realtà diverse tra loro per segmento di business e paese di provenienza: Adidas, Burberry, Bestseller, Capri Holdings Limited (Versace, Michael Kors, Jimmy Choo), Chanel, Ermenegildo Zegna, Carrefoyr, Everybody &Everyone, Fashion3, Fung Group, Galeries Lafayette, Gap, Giorgio Armani, H&M Group, Hermes, Inditex, Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada Group, Ralph Lauren, Puma, Pvh (Calvin Klein, Tommy Hilfiger), Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges Group, Stella McCartney, Tapestry.

Le aziende italiane, in questo elenco, non potevano mancare: «La nostra adesione al Fashion Pact - ha commentato Carlo Mazzi, presidente di Prada Spa - è la naturale prosecuzione dell’impegno, in tema di sostenibilità, già da tempo profuso dal Gruppo Prada con iniziative in campo ecologico, culturale e sociale. L’attuale possibilità di condividere tali obiettivi con altre grandi aziende del settore costituisce una concreta speranza di poter ottenere un risultato positivo in un compito che nessuno da solo potrebbe assolvere». Pochi mesi fa, al Luxury Summit del Sole 24 Ore, proprio il presidente del gruppo Prada aveva confermato che l’azienda dal 2021 impiegherà solo nylon rigenerato.

Tra le 32 aziende c’è anche Ferragamo, che fino a marzo 2020 ospiterà al Museo Ferragamo di Firenze la mostra “Sustainable thinking” proprio a sottolineare l’importanza del tema: «Per la prima volta diversi importanti attori del settore della moda potranno unire le proprie forze per affrontare in modo concreto le principali sfide ambientali del nostro secolo - ha commentato Ferruccio Ferragamo, presidente - Soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri è una grande sfida che ci deve vedere tutti coinvolti».

Un’altra realtà italiana che da oggi è nell’alleanza per la difesa dell’ambiente è Moncler: «Il valore delle collaborazioni e dell’energia generata da esperienze diverse con obiettivi comuni, è qualcosa in cui credo molto, da sempre. E non solo in ambito creativo - ha commentato Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato -. Da molti anni in Moncler ci impegniamo per uno sviluppo responsabile e sostenibile. Un percorso che ci porta ogni giorno a riflettere sulla portata delle nostre decisioni e a cercare con determinazione soluzioni e risposte che a volte ancora non abbiamo».

Gli obiettivi del Fashion Pact - che è aperto anche ad altre aziende - si basano su quelli dell’iniziativa Science-Based Target (SBT1) : l’idea è quella di rafforzare la collaborazione tra le società private e gli stati nazionali per affrontare le sfide ambientali contemporanee e future.

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