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Sostenibilità, arriva il bollino verde su fondi comuni e conti correnti

È quanto studiano a Bruxelles, riadattando per gli strumenti finanziari l’Ecolabel. Pronta una bozza con una serie di soglie per fondi azionari, obbligazionari e bilanciati.

di Vitaliano D'Angerio


Rapporto imprese e investitori più virtuoso grazie a criteri Esg

2' di lettura

Un bollino verde per fondi comuni di investimento e i conti correnti. È quanto stanno studiando i tecnici nominati dalla Commissione europea, riadattando per gli strumenti finanziari l’Ecolabel. È pronta una bozza (Jrc Technical Report) con una serie di soglie per fondi azionari, obbligazionari e bilanciati. Ma le associazioni dei consumatori e le Ong, secondo indiscrezioni, sarebbero già sul piede di guerra: se venissero applicate quelle soglie, si arriverebbe al paradosso di avere fino all’80% di asset non-green in un fondo azionario con il bollino verde.

Le soglie provvisorie

C’è subito da chiarire che la certificazione sarà rilasciata su base volontaria. Ovvio che i prodotti finanziari certificati come green avranno un impatto comunicativo sui risparmiatori ben diverso dagli altri. I fondi azionari che potranno fregiarsi dell’Ecolabel, secondo questa prima bozza, dovranno avere il 60% del portafoglio investito nel seguente modo: 1) almeno il 20% in aziende che hanno il 50% dei ricavi proveniente da attività green secondo quanto stabilito dalla tassonomia (classificazione) europea; 2) il restante (0-40%) potrebbe essere investito in aziende i cui ricavi discendono tra il 20 e il 49% da attività non green.

Il restante 40% del portafoglio potrebbe finire invece in società con meno del 20% di fatturato derivante da attività green. Da qui il paradosso segnalato prima che ha fatto storcere il naso a consumatori e Ong.

Obbligazionari e bilanciati
Più netta la divisione per i fondi obbligazionari: il 70% del portafoglio dovrà essere composto da Eu green bond, ovvero obbligazioni verdi allineate ai parametri della tassonomia europea. Standard che si differenziano (non di tanto) da quelli seguiti al momento nel mondo ovvero i Green Bond Principles dell’Icma, l’associazione internazionale dei mercati di capitali.

I bilanciati dovranno essere un mix tra i due portafogli così come definiti per azionari e obbligazionari.

Le esclusioni

Come cappello a tutte queste soglie e percentuali, vi sono i criteri di esclusione, ovvero i settori comunque da eliminare da tutti i portafogli dei fondi che vorranno utilizzare il bollino verde. Fra i comparti da non inserire, la bozza prevede per esempio, l’esplorazione, estrazione e raffinazione di carburanti fossili. Altra novità importante da segnalare in ambito obbligazionario è l’esclusione dal portafoglio dei bond di quei Stati che non hanno ratificato il Trattato di Parigi sul climate change: visto il ritiro degli States dall’accordo, in teoria e se venisse approvata la bozza, i fondi obbligazionari con il bollino verde non potrebbero quindi investire in T-Bond Usa.

Novità sui conti correnti verdi
Un’altra delle novità previste nella bozza e che anche Ong e consumatori vedono con favore sono i cosiddetti conti correnti green. «Almeno il 70% – si legge nel documento in pagina 94 – del valore totale dei depositi (green, ndr) deve essere usato per realizzare finanziamenti green e/o investire in green bond». Quindi chi aprirà un conto corrente potrà chiedere alla propria banca di vincolare i soldi a finanziamenti che abbiano una ricaduta sull’ambiente.

Una vera rivoluzione sta dunque per arrivare. Ecolabel e tassonomia, almeno per la parte green, saranno approvati entro dicembre. A marzo ci sarà la prossima riunione dei tecnici. Si prevedono modifiche.

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