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Sostenibilità, artigianato e hi-tech: dopo la Cina rotta sulla Corea

Piano di 5 anni per ridurre l'impatto ambientale e crescere all'estero

di Giovanna Mancini


1' di lettura

Il futuro di Moroso, nella visione del suo nuovo ceo e direttore generale, Damir Eskerica, si gioca su tre fronti: sostenibilità, artigianalità e tecnologia. Sostenibilità come valore di vita e non solo come opportunità di mercato, ovvero investimenti per migliorare l’impatto ecologico produzione e il benessere dei lavoratori. L’azienda - 140 dipendenti diretti tra Italia, Uk e Usa e un fatturato di circa 30 milioni nel 2018 – ha avviato un piano quinquennale per rendere il più possibile sostenibili i processi produttivi e i prodotti stessi. Un percorso reso possibile anche grazie alle nuove tecnologie, che sono un altro grande driver di sviluppo. Ma al centro di tutto resta l’artigiano, che ancora oggi con la sua manualità riesce a dare un valore aggiunto ai prodotti Moroso. «L’azienda è un grande artigiano complesso, che unisce i valori dell’artigianalità di una volta con la tecnologia più moderna» spiega il ceo L’azienda investe ogni anno circa il 5% dei ricavi in ricerca &sviluppo e nuovi macchinari.

Fondamentale è l’internazionalizzazione: con una quota export dell’80%, Moroso presidia tutti i mercati, con particolare attenzione a Regno Unito e Stati Uniti, dove ha anche due filiali commerciali. Un mercato in grandissima crescita è la Cina, dove l’azienda ha un resident manager che gestisce il mercato asiatico. La rete distributiva nel mondo comprende anche sei flagship store (a Milano, Londra, New York, Colonia, Ghent e Amsterdam), otto store in Cina tra flagship e shop-in-shop; altri due monomarca sono a Ho Chi Minh City e Seoul (in apertura a Febbraio 2020).

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