bilancio sociale

Sostenibilità, bene le banche a Sud

Le stime RmStudio di Palermo sull'applicazione del decreto 254 del 2016

di Nino Amadore


2' di lettura

Le banche italiane fanno passi avanti nella dichiarazione non finanziaria resa obbligatoria con il decreto legislativo 254/2016. Ma resta ancora molto da fare in ambiti importanti e delicati che riguardano la collettività, l’ambiente e la corruzione.  Fa eccezione il Mezzogiorno dove le sei banche obbligate per legge a fare la dichiarazione mostrano un’attenzione molto alta alla sostenibilità e all’aspetto sociale. Non solo: mostrano la loro vocazione naturale alla sostenibilità e al territorio, anche se hanno margini di miglioramento sotto il profilo delle procedure.

Lo registra la survey condotta per il secondo anno consecutivo da RmStudio, lo studio di consulenza palermitano che fa capo a Raffaele Mazzeo, a margine dell’esame di un gruppo ristretto di istituti creditizi. Il campione esaminato è formato da nove banche suddivise in tre macro-categorie dimensionali.

La dichiarazione non finanziaria è in pratica il bilancio annuale che rendiconta le attività svolte dalle banche nell’ambito sociale e quelle a favore dell’ambiente, della diversità, dei dipendenti e dei diritti umani e quelle per combattere la corruzione. Secondo lo studio nell’esercizio 2018 rispetto all’anno precedente è aumentato il numero di indicatori di misurazione non finanziaria passati da 336 a 350 (gli ambiti che presentano meno indicatori risultano ancora quelli relativi ai diritti umani e alla corruzione) e sono aumentate anche le pagine pubblicate dalle banche passate da 936 a 1.280. Il livello di evoluzione del processo migliora dal 63% al 72 per cento. «Un importante segnale di miglioramento rispetto all’esercizio precedente si è riscontrato nell’accessibilità e nella visibilità delle dichiarazioni non finanziarie nei siti delle banche - spiega Mazzeo -. Questo ultimo punto denota concretamente una maggiore attenzione al tema e alla comunicazione verso l’esterno»

Su questo fronte c’è da registrare le difficoltà a rispettare tutti i criteri degli istituti più piccoli. Le banche piccole e medie utilizzano in media metà degli indicatori e sono risultate non pienamente adeguate nella rendicontazione della gestione dei rischi non finanziari. In generale c’è da registrare la grande attenzione delle banche ai propri dipendenti: il 53% del valore generato nel 2018 è stato distribuito ai dipendenti. «Si desume - spiega Mazzeo - che le macchine e la digitalizzazione dei canali e servizi non hanno generato ancora rilevanti effetti di sostituzione dell’uomo» Cresce anche il peso dei fornitori « a causa della trasformazione dell’industria finanziaria» si legge nello studio: ai fornitori viene assegnato il 22% del valore generato nel 2018. Ciò «conferma l’allungamento della filiera del settore - dice Mazzeo - che vede nuovi soggetti specializzati e il ricorso all’outsourcing». Veniamo ora alle note dolenti: solo lo 0,5% del valore generato nel 2018 verso l’esterno è andato alla collettività e all’ambiente. In questo caso Mazzeo mette in guardia:«A breve sarà emanata la normativa di vigilanza che includerà i rischi legati al cambiamento climatico ».

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