ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Giorgio Gori

«Sostenibilità e coesione Così la città diventa più vivibile e attrattiva»

Sindaco di Bergamo

di Giovanna Mancini

Primo cittadino. Giorgio Gori, 63 anni, è dal 2014 sindaco di Bergamo

3' di lettura

«Con il nuovo progetto di Porta Sud non immaginiamo, come si è fatto in passato, un terzo centro della città: Bergamo ha già la caratteristica anomala di averne due e, mi creda, già tenerne assieme due è una cosa complicata». Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ha da poco presentato il nuovo Piano di Governo del Territorio (Pgt) redatto dalla sua Giunta, a dieci anni da quello precedente, all’interno del quale rientra anche il progetto di Bergamo Porta Sud.

Come si inserisce il progetto nel quadro del nuovo Pgt?

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Porta Sud diventa l’estensione della Bergamo novecentesca, che finalmente supera la barriera dei binari che l’hanno cinta, ma anche ostacolata, nel suo sviluppo. Recupera un’estesa area dismessa, ne rigenera i suoli e lo fa riducendo del 35% circa la superficie edificabile prevista nel progetto inserito all’interno del Pgt del 2010, guadagnando una fattibilità rispetto a quel piano che, non a caso, non si è mai realizzato. Abbiamo lavorato tutti con grande pragmatismo, soggetti pubblici e soggetti privati, cercando un equilibrio che dia sostenibilità al progetto, che sia funzionale alla ristrutturazione e riqualificazione del polo intermodale e che restituisca alla città significative prestazioni pubbliche.

Qual è la visione che sta dietro al Pgt redatto dalla sua giunta?

Quella di una città che cresce trasformando se stessa. Non c’è più una proiezione di estensione fisica, che in passato si è realizzata consumando terreni, ma un’opera di rigenerazione del centro abitato e la riduzione della edificabilità. La sostenibilità è una delle chiavi. Stiamo investendo sulla decarbonizzazione, sulle aree verdi, sulla mobilità verde e le energie rinnovabili. La seconda chiave è l’attrattività: come tutte le città italiane, anche Bergamo affronta un tema di possibile declino demografico e ambisce a mitigare questa dinamica rendendosi attrattiva per una popolazione più giovane, su cui c’è una competizione tra territori. Occorre innalzare la qualità della vita, offrendo una città vivace culturalmente, migliore dal punto di vista ambientale, con meno traffico, più servizi, maggiori requisiti di inclusione sociale.

La coesione sociale è un altro elemento di trasformazione?

In uno scenario in cui cresce la popolazione anziana e la composizione del tessuto sociale tende a frammentarsi, è importante che la struttura della città sia molto coesa, Perciò abbiamo investito molto sulla dimensione dei quartieri, sul decentramento dei servizi, in una città che ha il vantaggio di essere già piccola e compatta, con i suoi 40 km quadrati di superficie. Abbiamo 23 quartieri e riteniamo che la loro dimensione sia funzionale a costruire una rete di relazioni in cui i residenti si sentano parte di un insieme e quindi meno soli. Anche questo concorre a migliorare la qualità della vita.

Ci sono le risorse per fare tutto questo?

Abbiamo sfruttato al massimo le possibilità di intercettare le risorse spalmate nelle varie missioni in cui il Pnrr è articolato, principalmente quelle che riguardano la rivoluzione verde, la transizione ecologica e l’inclusione e coesione sociale. La città riceve 169 milioni di euro dal Pnrr, a cui si sommano alcune quote di altre opere già finanziate, che però il governo ha deciso di poggiare sul Piano, per un totale di 363 milioni di euro in arrivo sulla città dal Pnrr. Se consideriamo anche gli investimenti fatti da soggetti privati, incoraggiati in questi anni dal fatto che abbiamo tenuto sostenuto il ciclo di investimenti pubblici, la somma raggiunge i 494 milioni.

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